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Stati Uniti, inflazione scende oltre la attese a gennaio 2026 con marcato base effect

A gennaio l’inflazione negli Stati Uniti scende oltre le attese e si ferma al 2,4%. Pesa il base effect e il calo del comparto energia. Inflazione core ai minimi da marzo 2021.

A gennaio 2026 l’inflazione negli Stati Uniti ha rallentato al 2,4% su base annua, il livello più basso da maggio, rispetto al 2,7% dei due mesi precedenti e sotto le attese di mercato. La frenata è in larga parte attribuibile ad un marcato base effect, con l’uscita dal confronto di valori elevati registrati un anno prima. Il contributo principale è arrivato dall’energia: i prezzi sono diminuiti dello 0,1% dopo il +2,3% di dicembre, trainati dal calo di benzina e gasolio, mentre il gas naturale ha continuato a crescere ma a ritmo più moderato. Segnali di raffreddamento anche per auto usate, alimentari e abitazioni. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2%. L’inflazione core, al netto di energia e alimentari, è scesa al 2,5%, minimo da marzo 2021, pur mostrando un incremento mensile dello 0,3%, in linea con le previsioni.

Cina, prestiti erogati salgono a gennaio 2026, ma il ritmo resta lento.

A gennaio 2026 le banche cinesi hanno erogato 4.710 miliardi di yuan in nuovi prestiti, in forte aumento rispetto ai 910 miliardi di dicembre, ma inferiori sia ai 5.130 miliardi dello stesso mese del 2025 sia alle attese di mercato. Il dato segnala una domanda di credito ancora debole, nonostante gli stimoli varati dal governo per sostenere i consumi interni e il periodo dell’anno, tra i più favorevoli per l’avvia di nuovi prestiti. I prestiti in essere sono cresciuti solo del 6,1% su base annua, nuovo minimo storico; una conferma del rallentamento strutturale della dinamica creditizia rispetto all’anno scorso.

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Eurozona, a dicembre 2025 surplus commerciale in riduzione.

A dicembre 2025 l’avanzo commerciale dell’Area euro si è ridotto a 12,6 miliardi di euro dai 13,9 miliardi di un anno prima, riflettendo una crescita delle importazioni superiore a quella delle esportazioni. Queste ultime, infatti, sono salite del 3,4% a 234 miliardi, mentre le importazioni sono cresciute del 4,2% a 221,3 miliardi. Il calo è dovuto soprattutto alla contrazione dein surplus in settoricome quello della chimica e dei macchinari, mentre il deficit energetico si è ridotto. Nell’intero 2025 l’avanzo è sceso a 164,6 miliardi.

Eurozona, mercato del lavoro in salute nell’ultimo trimestre 2025.

Nel quarto trimestre del 2025 l’occupazione nell’Area euro è cresciuta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo 176,13 milioni di persone e superando le attese di mercato ferme allo 0,1%. Si tratta del diciannovesimo incremento consecutivo, una conferma dello stato di salute del mercato del lavoro europeo, nonostante i timori legati all’apprezzamento dell’euro e ai possibili effetti sugli ordinativi. Tra le principali economie, la Spagna ha mostrato un’accelerazione significativa, mentre la Germania ha registrato una nuova lieve contrazione, restando senza una crescita occupazionale rilevante per il decimo trimestre consecutivo.

Eurozona, seconda lettura conferma buon dato sulla crescita a fine 2025.

Nel quarto trimestre 2025 l’economia dell’Euro Area è cresciuta dello 0,3%, in linea con le stime preliminari e con il ritmo dei tre mesi precedenti, confermando una tenuta complessiva nonostante il peso dei dazi statunitensi e un contesto globale incerto. Il rallentamento dell’inflazione e tassi più bassi hanno sostenuto l’attività. Tra le principali economie, la Spagna ha guidato con +0,8%, seguita dai Paesi Bassi (+0,5%). Germania e Italia sono cresciute dello 0,3%, mentre la Francia si è fermata a +0,2%. Su base annua il PIL è salito dell’1,3%; nel 2025 +1,5%.

Foto di Larry White

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