Banche centrali, Cina e Russia rimangono ferme

Le banche centrali di Cina e Russia decidono di non ritoccare i tassi di interesse di riferimento, mentre la Norvegia si accoda al gruppo e taglia di 75 punti il benchmark. Questo ed altro nell’ultima K Briefing della settimana.

Norvegia in azione. La banca centrale norvegese taglia di 75 punti base il tasso di riferimento, portandolo al minimo storico di 0.25%. La decisione, d’emergenza, è la risposta della politica monetaria al doppio colpo che rischia di subire l’economia del paese scandinavo. Da un lato l’epidemia di coronavirus, dall’altro il pessimo andamento del prezzo del petrolio.

Cina e Russia rimangono ferme. Nessuna modifica ai tassi da parte delle banche centrali cinese e russa. La Banca centrale cinese non asseconda i mercati che si attendevano un allineamento di Pechino alle mosse delle altre autorità monetarie. La strategia cinese è in realtà differente, con un intervento più mirato al sostegno del credito attraverso i canali di finanziamento ma senza toccare troppo i tassi di interesse, si direbbe più un’operazione di fine tuning tra le esigenze di contenere l’inflazione e quella di far riprendere l’economia. A Mosca, invece si ragiona in maniera differente, prendendo tempo. L’inflazione scende da 11 mesi consecutivi. Il deprezzamento del rublo può avere un effetto inflattivo di breve termine, forse superando anche il target, ma occorre tenere d’occhio il combinato disposto di prezzo del petrolio basso e domanda debole a causa della pandemia di covid-19. Per questo motivo la Banca Centrale ha deciso di lasciare invariato il tasso di riferimento al 6%.

Vendite al dettaglio tra Russia e Canada. Dati pre-covid sulle vendite al dettaglio per Canada e Russia. In entrambi i casi il dato risulta sopra le attese del mercato. In Febbraio, in Russia, le vendite al dettaglio sono salite del 4.7% su base annua, in accelerazione rispetto al +2.8% di gennaio. Si tratta della variazione più ampia dal dicembre del 2012. Per il Canada, invece, il dato si riferisce a gennaio e segnala un aumento delle vendite delle 0.4% mensile, sopra le attese. Poi è arrivato il coronavirus…

USA, mercato immobiliare ancora buono a febbraio. A febbraio 2020 le vendite di case esistenti sono aumentate del 6.5% su base mensile, meglio delle attese ed in rimbalzo rispetto al -2% (rivisto al ribasso) del mese precedente. Si tratta del dato più alto da 13 anni a questa parte. Il prezzo medio sale dell’8%, mentre lo stock di case disponibili è di 1,4 milioni, con un tempo di esaurimento disponibilità di 3,1 mesi, invariato rispetto a gennaio. Mercato immobiliare che potrebbe subire una brusca frenata se i dati sulle richieste di mutuo continueranno a peggiorare.

Foto di serbuxarev

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