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Innovazione al bivio: i trend e le sorprese del Global Innovation Index 2025

Il Global Innovation Index 2025 fotografa un mondo in trasformazione: Svizzera, Svezia e USA restano leader, ma la Corea del Sud e la Cina riscrivono la mappa dell’innovazione. Gli investimenti in R&D rallentano, mentre l’Asia guida la crescita dei settori high-tech e dei nuovi poli globali.

Il Global Innovation Index 2025 (GII), pubblicato dalla WIPO, fotografa un mondo dell’innovazione in bilico tra consolidamento e trasformazione. Dopo anni di espansione, il sistema globale dell’R&D rallenta il passo, ma continua a mostrare una vitalità sorprendente in alcune regioni e settori chiave. Il 2025, insomma, è un anno di transizione: i grandi leader tengono, i paesi emergenti avanzano, e le nuove tecnologie — dall’intelligenza artificiale alle batterie — ridisegnano le mappe della competitività.

In cima alla graduatoria restano saldamente Svizzera, Svezia e Stati Uniti, confermandosi come le economie più innovative del pianeta. Dietro di loro, però, la classifica si rimescola. La Corea del Sud sale al quarto posto, raggiungendo il miglior risultato della sua storia e confermandosi leader mondiale per R&D aziendale e numero di ricercatori nel settore privato. Singapore resta nella top five, con performance di eccellenza in dieci indicatori, dal valore degli “unicorni” alla produzione high-tech.

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La vera notizia, però, è l’ingresso della Cina nella top ten – per la prima volta – al decimo posto, superando la Germania, che scende all’undicesimo. Pechino ottiene il primato mondiale nel pilastro “Knowledge & technology outputs” e continua a guidare per numero di marchi, modelli d’utilità e design industriali, oltre a piazzarsi seconda per spesa in R&D. Tra i paesi avanzati, il Giappone risale fino alla dodicesima posizione, Israele si conferma al quattordicesimo posto e Hong Kong (Cina) al quindicesimo, mentre in Europa orientale brilla la Lituania, al trentatreesimo posto, trainata dal dinamismo delle startup e da un notevole rapporto tra valore degli unicorni e PIL.

Il Global Innovation Index 2025 racconta anche la forza silenziosa dei paesi a reddito medio. India, Vietnam, Filippine e Indonesia continuano a migliorare le loro posizioni, con le Filippine che per la prima volta entrano nella top 50 grazie all’export di tecnologie avanzate. Il Mediterraneo e l’Est Europa non restano indietro: Marocco, Albania e Iran avanzano stabilmente, confermando un trend di crescita diffusa dell’innovazione fuori dai tradizionali poli occidentali.

Sul fronte degli investimenti, il quadro è più prudente. La crescita della spesa mondiale in R&D nel 2024 è rallentata al 2,9%, contro il 4,4% dell’anno precedente, e per il 2025 si prevede un’ulteriore flessione al 2,3%, il ritmo più lento dal 2010. Anche i capitali di rischio mostrano cautela: il numero di operazioni di venture capital è sceso del 4%, ma il valore complessivo è comunque aumentato del 7,7% grazie a una manciata di mega-deal negli Stati Uniti, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale.

Il Global Innovation Tracker, che accompagna il rapporto, fotografa le quattro fasi dell’innovazione – investimento, progresso tecnologico, adozione e impatto – e mostra un ecosistema a doppia velocità. Da un lato, il rallentamento degli investimenti; dall’altro, un’accelerazione tecnologica in settori di frontiera come i supercomputer e le batterie avanzate, mentre l’innovazione farmaceutica registra un calo nei nuovi farmaci immessi sul mercato.

Anche l’adozione tecnologica evolve in modo diseguale: la diffusione dei veicoli elettrici rallenta nei paesi occidentali, ma cresce rapidamente in Cina, India, Vietnam e Brasile, mentre la copertura 5G raggiunge ormai la metà della popolazione mondiale. Sul piano socioeconomico, i segnali restano contrastanti: la produttività globale aumenta del 2,5%, la vita media tocca nuovi record, ma le temperature mondiali salgono di 1,3°C rispetto ai livelli del periodo 1951-1980, ponendo interrogativi sulla sostenibilità del progresso.

Un’altra chiave di lettura arriva dal Cluster Ranking 2025, la mappa delle 100 aree urbane e regionali più innovative al mondo. Qui la geografia dell’innovazione resta dominata dall’Asia e dagli Stati Uniti. In testa si conferma l’area di Shenzhen-Hong Kong-Guangzhou, seguita da Tokyo-Yokohama, San José–San Francisco e Pechino. Queste aree concentrano la maggior parte delle attività brevettuali e dei capitali di rischio globali, oltre a rappresentare i principali hub di ricerca sull’AI e sull’elettronica avanzata.

L’Europa difende le sue roccaforti con Monaco, Cambridge-Oxford e Stoccolma, seguite da Berlino, Helsinki e Eindhoven, che si distinguono per la qualità dei talenti e la capacità di trasferimento tecnologico, ma restano ancora un passo indietro rispetto ai giganti americani e asiatici in termini di concentrazione di capitale di rischio.

Nel complesso, il Global Innovation Index 2025 restituisce l’immagine di un mondo che sta riorganizzando le proprie energie innovative. Se i paesi leader consolidano la loro posizione grazie a infrastrutture e investimenti stabili, i paesi emergenti dimostrano una capacità crescente di generare idee e tecnologie competitive. Tuttavia, la sfida più grande non è più solo creare innovazione, ma trasformarla in impatti concreti: crescita economica, sostenibilità e benessere collettivo.

In questa fase di rallentamento globale, l’innovazione non sembra scomparire: semplicemente, si sposta. E a giudicare dalle tendenze del GII 2025, si sta spostando verso Est.

Illustrazione di Gerd Altmann

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