La Banca d’Inghilterra ha deciso di mantenere il tasso ufficiale al 4%, con una maggioranza di sette membri favorevoli e due invece orientati verso un taglio di 25 punti base al 3,75%. Allo stesso tempo, il Comitato di politica monetaria ha votato, sempre con la stessa distribuzione, per rallentare il ritmo del “quantitative tightening” (la riduzione dei titoli di stato a bilancio): nei prossimi dodici mesi i titoli di Stato in portafoglio verranno ridotti di 70 miliardi di sterline, portando lo stock complessivo a 488 miliardi. Allo stesso tempo saranno limitate le vendite di titoli a lungo termine, un modo per non interferire sul già volatile mercato dei GILTs.
Nelle motivazioni, il board ha sottolineato i progressi nel processo di disinflazione dopo gli shock degli ultimi anni, grazie anche a una politica monetaria rimasta restrittiva. L’inflazione tuttavia resta sopra il target della banca centrale: ad agosto l’indice dei prezzi al consumo si è attestato al 3,8%, con un leggero rialzo atteso a settembre, prima di tornare gradualmente verso il 2%. Sul fronte dei salari, la crescita, pur ancora elevata, ha mostrato segnali di rallentamento e dovrebbe attenuarsi ulteriormente, mentre l’inflazione nei servizi è rimasta stabile.
Il Board ha messo in evidenza che esistono ancora rischi al rialzo per l’inflazione nel medio termine. Allo stesso tempo, però, l’economia dà segnali di debolezza: la crescita del PIL è contenuta, il mercato del lavoro si sta allentando e nel complesso si intravede maggiore capacità inutilizzata.
Guardando avanti, la Banca d’Inghilterra ha ribadito un approccio prudente e graduale, senza un percorso predefinito per eventuali tagli dei tassi. La linea guida è quella della flessibilità, per reagire agli sviluppi futuri e mantenere l’equilibrio fra la necessità di riportare l’inflazione al target e il rischio di indebolire ulteriormente l’attività economica. In breve: un ulteriore taglio dei tassi entro l’anno è tutto fuorchè scontato.
Australia, disoccupazione stabile ad agosto ma calano occupati.
Ad agosto la disoccupazione australiana resta ferma al 4,2%, in linea con le attese del mercato. Allo stesso tempo, però, scende di due decimi il tasso di partecipazione – al 66,8% – e si registra il primo calo di occupati da maggio scorso: quasi 6 mila posti di lavoro in meno rispetto a luglio contro attese di un aumento di 22 mila unità. Su base tendenziale il saldo rimane ancora positivo, con un incremento degli occupati dell’1,5%.
Eurozona, produzione del settore costruzioni cresce per il quarto mese consecutivo.
A luglio 2025 l’output del settore costruzioni dell’area Euro ha registrato un incremento del 3,2% su base annua; si tratta del quarto rilevamento in crescita consecutivo. Miglioramenti si segnalano in tutte le aree, dalla progettazione alla costruzione. A livello nazionale spicca il dato spagnolo, con un incremento annuo di oltre il 20%. Numeri ancora negativi, invece, per la Germania e la Francia. Su base mensile la produzione del settore costruzioni registra un +0,5% dopo due mesi consecutivi di calo.
Stati Uniti, mercato del lavoro.
Sono stati 232 mila i nuovi sussidi di disoccupazione richiesti la scorsa settimana negli USA, un numero in calo rispetto al rilevamento precedente (condizionato dalle maxi richieste provenienti dal Texas) e sotto le attese del mercato. La media a quattro settimane rimane attorno alle 240 mila richieste. Per quel che riguarda i sussidi continuativi, invece, la situazione rimane sostanzialmente stabile, con il totale che resta sopra la soglia degli 1,9 milioni con un aggiustamento verso il basso rispetto alle settimane precedenti.
Stati Uniti, indice Philly Fed migliora oltre le attese a settembre 2025.
A settembre l’indice dell’attività manifatturiera nell’area di Philadelphia è salito a 23,2 punti, tornando sopra lo zero e battendo le attese del mercato. Tornano a crescere i nuovi ordini e migliora anche l’aspettativa di crescita. Il 52% delle imprese intervistate si aspetta una crescita dell’attività nei prossimi sei mesi; il 42% ha registrato un incremento degli affari nel terzo trimestro rispetto al periodo precedente. Si indebolisce marginalmente la componente occupazione che rimane però in territorio positivo. Segnali di rallentamento sul fronte dei prezzi pagati dalle aziende, mentre frena la lettura della componente relativa agli investimenti.
Sud Africa, banca centrale lascia i tassi invariati.
La Reserve Bank del Sudafrica ha deciso di mantenere invariato il tasso repo al 7%, in linea con le attese del mercato. La scelta non è stata unanime: quattro membri del comitato hanno votato per la stabilità, mentre due avrebbero preferito un ulteriore taglio di 25 punti base. La banca centrale ha sottolineato che una pausa è necessaria per valutare gli effetti delle misure adottate, l’andamento dell’economia e i rischi legati all’inflazione. Quest’ultima è risalita negli ultimi mesi, in linea con le previsioni, e dovrebbe crescere ancora nei prossimi, toccando un picco vicino al 4% prima di tornare a scendere verso il 3%. Le proiezioni indicano una media del 3,6% nel 2026 e del 3,1% nel 2027.
Per quanto riguarda la crescita, l’economia sudafricana ha registrato nel trimestre scorso un’espansione più robusta del previsto. Questo ha spinto la banca centrale a rivedere al rialzo la stima di crescita per il 2025, dall’originario 0,9% all’attuale 1,2%, nonostante le esportazioni abbiano subito pressioni negative a causa dell’aumento dei dazi commerciali.
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