Dove c’è boom economico c’è epidemia?

Determinate condizioni economico-sociali possono favorire l’insorgenza di crisi sanitarie in stile covid-19? Capirlo può migliorare il modo di affrontare gli effetti della diffusione di molte malattie trasmissibili, sia in termini di efficacia che di tempistica. Uno studio mette in relazione boom economico e la diffusione di una epidemia.

Lo studio della familiarità ad un determinato tipo di malattia consente al paziente ed al medico curante di predisporre il corretto percorso di prevenzione. Un percorso che permette di intercettare i primi sintomi e ridurre le conseguenze della patologia.

Una cosa simile può essere fatta anche in ambito economico? In particolare sarebbe utile, vista l’esperienza covid-19, capire se esistono delle condizioni economico-sociali che facilitano la diffusione di una epidemia. Una recente ricerca di Sara Markowitz, Erik Nesson e Joshua J. Robinson ha cercato di evidenziare eventuali relazioni tra boom economico ed epidemia, i risultati sono molto interessanti.

Già la storia ci ricorda come le grandi pandemie, a partire dalla morte nera del 1300, si siano diffuse in epoche di relativa espansione economica e lungo le principali vie del commercio, sfogando la loro virulenza soprattutto nei grandi aggregati urbani. Covid-19 si sta comportando in maniera simile, con una diffusione che ha seguito le nuove grandi direttrici del commercio internazionale.

Sara Markowitz ed i suoi colleghi hanno provato ad analizzare il comportamento di una delle malattie trasmissibili più comuni, l’influenza, in relazione al livello di intensità dell’attività economica statunitense, misurata in termini di livelli occupazionali. In termini matematici l’obiettivo era verificare se la diffusione dell’influenza in un determinato mese fosse una funzione del livello di attività economica del mese precedente.

Lo studio ha rilevato una correlazione positiva tra i livelli di occupazione e la diffusione dell’influenza. Qualche dato: un aumento dello 0,33% del livello di occupazione comporta, nel mese successivo, un aumento della diffusione dell’influenza del 6%. Nei settori con più alta frequenza di contatti interpersonali (commercio e sanità) l’aumento di occupazione dello 0,33% porta nei 30 giorni successivi ad incrementi di infezione tra il 20% ed il 30%. Bassa, invece, sembra essere la correlazione nel settore delle costruzioni. Più incerta la relazione nel settore manifatturiero.

I risultati dello studio sono interessanti per diversi motivi. In primo luogo dimostra quanto gli interventi di distanziamento sociale, specie nei settori economici più a rischio, siano fondamentali nel controllare la diffusione di una malattia trasmissibile come l’influenza e come lo è il covid-19. In secondo luogo, la relazione tra livelli occupazionali e diffusione dell’epidemia permette di agganciare un fattore sanitario ad un elemento economico in buona parte stimabile con mesi di anticipo. Infine, la maggior vulnerabilità del settore dei servizi, in un modello economico sempre più rivolto al terziario, significa maggior vulnerabilità dell’intero sistema economico di fronte ad un’epidemia.

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