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Dalio e Gundlach avvertono: sotto il rumore di Washington, il pavimento americano è pieno di crepe

Dalio e Gundlach avvertono: sotto il rumore di Washington, il pavimento americano è pieno di crepe

Due dei più influenti gestori di Wall Street lanciano segnali di allarme sul debito pubblico e sulla tenuta del sistema USA. Le loro posizioni convergono su un punto: qualcosa di strutturale si sta incrinando.

Mentre l’attenzione dei mercati rimane incollata alle mosse della Casa Bianca, due voci tra le più autorevoli della finanza globale ricordano che il problema americano è più profondo di qualsiasi dichiarazione presidenziale.

Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, in un’intervista al podcast del New York Times ha parlato di una fase di “grande turbolenza” destinata a durare anni. A guidarla, secondo Dalio, sono forze strutturali che si sommano: deficit pubblici fuori controllo, disuguaglianze crescenti, polarizzazione politica, ridefinizione dell’ordine geopolitico globale e disruption dell’intelligenza artificiale. Il suo consiglio agli investitori è tenere tra il 5% e il 15% del portafoglio in oro, perché “in tutti i periodi simili della storia, le valute fiat scendono e l’oro sale.”

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Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un angolo più tecnico, si è espresso Jeffrey Gundlach, CEO di DoubleLine Capital, in un’intervista a Bloomberg. Gundlach ha rivelato di aver già riposizionato parte dei suoi fondi per uno scenario estremo: una ristrutturazione unilaterale del debito americano, con il governo che abbassa forzatamente le cedole sui Treasury in circolazione per ridurre la spesa per interessi. Una probabilità bassa — lui stesso la esclude dal 30% — ma sufficiente a giustificare una copertura. Il debito pubblico USA ha superato i 31 trilioni di dollari, con una spesa annua per interessi che si avvicina ai 3 trilioni.

Scenari diversi, linguaggi diversi, stessa sostanza: gli Stati Uniti stanno camminando su un terreno fragile, e i mercati faranno bene a non confondere il rumore con la solidità.

Foto di Pexels

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