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Cina, produzione regge ma domanda interna e investimenti restano deboli

Cina, produzione regge ma domanda interna e investimenti restano deboli

I numeri di settembre 2026 confermano una fase delicata per l’economia della Cina, con la produzione che regge mentre domanda interna e investimenti continuano a rimanere deboli. In Germania migliora l’indice Zew. Negli USA, invece, l’Empire State Index di settembre delude le attese.

La produzione industriale in Cina ha registrato ad agosto un’accelerazione più marcata del previsto, crescendo del 5,2% annuo dal 4,5% di luglio e superando le attese del 4,8%. Il miglioramento è frutto soprattutto dal manifatturiero, salito al 6,1%, con contributi particolarmente solidi da tecnologia, mezzi di trasporto, macchinari ed elettronica. Più debole, invece, il comparto minerario, penalizzato dalla contrazione dell’estrazione di carbone. Nel complesso, il dato conferma una discreta capacità del settore produttivo di mantenere lo slancio: nei primi otto mesi dell’anno, la produzione industriale è cresciuta del 5,3%, mentre su base mensile l’incremento è stato dello 0,54%.

Sul fronte dei consumi, invece, la situazione resta fragile. Le vendite al dettaglio sono aumentate appena dello 0,4% annuo ad agosto 2026, rallentando dal +0,6% di luglio e risultando inferiori alle aspettative (+0,8%). La debolezza è particolarmente evidente nei beni discrezionali: le vendite di automobili sono crollate del 18,5%, mentre mobili, materiali da costruzione e gioielli hanno registrato contrazioni significative. Al netto delle auto, tuttavia, la crescita raggiunge il 2,5%, evidenziando una domanda sottostante meno debole. Positivi soprattutto gli acquisti di apparecchiature per comunicazione. Nel complesso, il dato segnala una ripresa dei consumi ancora disomogenea e poco robusta.

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Ancora una volta, però, è il fronte degli investimenti a rimanere il principale elemento di vulnerabilità dell’economia cinese. Gli investimenti fissi sono diminuiti del 7,2% nei primi otto mesi del 2026, accentuando il calo del 6,7% registrato fino a luglio. Il settore immobiliare continua a rappresentare il maggiore freno, con investimenti crollati del 19,9%, riflettendo la persistente debolezza della domanda abitativa, la discesa dei prezzi e le difficoltà finanziarie degli sviluppatori. Anche infrastrutture e manifattura hanno peggiorato.

Nel complesso, i dati di oggi suggeriscono che, nonostante la tenuta della produzione, la domanda interna cinese e soprattutto il ciclo degli investimenti rimangono sotto pressione.

Gran Bretagna, disoccupazione stabile a luglio 2026 e scende pressione sui salari.

Il mercato del lavoro britannico conferma una fase di progressivo raffreddamento, pur senza un deterioramento marcato. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,9% nei tre mesi a luglio, stabile per il quarto periodo consecutivo e leggermente migliore delle attese. Il numero dei disoccupati è però aumentato, nonostante l’occupazione abbia continuato a crescere, sostenuta soprattutto dai rapporti full-time. Anche il tasso di inattività è sceso marginalmente al 20,9%, delineando un quadro ancora resiliente. Più evidente il rallentamento sul fronte salariale: la crescita delle retribuzioni medie, inclusi i bonus, è scesa al 3,9% annuo dal 4,2%, con la dinamica del settore privato ai minimi da fine 2020. Al contrario, la crescita salariale pubblica ha accelerato al 6,6%. In termini reali, gli stipendi sono aumentati appena dello 0,9%, indicando una moderazione delle pressioni sul reddito e sull’inflazione.

Germania, indice Zew migliora a settembre ma meno delle attese.

L’indice ZEW in Germania è salito a 34,7 nel mese di settembre 2026, ai massimi da febbraio, ma sotto le attese del mercato fissate a 37. Il sentiment degli investitori tedeschi continua a beneficiare delle prospettive di stimolo fiscale e delle misure a sostegno delle esportazioni, mentre restano rilevanti i rischi legati agli elevati costi energetici e alle tensioni geopolitiche. Il miglioramento è particolarmente evidente nei comparti finanziari, con assicurazioni e banche favoriti dal livello dei tassi. Più fragile, invece, il quadro per acciaio, metallurgia e automotive. Anche la valutazione delle condizioni correnti ha registrato un deciso progresso, portandosi a -47,1, massimo da giugno 2023. Nel complesso, il dato segnala un’economia che mostra i primi segnali di stabilizzazione, ma che rimane ancora caratterizzata da una marcata eterogeneità settoriale e da rischi esterni significativi.

Stati Uniti, indice Empire State di settembre 2026 scende oltre le attese.

Il settore manifatturiero dell’area di New York registra a settembre 2026 un rallentamento dell’attività, con l’Empire State Manufacturing Index sceso a 7,6 da 20,6, risultato ben al di sotto delle attese. I nuovi ordini sono cresciuti solo marginalmente, mentre le spedizioni hanno rallentato e gli ordini inevasi sono aumentati, anche per il significativo allungamento dei tempi di consegna. Sul fronte occupazionale il quadro resta solido, con un netto incremento dell’indice relativo alle ore settimanali lavorative. Preoccupa invece la componente dei costi: l’indice dei costi di produzione è salito a 63,1, vicino ai massimi recenti. Nonostante le pressioni inflazionistiche, le imprese mantengono un cauto ottimismo, prevedendo nei prossimi mesi un rafforzamento di ordini, spedizioni e occupazione.

Foto di PublicDomainPictures

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