L’Europa e le sue fragilità alla sfida coronavirus

In tutto il mondo, preso atto della nuova sfida da sostenere nei prossimi mesi, i governi stanno passando all’azione. L’Europa e le sue fragilità rischiano di essere la vittima perfetta del coronavirus.

Nella giornata di ieri i ministri economici dell’Unione Europea hanno tenuto una videoconferenza. Scopo della riunione virtuale, riferire quanto emerso dalla precedente consultazione del G7 ed iniziare a parlare di come affrontare l’emergenza coronavirus sul fronte economico e finanziario.

Il commento finale, affidato al ministro portoghese Mario Centeno, non va oltre ad una generica conferma di volontà di coordinamento tra i vari stati, di preparazione di interventi fiscali adeguati a sostenere l’economia ed i mercati finanziari.

Il documento preparatorio, rivelato da alcune fonti giornalistiche, non lascia molti dubbi sulla criticità della situazione. Stando a quanto riportato, tra le righe emerge il rischio di recessione tecnica per l’Italia e per la Francia. Le due economie, già in contrazione nell’ultimo trimestre del 2019, rischiano di patire danni ingenti dal perdurare dell’emergenza coronavirus. Trasporti, viaggi e turismo sono sotto pressione ed eventuali inasprimenti delle misure di contenimento del contagio potrebbero bloccare altri settori.

Una situazione che rischia di mettere a dura prova il sistema bancario, uno dei tanti crucci in queste ore. In assenza di interventi mirati, una delle prime conseguenze della chiusura forzata delle attività economiche sarebbe una drastica riduzione dei livelli di liquidità delle aziende. Alla lunga questo significherebbe non poter onorare i propri crediti e, dal lato delle banche, l’aumento della quota di crediti inesigibili; con conseguenze negative sui patrimoni degli istituti. Secondo le analisi di Bruxelles le cose rischiano di complicarsi notevolmente se la fase emergenziale dovesse scavallare i tre mesi di durata.

Agire è necessario ma assicurare flessibilità ai paesi più esposti non basta, serve un intervento che mobiliti risorse straordinarie. La BCE si trova in una posizione scomoda. Con i tassi già a zero, ed i depositi sotto zero, potrebbe decidere per un potenziamento del QE, unica strada che le consentirebbe di agire senza minacciare ulteriormente i bilanci bancari. I mercati, invece, sembrano puntare su un taglio dei tassi di dieci punti base, con il riferimento in area negativa.

In una situazione di questo genere la politica fiscale non ha scampo, deve essere in prima linea. Eppure, raccontano i cronisti, la ritrosia ad alleggerire i surplus di bilancio da parte di alcuni membri – uno a caso, la Germania – persiste e ritarda ogni decisione da parte dell’Europa.

Sul cosa bisogna fare è utile il contributo pubblicato ieri dall’FMI, a firma della direttrice Kristalina Georgieva. Innazitutto occorre assicurare risorsa ai sistemi sanitari per permettere un’efficiente risposta all’emergenza coronavirus. Secondo serve sostenere gli attori economici colpiti, sia aziende che consumatori, per ridurre l’impatto della crisi su domanda ed offerta aggregate. Terzo, occorre garantire un supporto di liquidità al sistema per garantire la stabilità finanziaria.

Nella notte gli USA hanno varato un piano di spesa di 7,8 miliardi di dollari, in massima parte destinati all’emergenza sanitaria. Al di là dell’oceano già si agisce. L’Europa è chiamata a andare oltre le sue fragilità. Per non diventare la vittima perfetta del coronavirus; per non rischiare di sparire per sempre.

Foto di S. Hermann & F. Richter

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