Il conto salato di un anno e mezzo di pandemia per l’economia globale

La conta dei danni è già partita. Quanto è costato all’economia globale un anno e mezzo di pandemia? A tentare questo calcolo, purtroppo ancora parziale, è un recente studio pubblicato dal CEPR.

Nell’ottobre del 2019 le proiezioni sulla crescita dell’economia globale nel 2020 erano del 3.4%. Un anno e qualcosa dopo la prima stima del PIL mondiale mostrava una flessione su base annua del 3.5%, la più grande dopo la seconda guerra mondiale. Questo significa che un anno e mezzo di pandemia, fermandoci solo ai numeri del breve periodo, ha avuto un costo, in termini di perdita di PIL mondiale, del 7% rispetto al 2019. Ma i danni causati dal virus SARS-COV2 non si fermano all’oggi, lo sappiamo bene. Secondo l’FMI il PIL mondiale nel 2024 viaggerà oltre i 3 punti percentuali sotto il livello stimato nel pre-pandemia. Differenza che tocca i 6 punti percentuali se consideriamo soltanto i paesi emergenti ed in via di sviluppo.

Ma vi sono costi che l’economia globale sconterà su orizzonti temporali ancora più lunghi. A darci qualche dato in proposito ci hanno pensato Eduardo Levy Yeyati e Federico Filippini che nel loro “Pandemic divergence: The social and economic costs of Covid-19“, pubblicato dal CEPR, provano a stilare una sorta di inventario dei costi, mostrando come l’impatto sarà molto disomogeneo e colpirà più duro sui paesi emergenti.

I due ricercatori hanno provato a valutare quattro voci di costo: la perdita di PIL, la spesa pubblica, il costo economico delle vite umane perdute in questi mesi ed il costo in termini di crescita del capitale umano dovuto alla chiusura delle scuole ed all’interruzione dei percorsi di formazione.

I numeri sono impressionanti. Prendendo come orizzonte temporale il decennio 2020-2030, emerge che la perdita di PIL, attualizzata al tasso dello 0%, risulta superiore al 50%, con punte che per le economie emergenti arrivano oltre l’80%. E le cose potrebbero essere andate ancora peggio se non ci fosse stato un intervento statale massiccio, un intervento che su scala globale ha toccato un valore pari al 15% del PIL.

Uno dei punti più tristi della vicenda pandemica riguarda le morti causate dal coronavirus. In questi giorni, grazie al lavoro dell’Economist, stanno emergendo cifre spaventose. Il computo dei morti totali, analizzando le serie storiche di mortalità dei vari paesi, potrebbe essere di molte volte maggiore a quello ufficiale: dai 7 ai 13 milioni (contro i 3,3 milioni ufficialmente stimati oggi). Oltre all’incalcolabile danno affettivo e sociale di queste morti, c’è – infinitamente meno importante – un costo anche per l’economia. Lo studio, ipotizzando un valore medio di 5 milioni di dollari a persona, calcola un danno complessivo pari a oltre 16 punti di PIL.

L’ultima voce di costo, sulla quale ci siamo soffermati più volte, riguarda la perdita di capitale umano dovuta alla sospensione delle attività scolastiche e formative che, nel periodo più duro della crisi, ha costretto oltre 1,6 miliardi di bambini e ragazzi a non andare a scuola. Un costo in termini di reddito futuro pari a 10 trilioni di dollari (12% del PIL mondiale).

Il lavoro di Eduardo Levy Yeyati e Federico Filippini ci ricorda, con l’esplicito linguaggio dei numeri, quanto la pandemia abbia colpito duramente in questi mesi sull’economia globale. Un monito a far si che il mondo non si faccia più trovare completamente impreparato di fronte a fenomeni come questo.

Foto di Miroslava Chrienova

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