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Regno Unito, ad agosto 2026 inflazione in linea con le attese, ma aumenta pressione sui costi di produzione

Nel Regno Unito, ad agosto 2026, l’inflazione sale in linea con le attese, mentre dai prezzi alla produzione arrivano segnali di surriscaldamento. Negli Stati Uniti bene il dato sulle vendite al dettaglio, prezzi delle importazioni in accelerazione e tassi sui mutui trentennali ai massimi da maggio 2025.

L’inflazione nel Regno Unito è salita al 3,1% annuo ad agosto 2026, in crescita dal 2,9% di luglio, toccando il massimo a cinque mesi ma rimanendo in linea con le attese. La principale spinta è arrivata dal settore dei trasporti, la cui inflazione è aumentata al 4,6%, soprattutto a causa del rincaro dei carburanti. La benzina ha raggiunto 161,3 pence al litro, mentre il diesel è salito a 181,8 pence. Accelerazioni si sono registrate anche nei costi abitativi, nelle comunicazioni e nella ricreazione. L’inflazione core è tuttavia rimasta stabile al 2,6% per il quarto mese consecutivo, rimanendo sui massimi da marzo scorso. Su base mensile i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,5%, mentre la componente core è salita dello 0,3%. Sommati ai numeri dell’occupazione di ieri, i dati di oggi sembrano dare alla banca centrale la possibilità di rimandare ulteriormente l’appuntamento con un rialzo dei tassi. Ma non di molto.

Sempre ad agosto, infatti, i prezzi alla produzione dei beni manifatturieri britannici hanno accelerato al 3,7% annuo, dal 3,3% rivisto di luglio, superando le aspettative e segnando l’incremento più rapido degli ultimi tre mesi. Otto dei dieci comparti monitorati hanno contribuito positivamente alla dinamica, guidati dal forte aumento dei prezzi di coke e prodotti petroliferi raffinati, saliti del 49,1% in un contesto di maggiore pressione sui costi energetici. In rialzo anche i prezzi di metalli, prodotti metallici e macchinari, mentre hanno rallentato quelli di altri beni manifatturieri. In calo, invece, i prezzi dei veicoli e dei prodotti alimentari. Su base mensile, l’indice è aumentato dello 0,7%.

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Giappone, esportazioni oltre le attese ad agosto. Deficit sui massimi da inizio anno.

Ad agosto 2026, l’export giapponese ha accelerato del 19,3% su base annua, toccando i 10.048,4 miliardi di yen, oltre le attese. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla forte domanda di semiconduttori e componenti legati all’intelligenza artificiale. Le importazioni sono invece aumentate del 28%, raggiungendo quota 11.153,9 miliardi, ai massimi dal novembre 2022. La dinamica riflette la solidità della domanda interna e l’impatto dei prezzi energetici. Particolarmente marcato l’incremento degli acquisti di macchinari, prodotti elettronici e chimici, mentre le importazioni di greggio sono balzate del 58,7%, su quest’ultimo dato pesa anche la diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Nel complesso, il saldo commerciale resta in deficit per il quarto mese consecutivo, scendendo a -1,1 miliardi di yen, peggior disavanzo dal gennaio scorso.

Eurozona, produzione industriale frena meno del previso a luglio 2026.

La produzione industriale dell’Eurozona ha registrato a luglio 2026 una flessione dello 0,1% su base mensile, in linea con il dato di giugno ma leggermente migliore del -0,2% atteso dal mercato. La contrazione è stata determinata soprattutto dal calo dei beni di consumo non durevoli (-1,6%), mentre la crescita della produzione energetica ha rallentato fermandosi allo 0,9%. Crescono i beni intermedi (+0,3%), così come i beni strumentali (+0,5%) e i beni di consumo durevoli (+0,9%). Tra le principali economie, la produzione è diminuita in Germania (-1,5%) e Francia (-0,4%), mentre la Spagna ha segnato +0,6%. Su base annua, l’output è rimasto invariato.

Eurozona, pressione salariale in calo nel secondo trimestre 2026.

La crescita dei salari nell’Eurozona ha rallentato al 3,0% annuo nel secondo trimestre 2026, dal 3,4% del trimestre precedente. La decelerazione ha interessato industria e servizi, mentre le costruzioni hanno mantenuto un incremento del 4,1%. Tra le principali economie, i salari hanno frenato in Germania, Spagna, Italia e Paesi Bassi, mentre la Francia ha registrato una moderata accelerazione. Anche il costo orario del lavoro ha rallentato, al 3,1% dal 3,2% precedente, con la componente salariale al 3,0%. I costi non salariali, invece, hanno accelerato al 3,2%. Le costruzioni hanno evidenziato la dinamica più sostenuta, con un aumento del 3,9%.

Stati Uniti, tasso medio sui mutui trentennali sale sui massimi da maggio 2025.

Il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso negli Stati Uniti è salito al 6,97% nella settimana all’11 settembre, ai massimi da maggio 2025. L’aumento è diretta conseguenza del rialzo sui rendimenti dei Treasury, con il decennale che ieri a superato il 5%. I tassi ipotecari sono aumentati di 88 punti base dall’inizio delle operazioni militari tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La domanda di mutui ha continuato a indebolirsi: le richieste complessive sono diminuite del 4,1%, con rifinanziamenti in calo dell’8,8% e nuove richieste di acquisto dello 0,8%.

Stati Uniti, vendite al dettaglio ad agosto 2026.

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate dell’1,2% su base mensile ad agosto 2026, recuperando il calo registrato a luglio (rivisto dello 0,5%) e superando le attese del mercato fissate ad un +0,8%. La crescita è stata guidata soprattutto dalle vendite di carburanti (+3,1%) e da quelle online (+2,6%). Il dato, che ricordiamo non è corretto per l’inflazione e risente degli incrementi sui prezzi dei carburanti, evidenzia comunque una domanda interna ancora sostenuta. In questo senso è particolarmente significativo l’aumento dell’1,4% delle vendite al netto di ristorazione, auto, materiali da costruzione e carburanti (control group), vale a dire della componente utilizzata nel calcolo del PIL; si tratta nel maggio incremento mensile da settembre del 2024. Su base annua, le vendite sono cresciute del 6%.

Stati Uniti, prezzi delle importazioni ad agosto 2026.

I prezzi delle importazioni statunitensi sono aumentati dello 0,7% su base mensile ad agosto 2026, azzerando i cali dello 0,3% registrati nei due mesi precedenti e superando nettamente le attese di un incremento dello 0,4%. Nonostante il rincaro globale del petrolio e dei carburanti legato all’escalation del conflitto in Iran, l’aumento ha riguardato esclusivamente i beni non energetici, i cui prezzi sono saliti dello 0,8%. Al contrario, i prezzi dei prodotti energetici importati sono diminuiti dello 0,1%, segnando il terzo calo consecutivo. Su base annua l’aumento è stato del 7,0%, vicino al massimo a quattro anni, pari al 7,1%, raggiunto a giugno scorso. Il dato segnala il persistere di pressioni sui costi dei beni importati, con potenziali ripercussioni sull’inflazione interna.

Foto di Neri Vill

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