Nell’odierna riunione di politica monetaria la Bank of Japan (BoJ) ha mantenuto invariati i tassi a breve termine allo 0,5%, una mossa attesa dai mercati, ma accompagnata da un un cambiamento significativo sull’agenda del programma di Quantitative Tightening (QT). L’obiettivo di riduzione degli acquisti di titoli di Stato – fino a oggi fissato a 400 miliardi di yen per trimestre – sarà dimezzato a 200 miliardi all’avvio del prossimo anno fiscale, ossia da aprile 2026.
Perchè questa decisione sul QT?
I rendimenti dei titoli giapponesi a 30 e 40 anni hanno recentemente toccato i livelli più alti degli ultimi 12 anni, spingendo la BoJ a riconsiderare il ritmo del tapering. Questa pressione è dovuta principalmente alle aspettative di una normalizzazione monetaria, sia in Giappone che a livello globale, che hanno spinto gli investitori a chiedere premi di rischio più elevati. Inoltre, il Giappone è il Paese con il debito pubblico più alto tra le economie avanzate, con un rapporto debito/PIL che supera il 250%. Una riduzione troppo aggressiva degli acquisti da parte della BoJ rischierebbe di destabilizzare un mercato del debito già sotto stress, rendendo più costoso il rifinanziamento del debito stesso e mettendo in difficoltà anche gli operatori istituzionali domestici, come fondi pensione e assicurazioni, fortemente esposti sui titoli di Stato a lunga scadenza.
Uno sguardo anche al contesto macro incerto e all’inflazione
Il rallentamento globale dovuto ai dazi USA e agli effetti inflazionistici dei prezzi alimentari domestici hanno reso l’economia giapponese più fragile. Il board della BoJ ha quindi scelto di moderare la stretta per tutelare crescita e stabilità finanziaria. Nonostante l’inflazione core raggiunga il 3,5% ad aprile, ancora ben sopra l’obiettivo del 2%, la banca centrale giapponese ritiene che l’economia possa sostenere un percorso graduale verso la normalizzazione monetaria.
Quali saranno gli effetti di questa scelta della BoJ sul QT?
Il primo effetto dovrebbe necessariamente manifestarsi sui mercati obbligazionari, una riduzione più moderata del QT da parte della BoJ dovrebbe contenere nuove impennate dei rendimenti, fornendo un “respiro” ai mercati. Ma la strategia adottata dalla BoJ fa pensare a una banca centrale pronta a intervenire in caso di eccessiva volatilità, aspettativa che dovrebbe contribuire a stabilizzare lo yen. Infine, banche e assicurazioni giapponesi, sensibili sugli asset obbligazionari a lungo termine, dovrebbero beneficiare di un andamento meno irruento nei rendimenti.
La BoJ ha scelto un approccio prudente: mantenere stabile il costo del credito a breve termine, proseguire il QT ma con un ritmo più attenuato. Le autorità sembrano intenzionate a evitare shock di mercato, pur continuando a contrastare l’inflazione e preparandosi a future mosse restrittive, se necessario.
Foto di Maccabee







