È stata una settimana economica, quella dal 26 al 31 gennaio 2026, densa di novità sui mercati finanziari, con l’Italia che ha incassato un miglioramento dell’outlook da parte di S&P, l’Europa che continua a fare i conti con sfide strutturali, e gli Stati Uniti alle prese con turbolenze politiche e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Italia, segnali positivi da economia e S&P
Nel tardo pomeriggio di ieri, S&P Global Ratings ha alzato l’outlook dell’Italia da “stabile” a “positivo”, pur confermando il rating a BBB+. Non si tratta ancora di una promozione vera e propria, ma la porta è aperta. L’agenzia ha apprezzato la resilienza del settore privato e i progressi sui conti pubblici. Il deficit dovrebbe scendere al 2,9% del PIL quest’anno per poi calare al 2,7% entro il 2029, mentre il debito pubblico – attualmente al 136% – inizierà finalmente a scendere dal 2028. La crescita resta modesta ma stabile: circa lo 0,8% all’anno tra il 2026 e il 2028.
Sempre ieri, sono arrivati anche i dati Istat sul PIL, che hanno confermato il momento positivo. Nel quarto trimestre 2025 la crescita è stata dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, chiudendo l’anno a +0,7% – meglio delle stime governative che prevedevano +0,5%. Questo significa anche che partiamo con il piede giusto per il 2026: la crescita già acquisita per quest’anno è dello 0,3%, oltre il 40% dell’obiettivo annuale.
Sul fronte del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6% a dicembre, segnando il livello più basso dal 2004, vale a dire da quando sono iniziate le rilevazioni. Un dato che conferma il buon andamento del mercato del lavoro italiano.
Europa: Luci e Ombre da Francoforte a Londra
Guardando al resto d’Europa, l’Eurozona ha chiuso il 2025 con una crescita dell’1,5%, il doppio di quella italiana. La Spagna continua a correre con un +2,8%, mentre la Germania, a fatica torna a crescere dopo un trimestre piatto. L’Italia, pur rimanendo sotto la media europea, ha almeno riagganciato il passo continentale nell’ultima parte dell’anno.
Deutsche Bank ha vissuto giorni convulsi. Martedì 28 gennaio circa 30 agenti dell’Ufficio federale di polizia criminale tedesco sono entrati nella sede centrale di Francoforte e in una filiale a Berlino. L’accusa: aver segnalato in ritardo alle autorità operazioni sospette legate a società riconducibili all’oligarca russo Roman Abramovich, finito nella lista delle sanzioni UE dal 2022.
Il giorno dopo, però, la banca ha presentato conti da record. L’utile ante imposte per il 2025 ha raggiunto 9,74 miliardi di euro, in crescita dell’84% rispetto all’anno precedente, mentre l’utile netto si è attestato a 6,12 miliardi. È il miglior risultato dal 2007 e il sesto anno consecutivo di utili. L’amministratore delegato Christian Sewing ha dichiarato: “Abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi per il 2025.”
Oltremanica, le prospettive restano invece poco entusiasmanti. Morgan Stanley prevede per il Regno Unito una crescita fiacca dello 0,9% nel 2026, con la disoccupazione in aumento e segnali di recessione nel settore privato. Il governo ha annunciato un piano da oltre 100 miliardi di sterline per rilanciare la crescita economica.
Stati Uniti: Fed, un Nuovo Presidente e lo Shutdown
Dall’altra parte dell’Atlantico, mercoledì 28 gennaio la Federal Reserve ha mantenuto i tassi di interesse invariati al 3,50-3,75%, mettendo in pausa dopo tre tagli consecutivi. La decisione non è stata unanime: due governatori hanno votato contro, preferendo un taglio. Jerome Powell ha descritto un’economia che cresce a ritmo “solido” e ha ribadito l’importanza dell’indipendenza della banca centrale, un messaggio neanche troppo velato all’amministrazione Trump.
Lo scontro tra la Casa Bianca e la Fed è culminato venerdì 30 gennaio con l’annuncio della nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della banca centrale. Il 55enne Warsh, che fu il più giovane governatore della Fed nella storia quando entrò nel board nel 2006 a soli 35 anni, dovrebbe sostituire Powell a maggio. In passato era considerato un “falco” sull’inflazione, ma di recente ha abbracciato posizioni più vicine a quelle di Trump, favorevoli a tassi più bassi. La nomina dovrà essere confermata dal Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata.
Nella notte tra venerdì e sabato è scattato un nuovo shutdown parziale del governo federale. Il Senato ha approvato il finanziamento di cinque delle sei agenzie governative, ma ha lasciato fuori il Department of Homeland Security, al centro di polemiche per le operazioni anti-immigrati dell’ICE dopo i fatti di Minneapolis. Il dipartimento avrà solo un finanziamento temporaneo di due settimane mentre proseguono le trattative. La Camera dovrebbe votare lunedì, e lo shutdown dovrebbe essere breve.
Sul fronte aziendale, la settimana è stata dominata dalle trimestrali delle Big Tech. Microsoft, Meta e Tesla hanno presentato i conti mercoledì sera, seguite da Apple giovedì. Il tema centrale: gli investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale stanno dando i frutti sperati? Meta ha annunciato piani di spesa fino a 135 miliardi di dollari per data center e infrastrutture AI, ricevendo il plauso del mercato grazie a una guidance sui ricavi molto solida. Microsoft invece ha visto le azioni crollare oltre il 10% per le preoccupazioni sui costi elevati e il rallentamento della crescita del cloud. I mercati sembrano chiari: premiano chi dimostra ritorni concreti sugli investimenti, non chi si limita a spendere.
Mercati finanziari: il rally di oro e argento si ferma bruscamente
I metalli preziosi hanno vissuto una settimana da montagne russe. Dopo un rally che aveva portato oro e argento a toccare massimi storici mai visti – con l’argento che mercoledì 29 gennaio aveva raggiunto 121,68 dollari l’oncia e l’oro che aveva sfondato quota 5.500 dollari – venerdì 30 gennaio i prezzi hanno subito una brusca correzione. L’argento è crollato del 31% a 78,7 dollari, mentre l’oro ha perso il 9,7% scivolando a 4.829 dollari.
Il crollo è arrivato in coincidenza con l’annuncio della nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed, che ha raffreddato l’euforia che aveva caratterizzato gennaio. Dopo un mese in cui l’oro aveva guadagnato oltre il 20% (la miglior performance mensile dal gennaio 1980) e l’argento aveva segnato un balzo del 55% (il maggior rialzo mensile mai registrato), i mercati hanno preso profitto in modo massiccio. UBS, che proprio in questi giorni aveva alzato il target dell’oro a 6.200 dollari l’oncia, ha sottolineato come la volatilità estrema richieda maggiore cautela, pur rimanendo ottimista sulle prospettive di lungo termine dei metalli preziosi come bene rifugio.
Una settimana economica che conferma come il mondo dell’economia stia navigando tra opportunità e incertezze: l’Italia che recupera credibilità sui mercati internazionali, l’Europa che cresce ma a velocità diverse, gli Stati Uniti alle prese con tensioni istituzionali senza precedenti e la corsa globale all’intelligenza artificiale che ridisegna gli equilibri del settore tecnologico.







