Petrolio. Tra cali di domanda e di produzione rimane l’incognita prezzo.

Il petrolio continua ad essere una delle variabili più sfuggenti degli ultimi mesi sui mercati finanziari. Dopo il robusto recupero dai minimi di fine 2018 si è passati ad una fase di stand by. Tra domanda in calo e dubbi sulla produzione.

Le quotazioni del petrolio sono strettamente legate alle dinamiche, piuttosto vivaci al momento, di domanda ed offerta. Dal lato della domanda va semplicemente annotato come, in uno scenario di rallentamento globale, la richiesta di greggio tenda naturalmente a diminuire. A pesare è soprattutto il rallentamento cinese visto che il colosso asiatico è, dal 2017, il primo importatore di petrolio al mondo. Segnali contrastanti vengono dagli USA dove l’andamento delle scorte ed i dati sugli impianti estrattivi segnalano prevalentemente una potenziale fase di fiacca.

Ma è dal lato dell’offerta che le cose si complicano e di molto. L’OPEC, intrapresa la strada del taglio della produzione per sostenere i prezzi, sembra intenzionata a continuare la stretta (a giugno la nuova decisione), con l’Arabia Saudita e la Russia alleate in questa strategia. Dall’altro lato c’è la politica di Trump, che mira a “togliere” dal mercato clienti scomodi come l’Iran (sanzioni) ed il Venezuela di Maduro, assumendo, nel frattempo, un atteggiamento “destabilizzatore” sulla Libia (il via libera ad Haftar) e spingendo sull’Arabia Saudita per un aumento della produzione (con l’intento di tenere i prezzi abbastanza bassi da accontentare i petrolieri US ed i cittadini alla pompa di rifornimento). Bank of America, in una recente nota, sottolinea come le vicende che ruotano attorno alla produzione del petrolio rischiano di portare ad un mercato sempre meno fornito.

Sul fronte dei prezzi c’è da notare l’irrobustimento di un fenomeno noto come backwardation e che, in parole semplici, consiste nella presenza di un prezzo spot o quello della scadenza più ravvicinata superiore rispetto al prezzo dei contratti con scadenze più lunghe. In pratica gli operatori sono disposti a pagare di più una fornitura a breve rispetto ad una fornitura più in la nel tempo. Per questo motivo la backwardation viene considerata segnale di un mercato poco fornito o a rischio di repentini cali di produzione.

In questo complicatissimo scenario è difficile stabilire quali possano essere le possibili evoluzioni del prezzo del greggio. Si è passati dal rievocare il rischio del barile a 100 dollari all’ipotesi, attualmente la più quotata, di una permanenza dei prezzi del greggio tra i 60 ed i 70 dollari al barile.

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