Economic Outlook OCSE. Sfide strutturali dietro alla bassa crescita

L’economic Outlook dell’OCSE, presentato ieri dalla capo economista Laurence Boone, conferma il rallentamento dell’economia mondiale ma mette in guardia sul fatto che ad incidere, questa volta, sono anche e soprattutto cambiamenti strutturali.

L’economia mondiale continua a rallentare. I dati dell’Economic Outlook OCSE sono abbastanza chiari. Il PIL mondiale per il 2019 dovrebbe crescere del 2.9% e nel biennio successivo il ritmo non sarebbe molto diverso, rimanendo attorno al 3%, numeri ai minimi dalla crisi finanziaria del 2008.

Un ritmo di crescita sotto il potenziale che può essere giustificato sostanzialmente da una parola: incertezza. Nei 18 mesi di guerra commerciale tra USA e Cina, scrive l’OCSE, l’incertezza è divenuta la preoccupazione prevalente per il 60% delle società mondiali. Era il 30% ad inizio 2018. In questo clima di dubbio il commercio internazionale ha ridotto le sue percentuali di crescita ai minini dal 2015. La percentuale di paesi con esportazioni in crescita è passata da quasi il 90% del 2017 a poco meno del 30% oggi.

Ma con l’incertezza e le diffidenze calano anche i flussi di capitale e gli investimenti. Lo stock di capitali esteri è sceso in 18 mesi di oltre 5 punti percentuali del PIl mondiale mentre i flussi in entrata ed in uscita si sono ridotti di oltre un punto percentuale. Non solo, l’Ocse sottolinea come la diatriba USA Cina influisca su elementi esterni al commercio. Cita il calo di turisti cinesi negli States o le crescenti difficoltà delle aziende americane con impianti in Cina ad evadere pratiche burocratiche.

Eppure, ci dice Laurence Boone , c’è qualcosa che va oltre la congiuntura e che ha a che fare con un vero e proprio cambio di paradigma mondiale. Per l’OCSE, usando una metafora, l’automobile rallenta non tanto perchè scarseggia la benzina ma perchè è cambiato il tipo di strada da percorre e la sua struttura, così com’è stata disegnata fino ad ora, rischia di non essere capace di interpretare il nuovo terreno.

Cambiamenti climatici e digitalizzazione sono megatrend che mettono la politica di fronte alle proprie responsabilità. Quelle di saper guidare l’economia in una nuova era, se ne è capace.

Un intervento incerto della politica in materia di clima riduce gli investimenti privati. Se non si capisce chiaramente su quale energia molti paesi vogliano basare il loro sviluppo nei prossimi decenni, gli imprenditori continueranno a ritardare i loro investimenti, a discapito di crescita ed occupazione.

La digitalizzazione ha invaso ogni ambito economico ma solo pochi la sanno maneggiare e per questo motivo la produttività non ne ha giovato se non marginalmente. Le abilità digitali, non equamente condivise tra i lavoratori, creano disuguaglianza e tolgono opportunità di crescita a larghe fette di occupazione.

La demografia è un altro dei grandi temi che cambierà strutturalmente le nostre economie. La Cina stessa sta vivendo un cambiamento strutturale del proprio “corpo economico”.

Le disuguaglianze, ne parlavamo proprio pochi giorni fa, stanno aumentando e con esse si riducono le capacità di risposta alle crisi e le potenzialità di crescita di un paese.

L’appello dell’OCSE è quello di intervenire a livello politico per ridurre le incertezze ed indicare una via. In altre parole il mondo non può permettersi di ripetere l’errore commesso con la globalizzazione. I cambiamenti non creano equilibri in autonomia ma vanno guidati dalla politica. In questo, politica monetaria e fiscale devono necessariamente collaborare.

La conclusione di Laurence Boone è piuttosto chiara:

The situation remains inherently fragile, and structural challenges – digitalisation, trade, climate change, persistent inequalities – are daunting. Rather, there is a unique window of opportunity to avoid a stagnation that would harm most people: restore certainty and invest for the benefit of all.

Quel “restore certainty and invest for the benefit of all” (ripristinare la certezza ed investire per il beneficio di tutti) è un manifesto che la politica dovrebbe sottoscrivere e dovrebbe farlo al più presto.

Foto di Karsten Bergmann

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