Un colpo al cerchio e uno alla botte. Se proprio fossimo costretti a riassumere in meno di dieci parole l’ultimo report dell’OCSE, sicuramente ricorreremmo a questo vecchio modo di dire. Mercoledì scorso, infatti, l’organizzazione parigina da un lato ha alzato le stime sulla crescita mondiale, ma dall’altro ha avvertito che il combustibile che consente questa congiuntura si sta consumando.
Tradotto in numeri: l’economia globale nel 2026 dovrebbe crescere del 2,9%, un decimo di punto in più rispetto alle previsioni di giugno. Nel 2027, invece, il ritmo della crescita si potrebbe abbassare di un decimo rispetto a quanto atteso in precedenza, fermandosi al 3%.
E se quello appena descritto è il colpo al cerchio, quello alla botte non è meno interessante. Secondo l’OCSE, lo shock energetico scatenato dal conflitto in Medio Oriente è stato assorbito grazie a una combinazione di fattori: sostegni fiscali mirati da parte dei governi, la sostituzione di alcune materie prime con alternative meno esposte al Golfo, un’offerta energetica supplementare arrivata da produttori esterni all’area del conflitto e, soprattutto, l’utilizzo delle riserve strategiche di petrolio.
A latere, l’Outlook ricorda la crescita degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, un fenomeno che continua a sostenere produzione, occupazione tecnologica e commercio internazionale.
È proprio su questo equilibrio che il segretario generale Mathias Cormann ha messo in guardia: la crescita globale ha tenuto meglio del previsto, ha detto, ma le riserve che hanno permesso finora di ammortizzare lo shock si stanno esaurendo. Insomma, il peggio non è ancora alle spalle e gli strumenti usati per mantenersi a galla — per natura temporanei — non potranno reggere all’infinito.
Il quadro per area geografica racconta divergenze marcate. Gli Stati Uniti salgono al 2,2% (+0,2 punti), l’area euro all’1% (+0,2 punti), il Giappone allo 0,8%. La Cina resta ferma al 4,5%. Dentro l’Eurozona, la Spagna guida con un 2,6% che nel 2027 salirebbe ancora, al 1,8%; la Germania si assesta all’1,1% in entrambi gli anni; la Francia resta la più debole, con uno 0,4% quest’anno. L’Italia, dal canto suo, riceve una delle revisioni più consistenti: il PIL 2026 sale a 0,9%, quattro decimi in più rispetto a giugno, mentre il 2027 resta invariato allo 0,6%. L’inflazione italiana è vista al 3% quest’anno e al 2,6% l’anno prossimo, anch’essa rivista leggermente al rialzo.
Non tutto, però, va nella stessa direzione positiva. In Germania e Francia i rendimenti dei titoli di stato hanno toccato i massimi degli ultimi anni, un costo del debito crescente che si somma alla spesa pubblica ancora necessaria per i sostegni energetici. Ed è proprio sui sostegni che l’OCSE insiste: dovrebbero restare mirati sulle famiglie e imprese più esposte, temporanei, con una scadenza chiara, e senza disincentivare il risparmio energetico. Alle banche centrali, invece, il compito di tenere ben ancorate le aspettative di inflazione mentre i prezzi restano sopra l’obiettivo.
Tra i rischi che potrebbero rovesciare lo scenario, l’organizzazione ne elenca quattro: un’interruzione prolungata delle esportazioni dal Medio Oriente, shock climatici legati a un El Niño particolarmente intenso, nuovi rialzi dei rendimenti sovrani a lungo termine, oppure un ritorno sugli investimenti in intelligenza artificiale inferiore alle attese — quest’ultimo un rischio che fino a un anno fa non compariva nemmeno nei rapporti dell’OCSE, e che oggi pesa quanto un conflitto geopolitico attivo. Se le riserve energetiche si esauriscono prima che il conflitto si plachi, i prossimi outlook potrebbero raccontare una storia diversa da quella di questa settimana.
Foto di Vicki Hamilton





