Borse mondiali esuberanti ma qualcosa non torna

Le borse mondiali risalgono impetuose mentre i segnali dall’economia reale indurrebbero ad una maggiore prudenza. Qualcosa non torna nelle aspettative degli investitori.

Le borse mondiali proseguono al rialzo. Nell’ultima settimana di contrattazioni l’interruttore del risk-on è diventato bollente, con gli investitori focalizzati sulle aspettative di un recupero veloce dell’economia, accompagnati dalla confortevole sicurezza di una politica monetaria ultra espansiva.

E conpulsando alcuni dati si ha la conferma di come l’euforia borsistica sia pervasiva. I listini americani guidano l’avanzata delle borse mondiali. Le banche sono ai massimi da 3 mesi, il Nasdaq 100 ha raggiunto livelli record, oro e dollaro (assieme allo yen considerati “paradisi” contro il rischio) scivolano giù. Anche le borse europee tirano dritto, portandosi ai massimi da due settimane, con l’euro in rafforzamento. L’indice azionario MSCI dei paesi emergenti è ai massimi da 3 mesi.

Esuberante. Così molti analisti stanno definendo i listini azionari di queste settimane, con gli investitori focalizzati su due punti. Da un lato i dati PMI di maggio, in recupero rispetto al bottom di aprile; dall’altro le continue rassicurazioni, da parte delle banche centrali, sul supporto all’economia attraverso strumenti, convenzionali e non, di politica monetari.

Qualcosa però, in questo turbine di ritrovato ottimismo, non torna. Siamo oramai abituati alla dicotomia tra mercati finanziari ed economia reale, sappiamo che i primi vivono di aspettative e su di esse basano le proprie valutazioni, ma questa volta qualcosa è di troppo. E sono proprio le aspettative a sembra palesemente sfasate. Nel secondo trimestre 2020, per le società dello S&P500, sono attesi profitti in calo del 44%, ma le valutazioni schizzano verso l’alto con il listino che da fine marzo ha messo a segno un +21%.

Il rapporto P/E medio dell’azionario globale è salito ai livelli del 2000 (incidentalmente, forse, l’anno della bolla .com). Volessimo rifarci all’effetto Molodowsky dovremmo intravedere segnali positivi. Ma qui sembra mancare una delle ipotesi alla base del citato effetto: la ripresa dei profitti. Nel corso del primo round di trimestrali le guidance sono state in larga parte sospese (significa che una società non sa dire come andranno le cose nei trimestri a venire) oppure sono state riviste al ribasso. Ed il problema non sembra essere di brevissimo periodo.

Un interessante sondaggio Deloitte a 1560 CFO (direttori finanziari) del nord America ci dice cose importanti. Il 60% degli intervistati non ritiene possibile un ritorno ai normali livelli operativi delle proprie società entro il 2020. Un modesto 21% lo ritiene probabile entro il primi trimestre 2021 ed un 39% sposta l’obiettivo più in là, nel secondo trimestre. Il 45% dei CFO che hanno risposto al sondaggio, confessano che le proprie società hanno intenzione di tornare a modalità “normali” di lavoro solo in autunno, procedendo per ora a ranghi ridotti e con massicce dosi di telelavoro. Le aspettative su ricavi e profitti registrate dal sondaggio sono ai minimi decennali: -18.7% per i profitti, -4.7% per la distribuzione dei dividendi.

I dati PMI di maggio, Cina a parte, vedono il settore privato delle grandi economie mondiali ancora saldamente sotto quota 50. E’ vero che la situazione è migliorata da aprile ma, nei fatti, il dato significa contrazione perdurante. Il CBO (Congressional Budget Office) USA la tocca piano: la proiezione di crescita statunitense nel decennio 2020-2030, causa coronavirus, è stata abbassata del 3% rispetto alla precedente valutazione di gennaio (in dollari fanno 7,9 trilioni in meno di ricchezza). Il PIL, secondo i calcoli CBO, non tornerò ai livelli delle precedenti stime prima dell’inizio del 2029. In pratica il CBO prevede che ci vorranno 10 anni per riassorbire completamente i danni provocati dal covid-19.

Ma ai mercati azionari tutto questo sembra non interessare. Troppo ottimisti questi o troppo pessimisti gli analisti macro? La risposta non c’è, ma molte circostante inducono ad un atteggiamento di estrema prudenza.

Se mettersi contro il mercato è uno dei principali errori da evitare nella vita di un investore, è altrettanto vero che ignorare cosa sta succedendo attorno alle piazze finanziarie può essere parimenti negativo. E la fuori di ostacoli alla ripresa economica ce ne sono parecchi. Dalle tre P che scuotono gli USA in queste settimane (pandemia, proteste e politica) alle tensioni crescenti fra gli stessi Stati Uniti e la Cina. Dal rischio di una seconda ondata dell’epidemia di coronavirus alle ritrovare difficoltà dell’accordo tra UE e Gran Bretagna sulla Brexit.

Mentre tutti guardano alle palate di liquidità lanciate dalle banche centrali ed alle riaperture di negozi che rimangono però semivuoti, meglio concentrarsi sui fondamentali. Selettività e bilanciamento dovrebbero essere i punti cardinali di un investimento azionario in questo momento.

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