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Stati Uniti, inflazione PCE ai massimi da maggio scorso e crescita 3° trimestre 2026 sopra le attese

L’inflazione PCE negli Stati Uniti sale dello 0,3% su base mensile a ottobre 2026, portando la variazione annua sui massimi da maggio scorso. Bene la crescita nel terzo trimestre, oltre il 3% annualizzato.

A settembre 2026, la spesa per consumi personali negli Stati Uniti è aumentata dello 0,5% mensile, rallentando rispetto al +0,9% di agosto e deludendo di poco le attese (+0,6%). L’incremento complessivo, pari a 113,1 miliardi di dollari, ha interessato sia i beni (+35,1 miliardi) sia i servizi (+78,1 miliardi). Tra questi ultimi, i contributi principali sono arrivati dai trasporti, dalle abitazioni e utenze e dalla ristorazione e ricettività.

Nello stesso mese i redditi personali sono aumentati dello 0,2% su base mensile, raggiungendo 27.708 miliardi di dollari, al di sotto delle attese e in rallentamento rispetto al +0,3% di agosto. La crescita è stata sostenuta principalmente dalle retribuzioni, salite dello 0,3%, mentre gli stipendi del settore privato hanno rallentato allo 0,2%. In aumento anche i trasferimenti sociali pubblici (+0,3%). Il reddito disponibile nominale è cresciuto dello 0,2%; al netto dell’inflazione, tuttavia, è diminuito dello 0,3%, segnalando una perdita del potere d’acquisto delle famiglie.

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L’indice core PCE statunitense, la misura d’inflazione preferita dalla Federal Reserve, è aumentato dello 0,3% su base mensile, in linea con agosto e con le attese. Su base annua, la crescita è salita al 3,1% dal 3,0%, raggiungendo il livello più elevato da maggio scorso. La dinamica resta significativamente superiore all’obiettivo del 2% della Fed, confermando come le pressioni sui prezzi non siano ancora rientrate.

Stati Uniti, crescita nel terzo trimestre 2026 batte le attese.

Nel terzo trimestre 2026, l’economia statunitense è cresciuta del 3,4% annualizzato, accelerando dal 2,2% del trimestre precedente e superando le attese del 3,2%. Si tratta della miglior crescita trimestrale da un anno a questa parte. Il principale contributo è arrivato dagli investimenti privati, balzati del 19,4%, sostenuti soprattutto dalla spesa in intelligenza artificiale e attrezzature informatiche. I consumi hanno mantenuto un ritmo solido (+3,8%), mentre la spesa pubblica è aumentata del 5,3%. Le scorte hanno fornito un ulteriore sostegno alla crescita. In controtendenza, gli investimenti residenziali sono tornati a contrarsi (-3,3%) e il commercio estero ha penalizzato il PIL, con esportazioni in calo e importazioni in forte aumento.

Eurozona, BCE lascia i tassi invariati.

La Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi d’interesse nella riunione di ottobre 2026, confermando il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sui depositi al 2,50%, in linea con le attese. L’istituto ha ribadito un approccio prudente, senza fornire indicazioni precise sulle prossime decisioni. Il rincaro dell’energia rappresenta un rischio al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Sebbene l’inflazione di fondo resti sostanzialmente stabile e i salari non mostrino accelerazioni significative, uno shock energetico prolungato potrebbe alimentare nuove pressioni sui prezzi. Costi del credito elevati e fragilità fiscali potrebbero inoltre frenare ulteriormente l’attività economica.

Eurozona, fiducia settore privato scende anche a ottobre 2026.

A ottobre, la fiducia del settore privato dell’Eurozona ha registrato la seconda flessione mensile consecutiva, scendendo a 96,9 punti, sotto le attese di mercato (97,5). Il peggioramento riflette soprattutto la crescente cautela delle famiglie, con la fiducia dei consumatori in calo a -17,9, minimo da maggio, e aspettative finanziarie più pessimistiche. Le aspettative d’inflazione restano elevate, pur diminuendo lievemente a 33,9, mentre quelle sui prezzi di vendita accelerano a 24,8 da 20,8. Si indebolisce la fiducia nei servizi, nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni; segnali positivi arrivano invece dall’industria manifatturiera. Sul piano geografico, i cali più marcati interessano i Paesi Bassi, seguiti da Germania e Spagna. L’Italia migliora moderatamente, mentre la Francia rimane sostanzialmente stabile.

Stati Uniti, mercato del lavoro.

Nella settimana conclusa il 24 ottobre 2026, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 1.000 unità, a 194.000, sotto le attese di 199.000 e ai minimi da metà luglio. Anche le richieste continuative sono scese di 21.000, a 1,701 milioni, raggiungendo il livello più basso da oltre tre anni. I dati confermano la resilienza del mercato del lavoro statunitense.

Foto di Dave Sherrill su Unsplash

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