Non c’è solo la Fed a essere sotto pressione in questi ultimi mesi. Anche la Banca del Giappone (BoJ) si trova a fare i conti con le incertezze della congiuntura e le dinamiche dei prezzi.
Il tema del contendere dalle parti di Tokyio è un ulteriore passo verso la normalizzazione, con un nuovo rialzo dei tassi di interesse. Un primo indizio è sicuramente arrivato dalla riunione di settembre, ma ora la banca guidata da Ueda è ancor di più al centro dell’attenzione. A ravvivare il dibattito e scaldare i mercati ci hanno pensato in rapida successione Asahi Noguchi e Makoto Sakurai, rispettivamente attuale ed ex componente del board della BoJ.
Le parole di Noguchi sono particolarmente significative, poiché è considerato uno dei membri più accomodanti del direttivo. Pur riconoscendo rischi esterni, soprattutto legati ai dazi statunitensi, Noguchi ha sottolineato che l’economia giapponese mostra progressi costanti verso l’obiettivo del 2% di stabilità dei prezzi, con rischi al rialzo superiori a quelli al ribasso. Una condizione che evidenzia il crescente bisogno di un rialzo dei tassi, forse già a partire da ottobre.
Su una linea simile si colloca Makoto Sakurai. Anche lui intravede l’avvicinarsi del momento opportuno per intervenire, osservando che i dati economici potrebbero risultare solidi proprio grazie al ritardo con cui si manifesteranno gli effetti delle politiche commerciali USA. Sakurai ritiene possibile un rialzo a ottobre, pur non escludendo un rinvio a dicembre per maggiore prudenza.
Prudenza che in politica monetaria non è mai troppa, ma rischia spesso di trasformarsi in una lama a doppio taglio. Nel caso giapponese, gli interrogativi non sono solo economici: il 4 ottobre si terrà l’elezione della leadership del Partito Liberal Democratico, attualmente al governo, e la possibile vittoria di Sanae Takaichi — più restia a un irrigidimento della politica monetaria — potrebbe spingere la BoJ a rimandare un intervento. La candidata ha inoltre messo in discussione l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, che a suo avviso andrebbe rivisto qualora si rivelasse penalizzante per l’economia giapponese.
I mercati monetari hanno rafforzato le scommesse su un rialzo entro fine anno, soprattutto dopo la riunione di settembre, quando per la prima volta sotto il governatore Kazuo Ueda due membri del consiglio si sono opposti al mantenimento dei tassi invariati. Secondo gli operatori, la probabilità di un rialzo a fine ottobre è ormai vicina al 60%, più del doppio rispetto a inizio mese.
La politica monetaria resta sotto i riflettori e, paradossalmente, oggi la banca centrale più tranquilla tra le grandi istituzioni mondiali sembra essere proprio la BCE.
Foto di Dean Moriarty







