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Gran Bretagna, la produttività ha accelerato dal 2024. Per la BoE c'entra anche l'IA
La Bank of England (BoE) alza i tassi di interesse, prima volta dal 2023. Germania, rimbalzano ordini all’industria a settembre 2026

La Bank of England (BoE) alza i tassi di interesse, prima volta dal 2023. Germania, rimbalzano ordini all’industria a settembre 2026

Con una mossa ampiamente attesa, la Bank of England ha alzato i tassi di interesse, portando il riferimento al 4%. In Germania rimbalzano gli ordini all’industria, mentre la produzione industriale francese cala per il secondo mese consecutivo.

Nella riunione di novembre 2026, la Bank of England ha aumentato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 4%, in linea con le attese. La decisione, approvata con una maggioranza di 8 voti contro 1, rappresenta il primo rialzo da agosto 2023. A motivarla contribuiscono le prospettive di un’inflazione in accelerazione, attesa intorno al 5% entro metà 2027 rispetto all’attuale 3,5%, e un’attività economica più resiliente del previsto. Stando alle ultime stime dell’istituto, il rallentamento dei prezzi energetici e il mantenimento di condizioni monetarie restrittive dovrebbero favorire una graduale disinflazione da metù dell’anno prossimo in poi. La Banca ha ribadito un approccio flessibile, subordinando le prossime decisioni all’evoluzione dei dati economici.

Germania, ordini industriali rimbalzano a settembre 2026.

A settembre 2026, gli ordini industriali in Germania hanno registrato un recupero significativo, crescendo del 4,4% su base mensile dopo la forte contrazione del 10,1% rilevata nel mese precedente. Il dato, pur inferiore alle attese (+4,8%), rappresenta il miglior risultato da marzo scorso ed è stata sostenuto soprattutto dal rimbalzo degli ordini nel settore automobilistico (+10,5%) e nella meccanica (+8,3%). La crescita ha interessato tutte le principali categorie di beni, con particolare slancio per i beni di consumo (+14,4%). Positiva anche la domanda, sia interna (+6,6%) sia estera (+2,8%). Al netto delle grandi commesse, gli ordini sono aumentati del 5,1%, mentre nel terzo trimestre la crescita congiunturale si è attestata a un più contenuto 0,2%, segnalando una ripresa ancora moderata.

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Australia, surplus commerciale sale oltre le attese a settembre 2026.

In Australia, a settembre 2026, il surplus della bilancia commerciale ha registrato una forte accelerazione, raggiungendo 2,83 miliardi di dollari australiani, rispetto agli 0,18 miliardi del mese precedente e superando nettamente le attese del mercato. Il risultato, il più elevato da febbraio scorso, riflette la combinazione di esportazioni in crescita (+2,3%), salite ai massimi degli ultimi 42 mesi, e importazioni in contrazione (-3,3%). A sostenere l’export hanno contribuito soprattutto i maggiori flussi di combustibili minerali e metalli, mentre il calo dell’import è stato principalmente determinato dalla riduzione degli acquisti di oro non monetario e aeromobili civili.

Francia, produzione industriale in calo per il secondo mese consecutivo a settembre 2026.

A settembre 2026, la produzione industriale francese ha registrato una contrazione dello 0,5% su base mensile, dopo il -0,4% di agosto, deludendo le attese di un recupero. La flessione è stata trainata soprattutto dal comparto estrattivo, energetico e delle risorse idriche (-3,8%), penalizzato dalla minore produzione elettrica. In controtendenza, il manifatturiero ha mostrato segnali di resilienza (+0,5%), sostenuto dal rimbalzo dell’automotive (+7,5%) e dai progressi dei comparti elettronico e alimentare. Su base annua, la produzione è diminuita dell’1,3%, segnando il calo più marcato da aprile 2025 e confermando la debolezza del settore.

Eurozona, settore costruzioni ancora in contrazione a ottobre 2026.

A ottobre 2026, il PMI delle costruzioni dell’Eurozona è sceso a 42,5 punti dai 43,4 di settembre, segnalando un ulteriore deterioramento dell’attività, al ritmo più marcato da aprile. Il settore registra una contrazione ininterrotta da 54 mesi, con tutte e tre le principali economie dell’area in territorio negativo: la flessione è risultata più pronunciata in Francia e Germania, mentre l’Italia ha mostrato una maggiore tenuta. Si è inoltre intensificata la debolezza della domanda, con i nuovi ordini in calo al ritmo più rapido degli ultimi sei mesi. Sul fronte dei costi, le pressioni sui prezzi degli input hanno raggiunto un massimo da cinque mesi. Peggiora anche la fiducia delle imprese, ai minimi da aprile.

Eurozona, prezzi alla produzione in salita a settembre 2026.

A settembre 2026, i prezzi alla produzione nell’Eurozona sono aumentati del 2,5% su base mensile, in linea con le attese, accelerando rispetto al +2% di agosto e registrando il rialzo più marcato da marzo scorso. A trainare la crescita è stato soprattutto il comparto energetico, con prezzi saliti del 7,8%, in ulteriore accelerazione rispetto al mese precedente. Incrementi più contenuti hanno interessato i beni di consumo non durevoli, mentre ha rallentato la crescita dei prezzi dei beni intermedi, durevoli e strumentali. Su base annua, l’inflazione alla produzione è balzata all’11,1%, superando le attese e raggiungendo il livello più alto da febbraio 2023, segnalando un rinnovato aumento delle pressioni inflazionistiche.

Stati Uniti, gli annunci di tagli occupazionali rallentano il passo.

A ottobre 2026, negli Stati Uniti, le aziende hanno annunciato 43.994 licenziamenti, in lieve aumento rispetto a settembre (+2%), ma in forte calo su base annua (-71%), segnando il dato più basso per il mese di ottobre dal 2023. Da inizio anno, i tagli occupazionali hanno raggiunto quota 617.189, in diminuzione del 44% rispetto al 2025 e ai minimi dal 2022. I comparti più colpiti nel mese sono stati alimentare, tecnologia e servizi. Quest’ultimo dato si inserisce in un contesto di relativa stabilità occupazionale: le imprese sembrano privilegiare il mantenimento della forza lavoro, ricorrendo soprattutto ad assunzioni temporanee e stagionali in vista delle festività.

Stati Uniti, sussidi di disoccupazione stabili. Costo del lavoro in calo.

Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono scese di 6.000 unità, a quota 189.000 nell’ultima settimana di ottobre, al di sotto delle attese e in linea con il minimo degli ultimi 57 anni registrato a luglio. Il dato conferma la resilienza del mercato del lavoro, sostenuto da una domanda interna solida e da utili aziendali robusti. Le richieste continuative sono invece aumentate di 23.000 unità, raggiungendo 1,718 milioni, segnalando una dinamica occupazionale meno uniforme.

Nel terzo trimestre 2026, i costi unitari del lavoro nel settore non agricolo statunitense sono diminuiti dello 0,7%, sorprendendo rispetto alle attese di un incremento dello 0,6%. La flessione riflette una crescita della produttività (+3,6%) superiore a quella delle retribuzioni orarie (+2,9%). Di segno opposto la dinamica manifatturiera, dove i costi unitari sono aumentati del 2,7%. Su base annua, i costi sono cresciuti rispettivamente del 2,4% e del 4%, evidenziando pressioni ancora significative nell’industria.

Foto di Christopher Bill su Unsplash

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