Boris Johnson e la Brexit. 2020 ancora incerto per colpa del “not extend”

Con la maggioranza più ampia dal 1987 ad oggi, i Tories di Boris Johnson sono chiamati a finalizzare l’accordo con l’UE sulla Brexit entro il 31 gennaio 2020. Ma la partita non finisce lì. Cosa ci aspetta?

Per capire quali possano essere gli scenari per il Regno Unito bisogna senza dubbio partire dalle tendenze emerse nelle elezioni generali di giovedì scorso. Sono sostanzialmente due: da un lato la ferrea volontà inglese di uscire dall’Unione Europea; dall’altro la sempre più chiara differenza di vedute tra Londra e Glasgow, con la leader scozzese – Nicola Sturgeon – pronta alla battaglia per un nuovo referendum sull’indipendenza e Boris Johnson prodigo di promesse di trasferimenti nelle riottose terre celtiche.

La Brexit è affare fatto? Non del tutto. Per i gestori di Axa, che hanno rilasciato un interessante e dettagliato report sull’argomento, il 2020 continuerà ad essere un anno denso di incertezze sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. David Page ed Alex Kerr partono da un punto fermo. Entro Natale il parlamento inglese dovrebbe ratificare l’accordo raggiunto lo scorso ottobre da Johnson sancendo, al 31 gennaio 2020, il definitivo “farewell” della Gran Bretagna all’unione continentale. Se questa è la certezza, ben più fumosa appare la fase di transizione, un periodo nel quale il governo inglese sarà chiamato a ricodificare tutti i rapporti commerciali con l’UE. Axa cita il Manifesto del partito conservatore che con fermezza dichiara il “not extend”, vale a dire la ferma volontà che la fase di transizione si chiuda entro il 31 dicembre 2020.

Dando uno sguardo alle tempistiche di altri accordi commerciali, Page e Kerr, non sembrano molto ottimisti sul fatto che questa tempistica possa essere rispettata. Le trattative per il trattato commerciale tra UE e Giappone, che entrerà in vigore il prossimo febbraio, sono iniziate nel 2013. Gli USA impiegano in media un anno e mezzo nella stesura di un trattato commerciale e 3 anni per metterlo in atto. Il CETA, l’accordo tra UE e Canada, è stato partorito in 7 anni.

Considerando il laborioso meccanismo di ratifica da parte europea dei nuovi trattati, pare veramente molto complicato rielaborare l’interno universo di rapporti commerciali – e non solo – tra UK ed Unione nel giro di 12 mesi. Questo, spiegano in Axa, porta gli investitori ad essere titubanti. Se nella prima parte del 2020, sulla scia dell’ottimismo post elettorale, una ripresa degli investimenti potrebbe essere possibile, mano a mano che passeranno i mesi, senza risultati concreti e senza un passo indietro sul “not extend” dichiarato dal Manifesto conservatore, si riaffaccerà sui mercato lo spettro del “no deal”.

Il binomio Boris Johnson e Brexit è destinato ad accompagnarci ancora per molto tempo.

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