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Banca centrale del Giappone lascia tassi invariati, ma vara piano “secolare” di vendita ETF

Nella riunione odierna la banca centrale del Giappone lascia i tassi invariati come da attese ma annuncia l’avvio da inizio 2026 della vendita graduale degli ETF a bilancio, un tesoretto da 7 trilioni di yen che verrà rilasciato a ritmo lento.

Nella riunione di oggi la banca centrale del Giappone ha deciso di lasciare i tassi invariati, in linea con le attese dei mercati. Il riferimento resta fissato allo 0,5%, massimo dal 2008. La decisione è stata presa a maggioranza con sette voti a favore e due contrari; per il governatore Ueda sono i primi voti contrari da quando ha assunto la direzione della BoJ. La scelta è stata motivata dal board con la necessità di bilanciare i vari rischi presenti nello scenario macroeconomico attuale. Da un lato le difficoltà politiche interne foriere di incertezza, dall’altra gli effetti delle politiche commerciali statunitensi. L’economia giapponese ha intrapreso un cammino di crescita, con i consumi interni che trovano sostegno negli aumenti salariali. L’inflazione rimane sostenuta e con essa la banca centrale vede crescere anche le aspettative dei consumatori sui prezzi; tutti elementi che richiedono prudenza.

Ma la riunione di oggi verrà ricordata soprattutto per l’altro annuncio fatto dalla Banca centrale del Giappone, vale a dire l’avvio ad inizio 2026 di un piano di vendita dell’enorme portafoglio di ETF accumulato negli ultimi anni, un “tesoretto” che si aggira attorno ai 7 trilioni di yen. L’operazione rientra nel piano di graduale normalizzazione della politica monetaria giapponese e verrà effettuata con dosi minime per interferire il meno possibile con l’andamento dei mercati finanziari: 620 milioni di yen all’anno, un ritmo con il quale sarà necessario quasi un secolo per liquidare il tutto.

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Giappone, inflazione torna sotto il 3% ad agosto.

Ad agosto 2025, l’inflazione annua in Giappone è rallentata al 2,7% dal 3,1% di luglio, minimo da ottobre 2024. Il calo è stato favorito dal forte ribasso dell’elettricità (-7,0% vs -0,7%), sostenuto da sussidi governativi, e del gas (-2,7%). I costi dell’istruzione sono rimasti in flessione (-5,6%). La crescita dei prezzi si è attenuata per articoli domestici (+2,0%), sanità (+1,3%) e ricreazione (+2,3%), mentre è aumentata per abitazioni (+1,1%), abbigliamento (+2,9%), trasporti (+3,0%) e comunicazioni (+7,0%). I prezzi alimentari sono saliti del 7,2% (da +7,6%), con un forte rallentamento del riso (+69,7%). L’inflazione core è stabile al 2,7%. Su base mensile, il CPI è cresciuto dello 0,1%.

Regno Unito, fiducia consumatori scende a settembre.

A settembre 2025, l’indice GfK sulla fiducia dei consumatori nel Regno Unito è sceso a -19 da -17, peggio delle attese. Tutti e cinque gli indicatori di fiducia sono peggiorati e anche le intenzioni di risparmio hanno registrato un forte calo. Le prospettive economiche restano negative a -32. GfK avverte che i timori per gli aumenti fiscali previsti nel bilancio di novembre della ministra Rachel Reeves potrebbero indebolire ulteriormente la fiducia. Reeves annuncerà nuove tasse il 26 novembre per rispettare gli obiettivi di bilancio.

Gran Bretagna, vendite al dettaglio in crescita ad agosto 2025.

Ad agosto 2025, le vendite al dettaglio nel Regno Unito sono cresciute dello 0,5% su base mensile, in linea con luglio e sopra le attese (+0,3%). Il rialzo è stato trainato da abbigliamento (+5,3%), vendite non in negozio (+4,0%) e negozi alimentari specializzati (+4,5%), grazie anche al meteo favorevole. Al contrario, i carburanti hanno segnato un calo del 2% per l’aumento dei prezzi, frenando la crescita complessiva. Nel trimestre le vendite sono scese dello 0,1%, meno del -0,6% precedente. Su base annua, l’aumento è stato dello 0,7%, in rallentamento. Le vendite online sono cresciute dello 0,4% mensile e del 4,7% annuo.

Germania, prezzi alla produzione in calo anche ad agosto.

Ad agosto 2025, i prezzi alla produzione in Germania sono scesi del 2,2% su base annua, oltre le attese (-1,7%) e segnando il sesto calo consecutivo, il più ampio da maggio 2024. La flessione è stata trainata dall’energia (-8,5%), con forti ribassi di gas naturale (-11,0%), elettricità (-10,8%), olio da riscaldamento (-7,5%), prodotti petroliferi (-7,3%) e carburanti (-2,5%). Anche i beni intermedi sono diminuiti (-1,0%). In controtendenza, i prezzi dei beni di consumo non durevoli (+3,3%), durevoli (+1,7%) e beni capitali (+1,8%) sono aumentati. Escludendo l’energia, i prezzi sono saliti dello 0,8%. Su base mensile, l’indice è calato dello 0,5%.

Foto di Maccabee

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