Sfondo scuro Sfondo chiaro
Stati Uniti, inflazione scende oltre la attese a gennaio 2026 con marcato base effect
Settimana economica (dal 9 al 14 febbraio 2026): altro monito di Draghi, sui dazi USA qualcosa si muove e in Vaticano torna l’indice (finanziario)
Petrolio: tra tensioni geopolitiche e prospettive di surplus, il quadro dell'IEA per il 2026

Settimana economica (dal 9 al 14 febbraio 2026): altro monito di Draghi, sui dazi USA qualcosa si muove e in Vaticano torna l’indice (finanziario)

La settimana economica 9-14 febbraio 2026, dominata dai dati macro degli Stati Uniti, ha registrato movimenti sui dazi, un monito di Mario Draghi e l’arrivo degli indici in Vaticano

La settimana economica dal 9 al 14 febbraio è stata dominata dalle turbolenze dei mercati finanziari e dai numeri dell’economica statunitense, ma sottotraccia si sono registrati movimenti interessanti sul fronte dei dazi USA, un altro monito di Draghi all’Europa e una novità dal Vaticano.

Italia, settimana tranquilla sul fronte economico

Sul fronte interno, la settimana è trascorsa all’insegna della relativa stabilità. Piazza Affari ha seguito con attenzione gli sviluppi internazionali, in particolare le vicende legate ai dazi statunitensi. L’unico sussulto è arrivato giovedì, quando titoli come Prysmian hanno registrato cali significativi in seguito alle indiscrezioni sulle possibili riduzioni dei dazi americani su acciaio e alluminio. L’economia italiana continua a navigare nella fase di crescita moderata già evidenziata dalle previsioni per il 2026, con consumi in graduale ripresa.

Pubblicità

Europa: crescita ok per l’Eurozona. Ma Mario Draghi avverte…

Giovedì 13 febbraio Eurostat ha pubblicato la seconda stima del PIL del quarto trimestre 2025: l’area euro ha registrato una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, confermando il dato preliminare. Su base annua l’espansione si è attestata all’1,3%. La Spagna continua a guidare le performance (+0,6% trimestrale), mentre Germania e Italia crescono entrambe dello 0,3%.

Mercoledì 12 febbraio i 27 capi di stato e di governo si sono riuniti nel castello di Alden Biesen, in Belgio, per un vertice informale sulla competitività europea. Protagonisti della giornata sono stati Mario Draghi ed Enrico Letta, chiamati a illustrare le ricette contenute nei loro rapporti del 2024. Draghi ha sottolineato il deterioramento del contesto economico e la necessità di interventi rapidi su mercato unico, integrazione dei mercati dei capitali e costi dell’energia. Letta ha proposto un “One Market Act” su energia, connettività e mercati finanziari, con risultati concreti già nel 2026-2028. Il tema più divisivo resta quello degli Eurobond: Francia e Spagna favorevoli, Germania contraria. Il presidente Costa ha parlato di “senso di urgenza” condiviso, con impegno a tradurre le discussioni in decisioni concrete al Consiglio europeo del 19-20 marzo.

Nel Regno Unito, i dati del quarto trimestre hanno mostrato un rallentamento preoccupante: crescita ferma allo 0,1%, con investimenti aziendali in calo del 2,7% (il crollo più marcato dal 2021). La Bank of England ha rivisto al ribasso le previsioni per il 2026 allo 0,9%.

Stati Uniti, aria di novità sui dazi

È stata una settimana particolarmente movimentata oltreoceano. L’11 febbraio la Camera dei Rappresentanti ha approvato, con 219 voti a favore e 211 contrari, una risoluzione per revocare i dazi imposti al Canada. Il dato più significativo è che sei deputati repubblicani hanno sfidato il presidente votando insieme ai democratici, segnalando una crescente insofferenza verso l’uso delle tariffe.

Non è un caso che proprio in questi giorni sia emersa la notizia, riportata dal Financial Times, di una possibile marcia indietro dell’amministrazione Trump sui dazi relativi ad acciaio e alluminio. Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, si starebbe valutando un alleggerimento selettivo delle tariffe, che attualmente arrivano fino al 50%. La decisione sarebbe stata motivata da uno studio della Federal Reserve di New York secondo cui circa il 90% dei costi legati ai dazi ricade effettivamente sui consumatori e le imprese americane. Con le elezioni di medio termine a novembre, alleggerire la pressione fiscale diventa strategicamente opportuno.

Sul fronte dei conti pubblici, mercoledì 11 febbraio il Congressional Budget Office ha diffuso le sue nuove proiezioni. Il quadro è preoccupante: il deficit federale per il 2026 si attesterà a 1,9 trilioni di dollari (5,8% del PIL), per poi crescere fino a 3,1 trilioni nel 2036. Il debito pubblico salirà dal 99% del PIL di fine 2025 al 120% entro il 2036, superando il record storico del 106% toccato nel 1946. La legge fiscale repubblicana aggiungerà 4,7 trilioni di dollari al deficit nel prossimo decennio, mentre i dazi ne ridurranno solo 3 trilioni.

La stagione delle trimestrali americane si sta avviando verso la conclusione. Dopo i risultati già pubblicati dalle grandi banche e dai giganti tecnologici come Apple, Meta e Amazon nelle settimane passate, l’attenzione si concentra ora sull’appuntamento più atteso: il 25 febbraio Nvidia presenterà i suoi conti trimestrali, fornendo indicazioni decisive sulla solidità del boom dell’intelligenza artificiale. Nel complesso, la stagione ha confermato la resilienza della Corporate America, con utili generalmente in linea o superiori alle attese, anche se la crescita appare più moderata rispetto ai trimestri precedenti.

Resto del mondo: tra elezioni giapponesi e indici vaticani.

Domenica 8 febbraio il Giappone ha vissuto una giornata elettorale storica con la schiacciante vittoria di Sanae Takaichi, prima donna premier del paese. Il Partito Liberal-democratico ha conquistato oltre 316 seggi su 465, ottenendo i due terzi necessari per modifiche costituzionali. In Cina, martedì 11 febbraio i dati sull’inflazione di gennaio hanno evidenziato la fragilità della ripresa: l’inflazione al consumo è rallentata allo 0,2% annuo (da +0,8% di dicembre), ben sotto le attese, mentre i prezzi alla produzione restano in deflazione per il 40° mese consecutivo (-1,4%).

La notizia più curiosa arriva dalla Città del Vaticano. Il 10 febbraio l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), meglio conosciuto come la banca vaticana, ha annunciato il lancio di due nuovi indici azionari sviluppati in collaborazione con Morningstar: il Morningstar IOR Eurozone Catholic Principles e il Morningstar IOR US Catholic Principles. Ciascun indice comprende 50 società a media e grande capitalizzazione selezionate in base alla loro conformità con la dottrina sociale della Chiesa cattolica. Gli indici escludono settori incompatibili con l’insegnamento cattolico ed includono, tra gli altri, nomi come Meta, Amazon, Deutsche Telekom e SAP. L’iniziativa dovrebbe rappresentare un passo verso una finanza responsabile che integri criteri etici nei processi di investimento, offrendo un riferimento per diocesi, istituti religiosi ed enti cattolici in tutto il mondo.

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Stati Uniti, inflazione scende oltre la attese a gennaio 2026 con marcato base effect

Post successivo

Petrolio: tra tensioni geopolitiche e prospettive di surplus, il quadro dell'IEA per il 2026

Pubblicità