Trimestrali alle prese con il coronavirus

Dopo i dati macro toccherà delle trimestrali fare i conti con il coronavirus. Uno sguardo alle società quotate americane può aiutare a capire quale sia il clima che si respira.

Come al solito sono i report di FactSet a darci una mano a capire cosa attendersi dalle prime trimestrali del 2020. Due sono le analisi più interessanti. La prima riguarda le guidance mentre la seconda è relativa alle attese di utili per azioni. Entrambe le analisi riguardano le società quotate sullo S&P500.

Per indagare l’impatto che il coronavirus sta avendo sulla guidance delle società, vale a dire sulle loro aspettative future di ricavi e di utili, i ricercatori di FactSet hanno scandagliato le comunicazioni rilasciate dal 1° gennaio 2020 al 18 marzo scorso, alla ricerca di parole chiave come coronavirus e covid-19. La densità di presenza di tali parole all’interno di documenti dedicati alle aspettative future è un chiaro segnale dell’importanza dell’argomento e, altra cosa interessante, può indicarci la velocità con la quale i board aziendali hanno preso coscienza della minaccia montante.

Delle 479 società analizzate, ben 213 (il 44%) ha utilizzato nelle sue comunicazioni entrambe le parole chiave. A livello settoriale sono i consumi discrezionali, l’IT ed il settore industriale ad aver analizzato più spesso il tema. Nelle conference call, tenute soprattutto tra gennaio e febbraio, emergeva una convinzione (errata): il problema riguarda la Cina. Due i dati. Il primo è la percentuale media di esposizione verso la Cina delle società che hanno discusso di coronavirus: 6% contro una media dello S&P500 del 4,5%. Secondo, delle 213 società, solo il 27% (58) ha in qualche modo incluso nelle aspettative un impatto negativo sui conti. Il 36% (75) riteneva che ci fossero poche informazioni per modificare le proprie guidance.

C’è di più. Fra le 134 società che hanno in qualche modo discusso dell’impatto del coronavirus sui futuri conti trimestrali, solo 13 hanno rivisto le loro posizioni nel momento in cui l’epidemia è arrivata in occidente. 11 hanno sospeso le proprie valutazioni mentre la maggioranza delle società non ha comunicato alcun tipo di modifica alle proprie guidance.

Insomma sembra di capire che per la maggioranza delle società quotate sullo S&P500, dopo aver ritenuto il coronavirus una faccenda per lo più limitata alla Cina, siano ora impossibilitate a fare delle valutazioni sulle aspettative future senza prima avere i dati del primo trimestre. Anche questo è un segno di come la pandemia abbia modificato lo scenario in maniera repentina.

In questo quadro scendono anche le stime di crescita degli utili, sia per il primo che per il secondo trimestre del 2020. Se per il periodo gennaio-marzo ci si attende una flessione del 2,9%, la variazione negativa più ampia dal secondo trimestre del 2016, nel periodo aprile-giugno il calo atteso è del 3.9%. L’andamento di questo ultimo dato è significativo. A settembre 2019 (su prospettive di una felice conclusione della trattativa USA-Cina) la stima era per una crescita degli utili dell’8%.

Foto di Steve Buissinne

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