Banche centrali. BoJ vede spiragli di miglioramento. BoE rimane ferma.

Dopo la FED ieri sera, altre banche centrali confermano le proprie posizioni. La Boj vede spiragli di miglioramento per l’economia nipponica, la BoE lascia aperte tutte le possibilità per future nuove manovre. Questo ed altro nella K Briefing di oggi.

Nuova Zelanda in recessione, Austrialia migliora mercato del lavoro. Il secondo trimestre del 2020 lascia un segno pesante anche nell’economia neozelandese. Il -12.4% su base annua (-12.2% su base trimestrale) manda il paese in recessione tecnica (dopo il -0.1% dei primi tre mesi dell’anno). Non occorre neanche dire che si tratta di un calo record, mai registrato dalle serie storiche nazionali. Tuttavia le indicazioni che arrivano dai sondaggi PMI sembrano in linea con un rimbalzo del prodotto interno lordo già a partire dal terzo trimestre. Niente però che possa evitare il rosso a fine 2020.

In Australia, ad agosto, il tasso di disoccupazione scende a sorpresa dai massimi a 22 anni raggiunti in luglio. Il 6.8% è il dato più basso dall’aprile scorso. Dato confortato dall’aumento degli occupati, che salgono contro ogni attesa di 111 mila unità.

Banche centrali. BoJ vede spiragli di miglioramento. Dopo le parole di J Powell che inchiodano i tassi statunitensi ai minimi per almeno 3 anni, nella notte arrivano anche le parole del governatore della Banca Centrale del Giappone. Al “severe state” dell’economia nipponica sottolineato già ad agosto, si aggiunge un ma; ed è un ma carico di speranza. Per la BoJ, che intravede miglioramento macro, il Giappone avrebbe intrapreso la via – lenta lenta – della ripresa. La politica monetaria al momento non cambia, in attesa di capire quali novità potrà apportare l’appena insediato governo di Yoshihide Suga.

Banca d’Inghilterra, niente modifiche alla politica monetaria. Con una decisione unanime, la BoE mantiene invariati tassi e QE ma lasciando aperta ogni opzione su nuovi interventi più in la nel corso dell’anno (prende quota l’ipotesi tassi negativi). Non hanno impressionato, quindi, gli ultimi dati macro usciti in settimana. Secondo il governatore Andrew Bailey l’economia sta reagendo, pur in un quadro che, per i prossimi mesi, rimane incerto. Il terzo trimestre è visto in contrazione (su base annua) del 7%, un punto abbondante in meno della precedente stima. Anche l’istituto britannico lancia il suo messaggio agli operatori economici ed ai mercati: i tassi non torneranno a salire se non dopo che ci saranno evidenti e stabili segnali di ripresa dell’economia.

USA, sussidi di disoccupazione stabili. Poche decine di migliaia in meno rispetto a 15 giorni fa. Questo il dato sui sussidi di disoccupazione richiesti negli Stati Uniti settimana scorsa; 860 mila in più, un numero sostanzialmente stabile da tre settimane a questa parte. Dopo il primo riassorbimento, l’economia stenta a trovare il ritmo per recuperare maggior occupazione e la situazione rimane pesante. Basti sempre ricordare che il picco di richieste nel corso del 2009 fu di oltre 100 mila unità in meno rispetto ai numeri attuali. Quota 12 milioni per i sussidi continuativi, meglio delle attese.

USA, Philly Fed in linea con attese, ma tendenza è al ribasso. L’indice dell’attività manifatturiera dell’area di Philadelphia si ferma a 15 nel mese di settembre, un dato in linea con le attese ma che mostra una tendenza non del tutto rassicurante. Si tratta infatti della peggior lettura da maggio scorso. Da quel 27.5 la successione è costantemente al ribasso. Guardando alle componenti, se da un lato le aspettative sui prossimi 6 mesi continuano a migliorare, dall’altro lato si registra un peggioramento del sottoindice sull’occupazione ed un sensibile aumento della voce prezzi (sia input che di vendita).

Foto di Masashi Wakui

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