Tra G20 e OPEC. I mercati aspettano

Sarà un lungo weekend quello che saluterà giugno e ci proietterà nel cuore dell’estate. La temperatura sui mercati dipenderà molto da G20 e OPEC.

Il G20 che si terrà ad Osaka (Giappone) nel fine settimana si annuncia carico di aspettative. Il confronto tra i capi di stato delle grandi potenze economiche internazionali può essere risolutivo su diversi dossier.

La madre di tutte le grane resta la questione dazi tra USA e Cina. Ad Osaka ci sarà Trump e ci sarà Xi Jinping (la notizia della sua presenza ha già strappato un mezzo sorriso alle borse asiatiche). Sul tavolo ci sarà molto probabilmente una bozza di accordo, faticosamente stilata dagli sherpa; ai capi di stato toccherà sciogliere gli ultimi nodi. Le attese sono per un accordo di massima ma, lo sappiamo bene, con Trump tutto può succedere, persino una rottura totale.

I mercati attendono. Un esito positivo sarebbe accolto con un profondo sospiro di sollievo. Se a luglio, poi, si aggiungesse una mossa espansiva da parte della FED, allora ci sarebbero addirittura le condizioni per un mini rally estivo. Ogni altro scenario farebbe suonare l’allarme rosso.

Ma il G20 sarà anche l’occasione per un ulteriore giro di incontri tra i capi di stato dell’eurozona. In terra giapponese il premier italiano Giuseppe Conte proverà a mantenere vivo il dialogo con i partner europei sulla procedura di infrazione. Il preventivo “anestetico” iniettato da Draghi dovrebbe mantenere i mercati calmi ancora per un po’, ma evitare la procedura di infrazione sarà di vitale importanza per le future mosse economiche del governo italiano.

Il 1 luglio è in programma la riunione dell’OPEC. Il petrolio, tornato prepotentemente protagonista a causa delle tensioni USA-Iran, vive una fase di mercato turbolento. All’interno dell’organizzazione dei paesi produttori non regna certo l’armonia, tutti però sono consapevoli che la scelta migliore, quella maggiormente capace di stabilizzare il mercato, è di tagliare la produzione di barili.

Se infatti le recenti schermaglie tra Washington e Teheran hanno fatto schizzare il costo di un barile WTI del 5% in un giorno, i prezzi nel breve/medio periodo rimangono sostenuti solo dalle previsioni di tagli alla produzione. La domanda, infatti, resta timorosa a causa delle previsioni di rallentamento dell’economia mondiale. Peserà sulle decisioni dell’OPEC anche il risultato del G20. Un accordo sui dazi potrebbe far tornare un po’ di ottimismo e riportare stabilmente il barile sopra i 60 dollari.

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