Continua il deflusso di investimenti dall’Europa, tra crescita (poca), Brexit ed europee

Mentre i dati diffusi da EPFR Global data confermano un generale deflusso di investimenti dall’Europa, Pimco da una lettura un po’ meno “rivoluzionaria” delle prossime elezioni europee.

Nella seconda settimana di febbraio i fondi azionari europei hanno subito una fuoriuscita di capitali pari a 5,9 miliardi di dollari. Si tratta del maggior disinvestimento settimanale dal 2016, la seconda maggior fuoriuscita di denaro investito dal 2010.

I dati diffusi dal rapporto EPFR Global data ci danno qualche dato in più sul sentiment degli investitori. Si scopre così che il deflusso è arrivato alla sua 5° settimana consecutiva in Germania, 574 milioni di dollari hanno salutato i fondi azionari investiti sull’azionario tedesco, il livello più alto da maggio 2018. Anche Francia ed Italia si sono allineate al trend mentre la Gran Bretagna segna un -444 milioni di dollari, portando ad un miliardo di dollari l’emorragia negli ultimi 3 mesi.

A beneficiare di questo massiccio deflusso di investimenti dall’Europa sono da un lato i paesi emergenti (+1,4 miliardi di dollari nella settimana di riferimento, la 19° settimana consecutiva con il segno più), dall’altro USA e Giappone.

Le cause di questa evidente rotazione dei portafogli azionari sono sostanzialmente tre. Da un lato le difficoltà macroeconomiche che affliggono il vecchio continente (penalizzato dalla congiuntura mondiale che ne indebolisce le esportazioni); dall’altro lato le “grane” politiche: Brexit ed elezioni europee. Se sulla prima analisti e commentatori sono concordi nel giudicare la situazione al limite della razionalità, con l’ipotesi di hard brexit che ciclicamente torna a riaffacciarsi, complice una debolezza – e confusione – politica (quasi) senza precendenti, sul fronte delle elezioni europee c’è da segnalare la posizione di PIMCO (colosso del risparmio gestito) che “raffredda” i timori sull’esito della prossima tornata elettorale.

In una nota della società, diffusa nei giorni scorsi, si sottolinea come l’eventuale vittoria dei partiti cosiddetti populisti, pur rappresentando un fattore negativo per la regione, sia piuttosto sopravvalutata nei sui effetti.

Nicola Mai e Peder Beck-Friis, gli autori della nota di PIMCO, prevedono un avanzamento del fronte populista dal 14% al 19% ma osservano come l’eterogeneità dei vari movimenti politici che si definiscono euroscettici renda pressochè impossibile un’azione “smantellatrice” delle istituzioni comunitarie. I problemi europei sono altri, sembra voler sottolineare PIMCO, a partire dalla debolezza macroeconomica e dal, mai del tutto sopito, problema del debito pubblico di alcuni paesi periferici.

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