L’inflazione nel Regno Unito è salita al 3,1% annuo ad agosto 2026, in crescita dal 2,9% di luglio, toccando il massimo a cinque mesi ma rimanendo in linea con le attese. La principale spinta è arrivata dal settore dei trasporti, la cui inflazione è aumentata al 4,6%, soprattutto a causa del rincaro dei carburanti. La benzina ha raggiunto 161,3 pence al litro, mentre il diesel è salito a 181,8 pence. Accelerazioni si sono registrate anche nei costi abitativi, nelle comunicazioni e nella ricreazione. L’inflazione core è tuttavia rimasta stabile al 2,6% per il quarto mese consecutivo, rimanendo sui massimi da marzo scorso. Su base mensile i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,5%, mentre la componente core è salita dello 0,3%. Sommati ai numeri dell’occupazione di ieri, i dati di oggi sembrano dare alla banca centrale la possibilità di rimandare ulteriormente l’appuntamento con un rialzo dei tassi. Ma non di molto.
Sempre ad agosto, infatti, i prezzi alla produzione dei beni manifatturieri britannici hanno accelerato al 3,7% annuo, dal 3,3% rivisto di luglio, superando le aspettative e segnando l’incremento più rapido degli ultimi tre mesi. Otto dei dieci comparti monitorati hanno contribuito positivamente alla dinamica, guidati dal forte aumento dei prezzi di coke e prodotti petroliferi raffinati, saliti del 49,1% in un contesto di maggiore pressione sui costi energetici. In rialzo anche i prezzi di metalli, prodotti metallici e macchinari, mentre hanno rallentato quelli di altri beni manifatturieri. In calo, invece, i prezzi dei veicoli e dei prodotti alimentari. Su base mensile, l’indice è aumentato dello 0,7%.
Giappone, esportazioni oltre le attese ad agosto. Deficit sui massimi da inizio anno.
Ad agosto 2026, l’export giapponese ha accelerato del 19,3% su base annua, toccando i 10.048,4 miliardi di yen, oltre le attese. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalla forte domanda di semiconduttori e componenti legati all’intelligenza artificiale. Le importazioni sono invece aumentate del 28%, raggiungendo quota 11.153,9 miliardi, ai massimi dal novembre 2022. La dinamica riflette la solidità della domanda interna e l’impatto dei prezzi energetici. Particolarmente marcato l’incremento degli acquisti di macchinari, prodotti elettronici e chimici, mentre le importazioni di greggio sono balzate del 58,7%, su quest’ultimo dato pesa anche la diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Nel complesso, il saldo commerciale resta in deficit per il quarto mese consecutivo, scendendo a -1,1 miliardi di yen, peggior disavanzo dal gennaio scorso.
Eurozona, produzione industriale frena meno del previso a luglio 2026.
La produzione industriale dell’Eurozona ha registrato a luglio 2026 una flessione dello 0,1% su base mensile, in linea con il dato di giugno ma leggermente migliore del -0,2% atteso dal mercato. La contrazione è stata determinata soprattutto dal calo dei beni di consumo non durevoli (-1,6%), mentre la crescita della produzione energetica ha rallentato fermandosi allo 0,9%. Crescono i beni intermedi (+0,3%), così come i beni strumentali (+0,5%) e i beni di consumo durevoli (+0,9%). Tra le principali economie, la produzione è diminuita in Germania (-1,5%) e Francia (-0,4%), mentre la Spagna ha segnato +0,6%. Su base annua, l’output è rimasto invariato.
Eurozona, pressione salariale in calo nel secondo trimestre 2026.
La crescita dei salari nell’Eurozona ha rallentato al 3,0% annuo nel secondo trimestre 2026, dal 3,4% del trimestre precedente. La decelerazione ha interessato industria e servizi, mentre le costruzioni hanno mantenuto un incremento del 4,1%. Tra le principali economie, i salari hanno frenato in Germania, Spagna, Italia e Paesi Bassi, mentre la Francia ha registrato una moderata accelerazione. Anche il costo orario del lavoro ha rallentato, al 3,1% dal 3,2% precedente, con la componente salariale al 3,0%. I costi non salariali, invece, hanno accelerato al 3,2%. Le costruzioni hanno evidenziato la dinamica più sostenuta, con un aumento del 3,9%.
Stati Uniti, tasso medio sui mutui trentennali sale sui massimi da maggio 2025.
Il tasso medio sui mutui trentennali a tasso fisso negli Stati Uniti è salito al 6,97% nella settimana all’11 settembre, ai massimi da maggio 2025. L’aumento è diretta conseguenza del rialzo sui rendimenti dei Treasury, con il decennale che ieri a superato il 5%. I tassi ipotecari sono aumentati di 88 punti base dall’inizio delle operazioni militari tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La domanda di mutui ha continuato a indebolirsi: le richieste complessive sono diminuite del 4,1%, con rifinanziamenti in calo dell’8,8% e nuove richieste di acquisto dello 0,8%.
Stati Uniti, vendite al dettaglio ad agosto 2026.
Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono aumentate dell’1,2% su base mensile ad agosto 2026, recuperando il calo registrato a luglio (rivisto dello 0,5%) e superando le attese del mercato fissate ad un +0,8%. La crescita è stata guidata soprattutto dalle vendite di carburanti (+3,1%) e da quelle online (+2,6%). Il dato, che ricordiamo non è corretto per l’inflazione e risente degli incrementi sui prezzi dei carburanti, evidenzia comunque una domanda interna ancora sostenuta. In questo senso è particolarmente significativo l’aumento dell’1,4% delle vendite al netto di ristorazione, auto, materiali da costruzione e carburanti (control group), vale a dire della componente utilizzata nel calcolo del PIL; si tratta nel maggio incremento mensile da settembre del 2024. Su base annua, le vendite sono cresciute del 6%.
Stati Uniti, prezzi delle importazioni ad agosto 2026.
I prezzi delle importazioni statunitensi sono aumentati dello 0,7% su base mensile ad agosto 2026, azzerando i cali dello 0,3% registrati nei due mesi precedenti e superando nettamente le attese di un incremento dello 0,4%. Nonostante il rincaro globale del petrolio e dei carburanti legato all’escalation del conflitto in Iran, l’aumento ha riguardato esclusivamente i beni non energetici, i cui prezzi sono saliti dello 0,8%. Al contrario, i prezzi dei prodotti energetici importati sono diminuiti dello 0,1%, segnando il terzo calo consecutivo. Su base annua l’aumento è stato del 7,0%, vicino al massimo a quattro anni, pari al 7,1%, raggiunto a giugno scorso. Il dato segnala il persistere di pressioni sui costi dei beni importati, con potenziali ripercussioni sull’inflazione interna.
Foto di Neri Vill





