FED e BCE, attendiste nell’incertezza

La scorsa settimana sono stati pubblicati i verbali delle riunioni di metà luglio di FED e BCE. Dalle carte emerge, in un clima di grande incertezza, la volontà di attendere prima di prendere qualsiasi altra decisione.

La Banca Centrale Europea guarda con attenzione, e con una certa dose di preoccupazione, all’autunno imminente. Questo il segnale che emerge dal verbale dell’ultima riunione del board dell’istituto di Francoforte, svoltasi a metà luglio scorso.

Se da un lato il board non può che annotare il recente tentativo di stabilizzazione della congiuntura, con i primi segnali di rimbalzo dall’abisso economico toccato in primavera, dall’altro lato non sfugge all’orizzonte il rischio di una complessa congiunzione che può rallentare vistosamente ogni tentativo di ripresa economica dell’area. Nei prossimi mesi, infatti, cominceranno a venir meno i piani di emergenza messi in atto dai governi europei per sostenere il reddito dei lavoratori. Salvo prolungamento delle misure, ciò si tramuterà in un aumento, sensibile, della disoccupazione. Allo stesso tempo anche gli aiuti alle imprese potrebbero subire una considerevole riduzione, esponendo le realtà più deboli al rischio di fallimento.

Un quadro di turbolenze che condizioneranno le mosse della BCE. Dai verbali emerge la volontà di continuare con il sostegno alla liquidità attraverso il PEPP creato a marzo scorso. Il programma, che permette alla banca centrale l’acquisto di titoli fino ad un massimo di 1,35 trilioni di euro, scadrà a giugno del 2021. Opinioni differenti emergono proprio sul tetto massimo, quegli 1,35 trilioni di euro, che secondo alcuni rappresenterebbero un livello massimo oltre il quale non andare – ipotizzando quindi di utilizzarne il meno possibile – mentre, secondo altri, sarebbero una sorta di target da raggiungere entro l’estate del prossimo anno.

Al di là dell’oceano, invece, la discussione sembra più orientata al dopo crisi piuttosto che all’attuale fase di gestione. Nella riunione di luglio la FED ha procrastinato qualsiasi comunicazione circa le linee guida di politica monetaria che verranno seguite nei prossimi mesi. Il clima di incertezza, tra andamento volatile dei contagi e mercato del lavoro debole, ha suggerito all’istituto governato da J Powell di non “compromettersi” troppo presto con nuove guidance.

Posto che la pandemia avrà effetti di breve e medio termine sull’economia americana e che, è scritto nel verbale, la possibile ristrutturazione di molte attività economiche potrebbe portare ad un rallentamento per un discreto periodo di tempo della crescita della capacità produttiva. Posto tutto questo, l’impostazione della politica monetaria dovrebbe rimanere ancora espansiva per diversi mesi, continuando con le attività già deliberate e senza ricorrere allo Yield Curve Control, di cui molti membri del board non ravvedono significativi vantaggi.

Quando cambiare rotta? Dalla minute della FED appare evidente la volontà di comportarsi in maniera differente dal passato, in linea con la revisione della strategia di politica monetaria che dovrebbe oramai essere all’ultimo chilomentro. Adottare un atteggiamento più flessibile rispetto all’inflazione ed attendere il superamento di determinati livelli target dei prezzi e del mercato del lavoro. Questi sono gli spunti dai quali, a partire da settembre, la banca centrale statunitense proverà a rispondere alla nuova fase della crisi innescata dal covid-19.

Fed e BCE sembrano quindi navigare a vista. Impossibilitate, dato l’alto grado di incertezza, a comunicare una guidance netta per i prossimi mesi.

Foto di skeeze

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