Focus Eurozona: recessione e double dip nel primo trimestre

Per l’Eurozona il primo trimestre 2021 significa recessione tecnica e double dip. Particolarmente negativo il dato tedesco, mentre la Francia segna una crescita nei primi tre mesi dell’anno. Negli USA salgono redditi e consumi nel mese di marzo e l’indice della fiducia dei consumatori migliora sensibilmente. Questo ed altro nell’ultima K Briefing della settimana.

Double dip per l’Eurozona che torna in recessione. Secondo trimestre consecutivo con il segno meno e ritorno alla recessione tecnica dopo la pausa del terzo trimestre 2020. L’Eurozona sperimenta il double dip segnando nei primi tre mesi del 2021 una riduzione del PIL pari allo 0.6% su base trimestrale, -1.8% rispetto al primo trimestre del 2020. I numeri sono leggermente migliori rispetto alle attese ma, come anticipato ieri, mostrano tutta la differenza tra la zona Euro e le altre grandi economie mondiali, con queste ultime che hanno registrato una ripresa nei primi mesi dell’anno. Pesano i lockdown (ed il loro effetto sui consumi) e pesa il ritardo nelle vaccinazioni che non consente una veloce e sicura riapertura delle attività produttive, in particolare quelle legate al settore dei servizi e del turismo. A livello nazionale tornano in rosso Germania, Italia e Spagna, con il risultato tedesco particolarmente negativo (-1.7% su base trimestrale). Torna a crescere la Francia che registra nel periodo gennaio-marzo un +0.4% del PIL.

Sul fronte dell’inflazione marzo conferma il trend di crescita dei prezzi al consumo. Su base annua l’aumento è dell’1.6%, mentre su base mensile l’avanzamento è dello 0.6%. L’inflazione core rimane ancora sotto il punto percentuale e lontanissima dal target del 2%.

Il mercato del lavoro rimane sostanzialmente stabile. La disoccupazione scende all’8.1%, due decimi sotto le attese del mercato, con quella giovanile che scende di un decimo, rimanendo su livelli altissimi (17.2%). Olanda e Germania si confermano con tassi di disoccupazione sotto il 5%, maglia nera per Italia (10.1%) e Spagna (15.3%).

USA, spese e redditi dei cittadini americani. Nel mese di marzo si fanno sentire nelle tasche degli americani gli stimoli fiscali voluti dall’amministrazione Biden, ma i consumi delle famiglie riprendono un po’ più lenti del previsto. I redditi mensili di marzo sono saliti del 21.1%, oltre mezzo punto percentuale in più delle attese. Le spese per consumi sono cresciute rispetto a febbraio del 4.2%, quattro decimi sotto le attese. Il rovescio della medaglia sono i risparmi, a marzo la percentuale di denaro messa da parte dalle famiglie americane è salita al 27.6% dal 13.9%. Quanto ha inciso lo stimolo fiscale sulle spese? Molto più delle altre volte: nel mese di marzo il contributo dei percettori del benefit ai consumi è stato del 29%, contro il 23% e 22% registrato in occasione degli altri due interventi federali.

USA, PCE price a marzo si avvicina al 2%. Il PCE price Index, una misura dell’inflazione attentamente monitorata dalla FED, si avvicina a marzo alla soglia del 2%, il mese scorso, infatti, i prezzi PCE core sono saliti dell’1.8% su base annua, 0.4% su base mensile. Ancora livelli sotto controllo tenendo anche conto del termine di confronto, vale a dire marzo 2020.

USA, Indice fiducia Michigan finale di aprile. E’ migliorato ulteriormente nel corso del mese di aprile l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’università del Michigan. L’indicatore sale a 88.3 da 86.5, ritoccando al rialzo il massimo dal marzo del 2020. Migliorano le aspettative sull’andamento dell’economia nei prossimi mesi, mentre rimane stabile la percezione della condizione attuale. Si “sgonfia” leggermente l’attesa di inflazione a breve, che scende al 3.4% dal 3.7% della stima preliminare. L’inflazione a 5 anni rimane attesa al 2.7%. L’outlook per i consumi appare molto ben impostato per i prossimi 12 mesi, segnala il report.

Cina, settore privato ancora in espansione ma segnali di fatica. L’indice PMI elaborato dall’istituto NBS segnala un settore privato ancora in espansione ma il ritmo sembra rallentare. Il settore manifatturiero segna 51.1, otto decimi in meno del mese precedente e sei decimi sotto le attese. Produzione, ordini ed esportazioni crescono ad un ritmo più lento, mentre torna sotto quota 50 la componente occupazione. Anche le aspettative delle imprese cedono qualcosa, toccando il valore minimo da tre mesi a questa parte. Più ottimista il sondaggio PMI Caixin che però sottolinea come la crescita dei prezzi delle materie prime ed il conseguente problema dell’inflazione importata possano rappresentare un importante ostacolo per i prossimi mesi.

Foto di Capri23auto

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