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Petrolio: tra tensioni geopolitiche e prospettive di surplus, il quadro dell’IEA per il 2026

L’ultimo Oil Market Report dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) mostra prospettive non esaltanti per il petrolio nel 2026. Nonostante i recenti aumenti del prezzo, la domanda continua ad essere debole e il surplus di offerta è visto toccare i 3,7 milioni di barili al giorno.

Il mercato petrolifero si presenta in questi giorni di febbraio con quotazioni del WTI che oscillano intorno ai 64 dollari al barile, sostenute da un mix di fattori che vedono da un lato le interruzioni produttive legate al maltempo in Nord America e dall’altro le crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Dopo aver toccato picchi superiori ai 70 dollari nella fase finale di gennaio, i prezzi hanno registrato un leggero ripiegamento, mantenendosi comunque su livelli più elevati rispetto alla media degli ultimi mesi del 2025.

In questo contesto, l’ultimo Oil Market Report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia dipinge uno scenario che, al di là delle fibrillazioni di breve periodo, punta verso un progressivo ammorbidimento delle quotazioni nel corso dell’anno. Secondo le analisi dell’IEA, la domanda globale di petrolio dovrebbe crescere di appena 850.000 barili al giorno nel 2026, un dato rivisto al ribasso rispetto alle stime del mese precedente proprio a causa del rialzo dei prezzi registrato a gennaio, che tende a comprimere la domanda. Si tratta di un incremento modesto, interamente trainato dalle economie non-OCSE con la Cina in posizione di leadership, mentre i paesi sviluppati continuano a mostrare segnali di stagnazione nei consumi.

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Sul fronte dell’offerta, il quadro si presenta decisamente più dinamico. Nonostante il crollo produttivo di 1,2 milioni di barili al giorno registrato a gennaio – dovuto principalmente alle tempeste invernali che hanno colpito il Nord America e ai problemi operativi in Kazakhstan – l’IEA prevede una rapida ripresa della produzione nei prossimi mesi. Le stime parlano di un aumento complessivo dell’offerta globale di 2,4 milioni di barili al giorno nel 2026, portando la produzione totale a 108,6 milioni di barili giornalieri, con una crescita equamente distribuita tra produttori OPEC+ e non-OPEC+.

È proprio questo disallineamento tra domanda e offerta a generare il cuore delle previsioni dell’agenzia parigina: un surplus di mercato significativo, quantificabile in circa 3,7 milioni di barili al giorno. Le scorte globali sono già cresciute di 477 milioni di barili nel 2025, un livello straordinario non visto dai tempi della pandemia, con accumuli consistenti sia nelle riserve strategiche cinesi sia nel petrolio trasportato via mare, di cui una quota rilevante relativa al greggio sottoposto a sanzioni. Questo surplus strutturale rappresenta, secondo l’IEA, il principale fattore di pressione al ribasso sui prezzi per il corso dell’anno.

Le prospettive dell’Agenzia Internazionale dell’Energia trovano parziale conferma nelle previsioni dell’Energy Information Administration statunitense, che si attende un Brent medio di 58 dollari al barile per il 2026, con una ulteriore discesa a 53 dollari nel 2027. L’EIA sottolinea come, nonostante le tensioni geopolitiche di breve termine, la fondamentale dinamica di surplus determinerà un accumulo continuo di scorte che spingerà i prezzi verso il basso.

Un quadro sensibilmente diverso emerge invece dalle proiezioni dell’OPEC, che mantiene una visione decisamente più ottimistica. L’organizzazione dei paesi esportatori prevede una crescita della domanda di 1,38 milioni di barili al giorno nel 2026, quasi il doppio delle stime IEA, sostenuta da una ripresa del settore petrolchimico, dalla mobilità straordinaria e dall’attività industriale nei paesi emergenti. Questa divergenza non è solo tecnica ma riflette visioni strategiche profondamente diverse sul futuro del mercato energetico globale.

Nel complesso, il mercato del petrolio si trova a navigare tra spinte contrastanti: da una parte le tensioni geopolitiche, i tagli produttivi OPEC+ e la domanda di stoccaggio strategico cinese forniscono elementi di sostegno ai prezzi; dall’altra, la crescente offerta da Stati Uniti, Brasile e Canada, unita a una domanda che fatica ad accelerare, configurano uno scenario di abbondanza. La partita si giocherà probabilmente sulla capacità dell’OPEC+ di gestire con disciplina i propri livelli produttivi e sulla reale evoluzione della domanda cinese, fattori che potrebbero far pendere l’ago della bilancia in una direzione o nell’altra nei mesi a venire.

Foto di Mike

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