MPS, dopo l’accordo cosa ci aspetta?

La notizia dell’accordo raggiunto in sede europea sulla ricapitalizzazione preventiva delle banca è stata accolta con un sospiro di sollievo dagli ambienti politici e finanziari. Il primo importante scoglio sembra essere dunque superato, ma cosa attende ora azionisti ed obbligazionisti della banca senese?

Partiamo subito con la tempistica. Stando a quanto si legge e si vocifera le azioni ed i bond di MontePaschi dovrebbero tornare ad essere scambiati al più tardi entro i primi giorni di luglio.

Ma facciamo un passo indietro. Nei giorni scorsi si è giunti dopo un’estenuante trattativa alla firma dell’accordo che permetterà allo Stato Italiano di entrare nel capitale della banca iniettando una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno agli 8 miliardi di euro.

La cifra non è ancora definitiva e sulla sua determinazione pesano due fattori. Da un lato i numeri del piano industriale che MPS dovrà presentare entro la fine del mese e nel quale dovranno essere fissati, nero su bianco, gli step che porteranno alla ristrutturazione dell’istituto bancario. La quantificazione del taglio degli sportelli e degli esuberi darà una valutazione più precisa del fabbisogno necessario per una solida ricapitalizzazione della banca.

Sullo stesso punto incideranno anche i termini finali dell’accordo che porterà alla vendita degli ormai celeberrimi NPL. 26 miliardi di euro per i quali la firma dell’accordo di cartolarizzazione con Atlante dovrebbe arrivare a breve con un prezzo di cessione che dovrebbe attestarsi sul 20/22% del valore originario.

Al termine di queste due ulteriori tappe sapremo quale sarà la cifra definitiva della ricapitalizzazione preventiva. Da quel momento in poi inizierà il coutdown per il ritorno sul mercato dei titoli del Monte.

Nel frattempo il governo dovrà lavorare sui decreti attuativi dell’accordo. Si tratta infatti di definire i dettagli del burden sharing ed il trattamento dei clienti retail vittime del misselling.

In pratica il governo dovrà indicare a quanto ammonta l’onere in capo a titolari di azioni ed obbligazioni subordinate (di quanto viene tagliato il valore di questi titoli) e come comportarsi con i clienti retail ingannati allo sportello. Sembra confermarsi l’ipotesi che l’unico modo per ristorare la clientela retail sia ammettere il misselling da parte della banca.

Sempre per decreto il Governo dovrà poi indicare le condizioni alle quali entrerà nel capitale della banca e, soprattutto, il prezzo di sottoscrizione dell’aumento di capitale.

Settimane decisive che dovrebbero portare al termine della lunga faccenda entro luglio.

Borsino MacroEconomico
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