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La settimana economica (13-18 ottobre 2025): banche in primo piano

La settimana economica ha visto dipanarsi un sottile filo rosso che dall’Italia agli Stati Uniti ha messo – per motivi differenti – al centro dell’attenzione le banche. Dal contributo volontario contenuto nella manovra italiana, ai nuovi timori sulla tenuta delle banche regionali negli USA.

Italia

L’Italia ha dovuto fare i conti con una revisione dell’outlook economico: la Banca d’Italia ha tagliato le stime di crescita per il 2026, portandole dallo 0,9% previsto in precedenza a 0,7%. Il motivo? L’impatto delle tariffe americane sulle esportazioni e l’euro forte, che rendono più caro l’export italiano nei mercati esteri.

Anche Confindustria, tramite il suo rapporto, ha abbassato le stime per il PIL: l’espansione prevista per il 2025 è ora dello 0,5%, in calo rispetto al 0,6% stimato in primavera, citando le pressioni dalle guerre commerciali e le tensioni geopolitiche.

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La legge di bilancio 2026 si sta delineando con un capitolo delicato che riguarda il mondo finanziario: banche e assicurazioni sono chiamate a dare un contributo sostanzioso per sostenere la copertura delle nuove spese. L’intesa di massima — raggiunta durante il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi — prevede che il settore versi circa 4,4 miliardi di euro nel solo anno 2026, nell’ambito di un impegno che arriva a 11 miliardi complessivi nel triennio 2026-2028

Europa

In Europa il discorso macro si muove tra resistenza e costi crescenti. Secondo l’IMF, la zona euro manterrà una crescita modesta nonostante le tariffe statunitensi, ma ciò implicherà maggiori spese da parte dei governi, rischiando di alzare il peso del debito.

I dati mensili pubblicati da Eurostat mostrano una lieve contrazione nella produzione industriale e nei servizi, mentre il commercio internazionale (import/export) in beni ha registrato un calo. La fiducia, però, ha dato qualche segnale di miglioramento, spinta in parte dalle aspettative positive su industria, consumatori e imprese.

In Germania, l’indicatore ZEW (sentiment economico) è salito a 39,3 in ottobre (da 37,3 a settembre): è un segno che almeno tra gli analisti finanziari c’è qualche speranza in più per il recupero, anche se i rischi restano elevati.

Infine, il presidente dell’Eurogroup, Paschal Donohoe, ha evidenziato che l’economia europea, nonostante venti contrari globali, mantiene fondamentali solidi. I prossimi obiettivi includono rafforzare l’Unione dei Mercati dei Capitali, promuovere l’autonomia strategica digitale e continuare politiche di coordinamento fiscale.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti il quadro continua ad essere sorprendentemente robusto, malgrado i timori. Il Wall Street Journal e altri media hanno definito l’economia americana come “resistente alla gravità”: crescita alimentata da investimenti in intelligenza artificiale e un mercato azionario trainante che ha rafforzato la ricchezza delle famiglie asset-rich.

Ma negli ultimi giorni il settore bancario regionale statunitense è finito sotto una nuova lente di stress, con diverse banche che hanno dovuto comunicare accantonamenti per crediti in sofferenza o perdite legate a prestiti deteriorati. Zions Bancorp, ad esempio, ha annunciato una perdita da $50 milioni su due prestiti industriali, generando un crollo del 13 % del prezzo delle sue azioni. ([turn0news12] Reuters) Parallelamente, Western Alliance ha avviato un contenzioso legale contro un debitore per presunta frode, affermando di aver rilevato forniture collaterali insufficienti.

Inoltre, la crisi nei crediti si intreccia con le recenti bancarotte aziendali: le esposizioni alle società Tricolor (auto) e First Brands (componentistica) hanno pesato su alcuni istituti più esposti a prestiti commerciali o finanziamenti non tradizionali. Il crollo dei titoli regionali bancari ha trascinato con sé anche l’indice KBW delle banche regionali, in discesa del 6,3 % in una sola giornata, suggerendo che gli investitori stiano scontando timori più ampi nel credito (a proposito, ne parliamo lunedì…).

Nel frattempo le tensioni commerciali con la Cina restano sullo sfondo. Negli ultimi giorni, le autorità statunitensi hanno affermato che alcuni dei dazi pronunciati potrebbero non essere sostenibili sul lungo termine, segnalando la possibilità di una revisione o di un avvicinamento negoziale.

Un segnale di rilievo: nelle ultime ore Cina e Stati Uniti si sono detti pronti a nuovi round di negoziati commerciali per cercare di stemperare la guerra dei dazi, anche nelle materie prime strategiche come le terre rare.

Altro

Il Fondo Monetario Internazionale, con l’ultimo “World Economic Outlook”, ha confermato che la crescita globale rimane modesta. Le proiezioni prevedono un rallentamento: dal 3,3% del 2024 si passerà al 3,2% nel 2025, e al 3,1% nel 2026. Le economie avanzate cresceranno all’incirca dell’1,5%, mentre i mercati emergenti resteranno l’anello forte con tassi sopra il 4%.

Cosa guardare settimana prossima?

I risultati aziendali USA, soprattutto nei settori tech, semiconduttori e industria, che in assenza di dati macro “ufficiali” avranno maggiore peso.

I dati sull’economia cinese e la stima flash dei sondaggi PMI di ottobre.

L’evoluzione dei negoziati Cina-USA, in particolare le decisioni sulle terre rare, dazi, restrizioni tecnologiche: ogni passo potrebbe avere effetti su supply chain e costi globali.

La pubblicazione, fissata per venerdì prossimo, dei dati sull’inflazione negli Stati Uniti a settembre.

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