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Euro digitale, pregi e difetti in un sondaggio

I risultati di un sondaggio contenuto nel recente studio della BIS suggeriscono che l’euro digitale ha un potenziale reale se progettato con attenzione alle esigenze concrete dei cittadini

Ne abbiamo già parlato qualche settimana fa. La Banca Centrale Europea ha premuto l’acceleratore: il progetto euro digitale è entrato nella fase operativa con l’obiettivo di avviare un programma pilota già nella metà del 2027 e di arrivare alla prima emissione nel 2029. A fine ottobre 2025, il Consiglio direttivo ha dato il via libera al passaggio alla fase successiva, con un investimento stimato di 1,3 miliardi di euro fino al lancio.

L’euro digitale sarà l’equivalente elettronico del contante – non una criptovaluta, non uno strumento di investimento – ma un mezzo di pagamento pubblico, sicuro e gratuito, complementare alle banconote tradizionali. Come ha sottolineato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo BCE, si tratta di uno sforzo per “adeguare il sistema monetario europeo alle esigenze future” e ridurre la dipendenza dalle piattaforme di pagamento private, per lo più non europee.

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Ma c’è una domanda che rimane sospesa: quante famiglie europee adotteranno effettivamente l’euro digitale? La risposta non è scontata. Investire miliardi in un’infrastruttura che poi nessuno utilizza sarebbe un fallimento colossale per le istituzioni europee. Uno studio della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), pubblicato a novembre 2025, fornisce le prime evidenze empiriche concrete sulle preferenze dei consumatori verso questa nuova forma di moneta.

Il lavoro degli economisti Helmut Elsinger, Helmut Stix e Martin Summer, condotto per conto della Banca Nazionale Austriaca, utilizza una metodologia sofisticata chiamata “discrete choice experiment”, lo stesso approccio che le grandi aziende usano per capire cosa guida le scelte dei consumatori. Tra marzo e maggio 2024, i ricercatori hanno coinvolto 1.421 cittadini austriaci di età pari o superiore ai 16 anni, rappresentativi della popolazione. A ciascun partecipante sono stati presentati dieci scenari diversi, ognuno con due varianti di euro digitale caratterizzate da cinque attributi chiave: livello di sicurezza contro perdite e furti, protezione della privacy, risparmi sui costi, disponibilità offline e formato, che poteva essere una carta fisica o un’app per smartphone.

I numeri che ne emergono sono rivelatori. Con un’implementazione realistica – nessun incentivo economico, nessuna protezione dalle perdite, privacy limitata ma funzionalità offline e formato carta – il 45% dei cittadini dichiara l’intenzione di adottare l’euro digitale. Non è poco, ma nemmeno travolgente. Con un design ottimizzato, la percentuale sale al 74%, ma si tratta ovviamente di uno scenario poco realistico che presuppone protezione totale, incentivi economici significativi e piena privacy.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la privacy non è il fattore dominante nelle scelte dei consumatori. Lo studio rivela che i veri elementi che guidano l’adozione sono altri due. Primo, la sicurezza contro le perdite: ridurre il rischio di perdita totale, come quando si perde il portafoglio, a una perdita massima di 250 euro aumenta l’adozione del 12%. Una protezione totale la fa schizzare del 23%. Gli europei, evidentemente, vogliono sentirsi al sicuro. Secondo, gli incentivi monetari: anche piccoli risparmi fanno la differenza. Cinque euro al mese di risparmio, tramite sconti o assenza di commissioni, aumentano l’adozione del 4%, mentre dieci euro al mese dell’8%. Al contrario, la funzionalità offline ha un impatto modesto, solo il 4% in più, e il formato preferito è la carta fisica rispetto all’app, con un vantaggio del 6%, probabilmente per questioni di abitudine.

Lo studio identifica anche i profili più propensi all’adozione: giovani, persone con maggiore istruzione, chi ha fiducia nella banca centrale e chi ha una maggiore tolleranza al rischio finanziario. Un ventenne ha il 18% di probabilità in più di adottarlo rispetto a un cinquantenne. La fiducia nella BCE vale da sola il 15% in più. Interessante anche notare che circa un terzo dei consumatori è particolarmente sensibile alla privacy e non scambia questo valore con vantaggi economici. Per i restanti due terzi, invece, un risparmio concreto conta più della protezione assoluta dei dati.

I risultati di questo studio suggeriscono che l’euro digitale ha un potenziale reale se progettato con attenzione alle esigenze concrete dei cittadini: sicurezza, convenienza economica e semplicità d’uso. La sfida ora è trasformare queste evidenze in un design efficace che massimizzi l’adozione quando arriverà il momento del lancio, tra circa quattro anni.

Foto di Greg Montani

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