Powell: “Il mercato del lavoro? Forse stiamo perdendo 20.000 posti al mese”
Nella conferenza stampa di mercoledì, Jerome Powell ha lanciato un allarme che ha colto molti di sorpresa: i dati ufficiali sull’occupazione americana potrebbero sovrastimare drasticamente la creazione di posti di lavoro. Fino a 60.000 posti in più al mese rispetto alla realtà. Una dichiarazione decisamente pesante, usata dal governatore della Fed per giustificare la decisione presa dal board e che oggi il Wall Street Journal analizza in maniera approfondita.
Facciamo due conti. Le statistiche ufficiali mostrano che da aprile l’economia americana ha aggiunto in media circa 40.000 posti di lavoro al mese. Se togliamo i 60.000 di sovrastima, otteniamo… meno 20.000 posti al mese. In altre parole, gli Stati Uniti potrebbero star perdendo posti di lavoro da sei mesi senza che nessuno se ne sia accorto.
“Pensiamo ci sia una sovrastima in questi numeri”, ha detto Powell con una franchezza insolita. “È una situazione complicata e inusuale, in cui la creazione di posti di lavoro potrebbe essere effettivamente negativa”.
Il colpevole è un modello statistico con un nome evocativo: il “birth-death model“, che dovrebbe stimare quanti posti di lavoro vengono creati dalle nuove imprese (birth) o persi da quelle che chiudono (death). Il problema è che queste aziende non possono essere intervistate direttamente – le nuove non sono ancora nei database, quelle chiuse non esistono più – quindi il Bureau of Labor Statistics deve fare una stima.
Negli ultimi anni questo modello ha sistematicamente sovrastimato la creazione di posti di lavoro, costringendo a revisioni al ribasso di centinaia di migliaia di unità. Il BLS ha promesso di correggere il tiro a partire da febbraio, ma nel frattempo la Fed sta prendendo decisioni al buio.
Questa incertezza sui dati, ha spiegato Powell, è stata una delle ragioni dietro il taglio dei tassi di mercoledì. Meglio peccare per eccesso di prudenza quando non si è sicuri se l’economia sta creando o distruggendo posti di lavoro. La prossima settimana arriveranno i dati di ottobre e novembre: sarà interessante vedere se le revisioni confermeranno le preoccupazioni del presidente della Fed.
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