Settimana economica ricca di notizie quella dal 21 al 26 settembre 2026. In Italia si “festeggia” il tetto ai prezzi del carburante introdotto da Eni e la decisione di Moody’s di confermare rating e outlook (ma attenzione alla spesa per interessi). In Europa si scalda la corsa alla successione di Christine Lagarde alla BCE, con scenari che coinvolgono anche il ruolo di capo economista. Negli Stati Uniti si parla ancora dell’incontro tra Trump e Xi, mentre Morgan Stanley è alle prese con uno spiacevole incidente per una email sbagliata. Infine Buffet e Gates avvertono rispettivamente sul dollaro e sull’intelligenza artificiale.
Italia, Moody’s conferma, Eni mette il tetto
Settimana di verifiche per i conti pubblici italiani. Moody’s ha completato la revisione periodica sull’Italia confermando di fatto il rating Baa2, senza muovere il giudizio né l’outlook: l’agenzia vede il rapporto debito/Pil stabilizzarsi intorno al 138% nel biennio 2026-2027, grazie ad avanzi primari solidi, ma segnala che la spesa per interessi salirà al 4,2% del Pil nel 2026 (dal 3,8% del 2025). Il giudizio arriva a pochi giorni da un altro dato che pesa sulla stessa partita: l’Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,08% del Pil, appena sopra la soglia europea del 3%, il che significa che l’Italia manca l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo e rinvia l’obiettivo al 2027.
Sul fronte energetico, Eni ha annunciato un tetto al prezzo dei carburanti applicato da Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 per la benzina, circa 17 centesimi sotto la media attuale, in vigore dal 28 settembre per 30 giorni con possibile proroga fino a fine anno. La misura, legata all’agevolazione fiscale sulle accise già in essere, arriva in un momento politicamente delicato per il governo, alle prese con il caro-carburanti innescato dalla tensione sui prezzi del petrolio.
Europa. BCE, una poltrono per (almeno) due
Il risiko delle nomine alla Banca centrale europea si è complicato ulteriormente. Isabel Schnabel ha annunciato l’uscita anticipata dal comitato esecutivo, con un anno di anticipo sulla scadenza naturale del mandato, per assumere un incarico al Fondo Monetario Internazionale: una mossa che restringe il campo dei candidati tedeschi e accelera i tempi sulla successione di Christine Lagarde, il cui mandato da governatore scadrebbe comunque nell’ottobre 2027. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha descritto lo scenario come una sorta di “grande accordo” complessivo, dato che nel 2027 scadranno in sequenza anche il mandato come membro del board di Lagarde e quello del capo economista Philip Lane: la partita per la presidenza, quindi, si intreccerebbe con quella per gli altri due seggi del board. I nomi più citati restano quelli dello spagnolo Pablo Hernández de Cos (Banca dei Regolamenti Internazionali), dell’olandese Klaas Knot e del presidente della Bundesbank Joachim Nagel, la cui candidatura resta però complicata dal fatto che la Commissione europea è già guidata da un tedesco.
Sul fronte macro, il rapporto mensile della Bundesbank ha certificato un rallentamento temporaneo dell’economia tedesca nel terzo trimestre, dopo la crescita registrata nei primi due: pesano fattori in gran parte transitori, dal basso livello del Reno che ostacola il trasporto merci al caro-energia legato al conflitto in Medio Oriente. La banca centrale tedesca prevede comunque una ripresa a fine anno; il rapporto di settembre affronta anche il tema delle riforme del nesso tra rischio sovrano e rischio bancario.
Regno Unito, Bailey e i tassi
Il governatore della Bank of England Andrew Bailey ha avvertito che il perdurare di prezzi energetici elevati renderà sempre più difficile evitare un rialzo dei tassi. Bailey ha spiegato che l’effetto di trasmissione dello shock energetico sui prezzi è finora rimasto contenuto, ma che l’istituto non può attendere segnali di effetti di secondo impatto sull’inflazione prima di agire. Le dichiarazioni, arrivate un giorno dopo affermazioni simili di una vice-governatrice, hanno spinto i mercati a rivedere al rialzo le probabilità di un aumento dei tassi a novembre, salite intorno all’80%.
Stati Uniti. Trump-Xi, bella cena ma…, Morgan Stanley e le mail, gli alert di Buffet e Gates
L’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping, circondato da una lunga sequenza di cerimonie e da una cena di stato, ha prodotto risultati piuttosto modesti sul piano sostanziale: i due leader hanno prorogato di due mesi, fino al 10 gennaio, la tregua commerciale in vigore tra le due economie, ma non sono stati raggiunti accordi sulle questioni più spinose legate a tecnologia e Taiwan. Trump ha parlato di un incontro “molto produttivo”, mentre gran parte della stampa internazionale ha sottolineato lo scarto tra il cerimoniale imponente e la sostanza dei risultati.
Sul fronte bancario, Morgan Stanley ha dovuto gestire un incidente delicato: un banchiere del team asiatico ha inviato per errore a dei clienti l’elenco interno di oltre cento operazioni di investment banking monitorate dalla banca in Asia, tra cui candidati a IPO da Cina, Corea del Sud e India. L’istituto ha rapidamente ritirato la comunicazione scusandosi, ma l’episodio ha coinvolto anche l’attenzione di alcune autorità di vigilanza.
Sul fronte tecnologico, Google ha reso pubblici i dettagli del Project Suncatcher, il progetto per testare data center per l’intelligenza artificiale in orbita alimentati a energia solare: il primo lancio sperimentale, con quattro chip TPU a bordo di un satellite Planet Labs, è previsto per il 1° ottobre su un razzo SpaceX Falcon 9. L’obiettivo è quello di individuare i punti critici del progetto, dall’effetto delle radiazioni solari alla dissipazione del calore nel vuoto.
Sul fronte delle dichiarazioni pesanti, Bill Gates ha rilasciato interviste usando toni allarmati sull’intelligenza artificiale, arrivando a dire che la tecnologia è abbastanza potente da poter provocare eventi capaci di causare un miliardo di morti se finisse in mani sbagliate; il fondatore di Microsoft chiede regole esterne al settore, sostenendo che l’autoregolamentazione delle aziende non basti. Nello stesso solco delle voci autorevoli, Warren Buffett – che di recente ha lasciato la carica di presidente di Berkshire Hathaway al figlio Howard – ha rinnovato il suo monito sul dollaro, definendo insostenibile nel lungo periodo l’attuale traiettoria del deficit federale statunitense (quasi 2mila miliardi di dollari nei primi undici mesi dell’anno fiscale, con un debito pubblico che ha superato i 40mila miliardi) e ricordando che la naturale tendenza dei governi è svalutare la propria moneta nel tempo.
Resto del mondo. Tutto per lo yen, Argentina verso le elezioni
Lo yen resta sotto pressione. Dopo il rialzo dei tassi della Banca del Giappone al 1,25% deciso il 18 settembre – il livello più alto in 31 anni – la valuta si è indebolita nuovamente oltre quota 159 sul dollaro, penalizzata dal rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente. Le autorità di Tokyo, dal ministro delle Finanze Katayama al responsabile valutario Mimura, hanno ribadito la disponibilità a intervenire sui mercati se necessario, mentre il governatore della banca centrale Ueda ha ammesso che i tassi di cambio pesano oggi più che in passato sulle decisioni di politica monetaria.
Sul fronte del Medio Oriente, i negoziati tra Stati Uniti e Iran proseguono a New York attorno a un percorso graduale per la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale americano; l’Iran ha proposto un piano di sette giorni per arrivare al cessate il fuoco. Secondo il Wall Street Journal, tuttavia, Trump avrebbe respinto la proposta iraniana e comunicato ai suoi collaboratori l’intenzione di riprendere i bombardamenti dopo le elezioni di metà mandato, mantenendo così alta l’incertezza sui mercati energetici.
In Sud America, l’attenzione resta sull’Argentina in vista delle elezioni di metà mandato del 26 ottobre. Dopo la pesante sconfitta del partito di Javier Milei nelle elezioni provinciali di Buenos Aires di inizio settembre, il rischio-paese misurato da JP Morgan è tornato sopra i 1.400 punti base, ai massimi degli ultimi mesi, complice anche la volatilità internazionale legata al conflitto mediorientale. Gli investitori temono che un risultato deludente alle urne di ottobre possa complicare la capacità di Milei di portare avanti le riforme strutturali necessarie a rendere permanente il consolidamento fiscale avviato dal suo governo.





