Negli Stati Uniti cresce l’attesa per la decisione della Corte Suprema sulla legalità dei dazi imposti da Trump, con una sentenza che potrebbe costringere l’amministrazione a rimborsare tra 750 miliardi e un trilione di dollari agli importatori. Durante le udienze di inizio novembre, la maggioranza dei giudici, sia conservatori che progressisti, ha mostrato scetticismo sull’autorità del presidente di imporre dazi così estesi.
Nel frattempo, mentre il dibattito giuridico prosegue, i dazi attivi stanno lentamente fluendo nel sistema economico americano, e adesso cominciano ad emergere i primi dati concreti sul loro impatto. È proprio su questi numeri che si concentra un recente studio del Peterson Institute for International Economics (PIIE), che offre un’analisi dettagliata di come importazioni ed esportazioni statunitensi siano cambiate dopo l’introduzione dei dazi di Trump.
L’elemento più interessante dello studio è riassunto in questo dato: le importazioni totali negli Stati Uniti sono aumentate di circa il 25% tra gennaio e marzo 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Un comportamento che va esattamente nella direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati dall’amministrazione Trump.
La spiegazione principale di quello che sembra a tutti gli effetti un paradosso, risiede nel comportamento anticipatorio degli importatori americani, che hanno accelerato gli acquisti per accumulare scorte prima che i dazi entrasse pienamente in vigore. Anche nei mesi successivi all’introduzione dei dazi principali – da aprile a luglio 2025 – le importazioni di prodotti chiave come macchinari, strumenti ottici, prodotti animali e alimentari preparati hanno continuato a crescere rispetto ai livelli dell’anno precedente. L’unica categoria che ha mostrato una diminuzione significativa è stata quella dei mezzi di trasporto, principalmente automobili, camion e componenti.
C’è di più. I ricercatori del PIIE hanno riscontrato una correlazione debole e statisticamente non significativa tra gli aumenti delle entrate tariffarie e le diminuzioni del volume commerciale. In altre parole, anche quando i dazi sono aumentati in modo sostanziale, questo non si è necessariamente tradotto in una riduzione proporzionale delle importazioni. Solo due categorie hanno mostrato una chiara relazione tra dazi più alti e importazioni più basse: i beni manufatti vari (che includono molti prodotti di consumo) e le attrezzature di trasporto.
Se l’effetto dei dazi sulle importazioni sembra al momento latitare, lo stesso non si può dire sul fronte delle esportazioni. Le esportazioni reali della maggior parte dei principali prodotti sono diminuite in percentuali variabili tra aprile-luglio 2024 e aprile-luglio 2025, una conseguenza imprevista dell’aumento dei costi o della minore disponibilità di input intermedi causati dai dazi di Trump, suggerisce il PIIE.
La correlazione negativa tra l’aumento delle entrate tariffarie e la diminuzione del volume delle esportazioni si è rivelata statisticamente significativa e persino più forte della correlazione con le importazioni. Questo riflette una realtà economica ben nota agli esperti ma spesso ignorata nel dibattito pubblico: le importazioni spesso fungono da input intermedi per le esportazioni nello stesso gruppo di prodotti, quindi costi più elevati degli input penalizzano le esportazioni.
Lo studio del PIIE dipinge un quadro complesso e sfumato dell’impatto dei dazi di Trump. Lungi dal ridurre drasticamente le importazioni e rilanciare la produzione domestica, i primi mesi di applicazione dei dazi hanno mostrato effetti limitati sulle importazioni totali e conseguenze negative non previste sulle esportazioni americane.
Mentre la Corte Suprema si prepara a emettere una sentenza che potrebbe cambiare radicalmente il panorama, questi dati offrono un’istantanea preziosa di come la realtà economica spesso diverga dalle aspettative politiche, ricordandoci che nel commercio internazionale ogni azione genera reazioni complesse e non sempre prevedibili.
Foto di Claudia Peters







