Azionario in rally. Quanto può durare?

Le notizie sulla possibile prossima firma di una prima intesa tra USA e Cina hanno riacceso l’interruttore del risk-on. Azionario in rally e rendimenti delle obbligazioni in risalita. Quanto può durare?

In settimana il Dow Jones ha ritoccato i propri massimi per ben 3 volte. Lo S&P500 ha chiuso la seduta di ieri migliorando il proprio record e portandosi a 3.085,18 punti. Nell’ultimo mese il Nasdaq ha messo a segno un +7.81%; in Europa l’Eurostoxx 50 ha registrato una performance simile. Il DAX, pur con l’economia tedesca ingolfata, ha infilato un +11% mensile. Le borse asiatiche, sempre in un mese, hanno portato a casa, circa, un 6% medio.

Negli ultimi giorni è cambiata la situazione anche sul mercato obbligazionario. I rendimenti del Treasury americani a 10 anni hanno raggiunto i loro massimi a 3 mesi. I rendimenti dei titoli di stato di Francia e Belgio rivedono la zona sopra zero. Il rendimento dei bund a 10 anni è salito di 10 punti base ed anche quello dei governativi giapponesi prova a riavvicinarsi a quota 0.

Cosa è successo? Una parte di quel trilione di dollari pronto a muoversi di cui vi raccontavamo qualche giorno fa, ha iniziato ad incamminarsi verso l’azionario, con la modalità risk on tornata prepotentemente di moda per almeno tre motivi. Ad imprimere l’accelerazione più forte sono state sicuramente le ultime evoluzioni del negoziato tra USA e Cina. Il passaggio da un “congeliamo la situazione” ad un “riduciamo progressivamente le tariffe” ha, come sostiene Adam Taback di Wells Fargo, eccitato gli investitori. In realtà un calendario preciso di questo “roll back” delle tariffe non c’è ancora e per il momento non sappiamo nemmeno dove e quando i leader di Cina e USA si incontreranno. Ma il momentum sulla questione dazi sembra favorevole ed i mercati azionari hanno cominciato a festeggiare.

Un azionario in rally anche per altri due motivi. Da un lato la stagione delle trimestrali ha riportato una situazione migliore di quella attesa e dall’altro la politica monetaria espansiva ha trovato nuove conferme circa la sua persistenza (ora si inizia a parlare di QE anche per l’Australia).

Ma si tratta di un rally sostenibile? Se lo chiede Kristina Hooper di Invesco. Secondo la Chief Global Market Strategist del gestore americano, le ultime mosse della FED hanno di fatto lasciato la via libera ad un rialzo dei listini. Se da un lato il Board, nel decidere il taglio di 25 punti base del tasso di riferimento, ha congelato ogni possibile nuova mossa espansiva, dall’altro lato Powell ha esplicitato le condizioni per un cambio di rotta della Federal. Un rialzo dei tassi sarà possibile solo in presenza di un significativo aumento dell’inflazione.

Hooper, che parla proprio di azionario in rally indotto dalla FED (Fed-induced rally), si dice convinta che la situazione possa mantenersi positiva anche per le settimane a venire. Ma con un avvertimento. I mercati rimangono sensibilissimi. Un inciampo nella trattativa USA-Cina, un peggioramento sul mercato del lavoro USA, un “contagio” recessivo del settore servizi od una “parola sbagliata” della FED possono cambiare il quadro molto rapidamente.

In particolare, conclude Hooper, sarà la FED, artefice del rally, a dover utilizzare la massima cautela nel non contraddire quanto annunciato settimana scorsa.

Foto di Csaba Nagy

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