Inflazione. I prezzi scendono anche nei paesi low income

Nel lontano 1994 il livello di inflazione medio tra i paesi low income, cioè a basso livello di reddito pro capite, era del 25%. A oltre 20 anni di distanza il livello dei prezzi è sceso di circa 8 volte.

La bassa inflazione sembra essere la cifra del momento storico/economico che stiamo vivendo. Un fenomeno così importante da spingere la BCE a rimettere mano alla sua strategia di politica monetaria, per indagare – anche – il comportamento dei prezzi, riluttanti a salire malgrado una politica monetaria iper espansiva.

Dalla World Bank, e più precisamente dal suo Global Economic Prospects, ci arriva un altro spunto interessante. L’inflazione scende anche nei paesi cosiddetti low income, vale a dire quelle economie nelle quali il reddito lordo pro-capite è inferiore ai 1025$ (secondo il metodo Atlas della Word Bank)

Lo studio della World Bank ci dice che dal picco del 1994 – un +25% – la crescita media dei prezzi al consumo è scesa fino al +3.2% di metà 2019. Una tendenza che accomuna questo gruppo di economie, sia a quelle avanzate, sia a quelle emergenti ed in via di sviluppo.

Andamento inflazione nei paesi low income -  Fonte: World Bank 2020
Andamento inflazione nei paesi low income – Fonte: World Bank 2020

Ma cosa ha portato a questa drastica riduzione dell’inflazione? I ricercatori dell’istituto con sede a Washington citano quattro cause principali. Un aumento del livello di trasparenza delle banche centrali, l’adozione di regimi di cambio più flessibili, la riduzione del debito pubblico e, per finire, il favorevole quadro macroeconomico internazionale.

Dell’importanza del ruolo delle banche centrali abbiamo già avuto modo di occuparcene. L’adozione di politiche monetarie chiare e di una comunicazione trasparente con gli operatori economici ha facilitato il controllo del livello dei prezzi. L’adozione sempre più diffusa tra i LIC di un regime di cambi flessibile ha ridotto la volatilità del cambio delle monete locali; volatilità passata da oltre il 12% del periodo 1970-1997, al quasi 8% del periodo 1998-2018. Minore variabilità del cambio significa una maggiore stabilità dei prezzi dei beni importanti e questo conduce ad un miglior controllo dell’inflazione interna.

Anche la riduzione del debito pubblico ha inciso, anche se qui dobbiamo ricordare che il trend virtuoso sembra a rischio, ne parlavamo nei giorni scorsi. Nel 2000 il rapporto debito/Pil medio dei paesi LIC era del 120%, nel 2019 tale rapporto è sceso al 53%.

Pur seguendo un trend al ribasso, il livello dei prezzi nei paesi low income rimane soggetto a fluttuazioni piuttosto marcate. Il citato cambio di rotta sull’indebitamento e le complicazioni intervenute sulla congiuntura internazionale negli ultimi mesi, sono le vere sfide con le quali banche centrali e governi dovranno fare i conti nel futuro prossimo. Da qui le raccomandazione della World Bank: potenziare le politiche fiscali e la strategia della politica monetaria; dissuadere dal ricorso eccessivo all’indebitamento; migliorare gli strumenti statistici a disposizione degli istituti centrali; far evolvere i mercati finanziari interni per consentire una miglior trasmissione delle scelte di politica monetaria.

Foto di Sharon Ang