Dal climate change rischi anche per il sistema finanziario

Niente è immune dai potenziali effetti negativi del climate change, nemmeno la stabilità del sistema finanziario USA. Questo l’avvertimento che arriva da un rapporto commissionato dalla CFTC.

Se non si agisce con forza ed in tempi rapidi gli effetti del climate change diventeranno una minaccia per la stabilità del sistema finanziario statunitense. Questa è, in estrema sintesi, la conclusione a cui arriva un report presentato qualche settimana fa alla Commodity Futures Trading Commission, il primo nel suo genere ad essere illustrato davanti ad un organo di controllo finanziario. Ne ha dato notizia, settimana scorsa, il Wall Street Journal che non ha mancato di sottolineare come, in tempi di campagna elettorale, il documento sia stato accolto da molti dubbi da parte repubblicana e da forte interesse democratico.

Ma cosa dice il documento? Il gruppo di lavoro diretto da Bob Litterman parte dall’attualità. Dagli incendi che devastano la costa occidentale degli Stati Uniti, alle stagioni degli uragani sempre più anticipate ed “affollate” di fenomeni estremi. Il cambiamento climatico in atto è sotto gli occhi di tutti; sempre più veloce e drastico. Un fenomeno, afferma il report, che oltre ai danni materiali ed umani pone una seria minaccia alla crescita economica futura e, parallelamente, alla stabilità del sistema finanziario. Secondo Bob Litterman i mercati non stanno prezzando tutti i rischi legati al climate change. Un po’ per mancanza di indirizzo politico ed un po’ perchè tanti di questi rischi non sono al momento identificabili.

Come dimostra la combinazione incendi/uragani, la sequenza di eventi estremi può interessare contemporaneamente diverse zone geografiche ed impattare su diversi settori ed asset. Ricordando le due grandi classi di rischio collegate al cambiamento climatico (i rischi fisici e quelli di transizione), il documento cita le possibili conseguenze negative sul settore immobiliare, sulla salute e sulla capacità lavorativa dei cittadini americani, sulle conseguenze che una minore produttività può avere sulla domanda e sull’offerta.

Senza alcun controllo, questa onda distruttiva andrà fatalmente ad abbattersi sul sistema finanziario. Basti solo pensare alla perdita di garanzie dovuta alla distruzione dei beni fisici, all’aumento degli esborsi delle compagnie assicurative, ai repentini effetti sui profitti aziendali e le conseguenti reazioni dei mercati borsistici.

Cosa possono fare il settore finanziario e gli organi di controllo competenti? Il report è ben consapevole che i mercati finanziari non possono modificare i sistemi produttivi. Ma possono spostare capitali e dovrebbero essere incentivati a farlo. Anche attraverso il mercato dei derivati, che potrebbe introdurre nuovi strumenti legati al tema ESG.

Ma il grande intervento, quello più necessario, sottolinea la parte più “politica” del documento, è di tipo fiscale. L’attuazione di una carbon tax è l’unico metodo efficace – e relativamente veloce – per incentivare la transazione verso un sistema produttivo sostenibile. Il documento, per certi versi quasi un programma politico sul tema, contiene ben 53 raccomandazioni a banche, gestori ed altri soggetti economici.

Foto di Gerd Altmann

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