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L’euro digitale sarà pronto per il 2029?

L’euro digitale potrebbe arrivare entro il 2029, promette pagamenti più sicuri ed efficienti, ma porta con sé anche interrogativi sulla stabilità del sistema bancario. Un recente studio spiega perché il design della CBDC sarà decisivo per trasformare questa innovazione in un’opportunità per cittadini ed economia.

Nel panorama variegato dei pagamenti elettronici le valute digitali delle banche centrali, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency) sembrano fare fatica a trovare spazi e a catturare interesse. Eppure la loro creazione procede convinta, con importanti novità che arrivano proprio dall’Eurozona.

Ne abbiamo già parlato ma vale la pena, prima di passare al “nocciolo” del post, ricordare cosa siano le CBDC. In parole semplici, una CBDC è una forma digitale della moneta tradizionale, emessa e garantita direttamente dalla banca centrale. A differenza delle criptovalute private, che hanno spesso un valore volatile e non sono legate a un’autorità pubblica, le CBDC mantengono lo stesso valore della moneta corrente (per esempio, un euro digitale varrà sempre quanto un euro in contanti). L’obiettivo è quello di offrire un mezzo di pagamento sicuro, accessibile a tutti e adatto a un’economia che si muove sempre più nel mondo digitale.

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In Europa, la Banca Centrale Europea sta lavorando ormai da tempo al progetto dell’euro digitale. La novità sono le dichiarazioni di Piero Cipollone, membro del consiglio direttivo della BCE, secondo le quali la nuova moneta potrebbe essere lanciata intorno alla metà del 2029. Questo significa che, se tutto procederà come previsto, tra circa cinque anni potremmo avere a disposizione un portafoglio digitale pubblico e sicuro in cui conservare e utilizzare euro in forma elettronica.

Naturalmente, ci sono ancora diversi nodi da sciogliere. Uno riguarda i limiti alla quantità di denaro che ciascun cittadino potrà detenere nel proprio wallet digitale: questo per evitare che troppi soldi vengano spostati dai conti bancari tradizionali verso la nuova moneta, mettendo in difficoltà le banche. C’è poi il percorso legislativo, che coinvolge Parlamento, Consiglio e Commissione europea, e che richiederà tempo. Nonostante ciò, l’idea di fondo è chiara: l’euro digitale dovrebbe rafforzare la sovranità europea nel campo dei pagamenti e offrire a cittadini e imprese un’alternativa sicura e moderna ai circuiti privati oggi dominanti.

Ma quali potrebbero essere le conseguenze, a livello economico generale, dell’introduzione di una valuta digitale emessa da una banca centrale? A questa domanda prova a rispondere un recente studio di Pascal Paul, Mauricio Ulate e Jing Cynthia Wu, che analizza proprio gli effetti macro delle CBDC.

Secondo gli autori, i benefici potenziali sono notevoli. Prima di tutto, una CBDC potrebbe migliorare i servizi di pagamento per le famiglie, rendendo le transazioni più semplici ed economiche. Inoltre, ridurrebbe il potere delle banche sui depositi: oggi infatti le banche commerciali hanno una posizione dominante e possono imporre condizioni poco vantaggiose. Con la concorrenza di una moneta digitale pubblica, sarebbero spinte a offrire tassi e servizi migliori.

Ci sono però anche dei rischi. Le banche potrebbero vedere ridursi i propri margini di profitto e, di conseguenza, restringere la quantità di credito offerto a famiglie e imprese. Per questo, la progettazione della CBDC è cruciale. Ad esempio, stabilire se la moneta digitale dovrà essere remunerata (cioè pagare interessi a chi la detiene) può cambiare radicalmente i suoi effetti sull’economia. Lo studio suggerisce che il livello “ottimale” di remunerazione dovrebbe essere calibrato con attenzione, in modo da massimizzare i benefici senza mettere in pericolo la stabilità del sistema bancario.

In definitiva, l’introduzione di una valuta digitale della banca centrale rappresenta una trasformazione profonda, con opportunità e sfide. Da un lato, strumenti come l’euro digitale possono rendere i pagamenti più efficienti, rafforzare l’autonomia finanziaria dell’Europa e garantire inclusione anche a chi oggi ha meno accesso agli strumenti digitali. Dall’altro, si rischia di ridisegnare gli equilibri del settore bancario, costringendo istituzioni e regolatori a trovare il giusto compromesso.

Foto di Gerd Altmann

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