L’economia dell’Eurozona ha registrato una crescita dello 0,4% nel terzo trimestre 2026, in rallentamento rispetto al +0,6% del trimestre precedente, ma superiore alle attese del mercato (+0,2%). Ad alzare la media è soprattutto il dato dell’Irlanda che si è distinta con un’espansione del 5,5%, sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Bene anche Spagna e Paesi Bassi che hanno segnato entrambe un PIL in salita dello +0,6%, beneficiando di consumi solidi. La Germania è cresciuta dello 0,2% – meglio delle attese ma un decimo in meno rispetto al trimestre precedente – grazie alla tenuta della domanda interna, a fronte della debolezza delle esportazioni e degli investimenti. Di segno opposto la performance di Francia e Italia, rispettivamente in contrazione dello 0,1% e in stagnazione. Su base annua, il PIL dell’Eurozona ha invece accelerato all’1,3% dall’1,2% precedente, superando anche in questo caso le previsioni (+1,1%).
Inflazione, dinamiche miste per Francia, Spagna, Italia e Germania a ottobre 2026.
I primi numeri sull’inflazione nell’area Euro a ottobre 2026 indicano dinamiche miste per Francia, Spagna, Italia e Germania, ma confermano una pressione sui prezzi persistente.
In Francia l’inflazione ha accelerato al 3,4% su base annua a ottobre 2026, dal 3,1% di settembre, superando le attese e raggiungendo il livello più elevato da dicembre 2023. La dinamica è stata trainata soprattutto dai prezzi energetici, saliti del 24,1%, e dall’inflazione dei servizi, al 2,7%. Più contenute le pressioni sui beni alimentari, in rallentamento all’1,2%. Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,4%, invertendo la flessione dello 0,3% registrata a settembre. Anche l’inflazione armonizzata è salita al 3,8%.
In Spagna la crescita dei prezzi si è mantenuta stabile al 4,9% su base annua, confermandosi sui livelli più elevati dall’inizio del 2023. Tra le principali componenti, hanno contribuito al rialzo i prezzi del gas e dei pacchetti vacanza, mentre alimentari e abbigliamento hanno mostrato una dinamica più moderata. L’inflazione core è rimasta invariata al 3,1%. Su base mensile, i prezzi sono aumentati dello 0,6%, mentre l’indice armonizzatoha registrato un incremento annuo del 4,9%.
In Italia l’inflazione ha evidenziato una brusca accelerazione a ottobre 2026, raggiungendo il 5,4% su base annua dal 4,2% di settembre, ben oltre le attese del mercato (+4,6%). Si tratta del livello più elevato da settembre 2023, a conferma di un rinnovato rafforzamento delle pressioni sui prezzi. Anche la dinamica mensile ha mostrato un’accelerazione, con l’indice dei prezzi al consumo in aumento dello 0,9%, rispetto al +0,7% precedente. Particolarmente significativo il rialzo dell’inflazione armonizzata, salita al 5,6% annuo, massimo degli ultimi tre anni, con un incremento mensile dell’1,2%.
In Germania l’inflazione mostra i primi segnali di rallentamento: a ottobre il tasso annuo è sceso al 2,8%, dal 3,3% di settembre, attestandosi al di sotto delle attese del mercato (3%). La flessione riflette anche l’impatto del taglio temporaneo delle imposte sui carburanti, in vigore da inizio mese. In decelerazione anche i prezzi di energia e servizi, mentre l’inflazione alimentare resta stabile allo 0,4%. Rallenta inoltre l’inflazione core, al 2,1% dal 2,4%. Il dato armonizzato UE scende al 2,8%, rimanendo tuttavia sopra l’obiettivo del 2% della BCE.
Focus Giappone. Banca centrale lascia tassi invariati. Economia, segnali misti a settembre 2026
La Bank of Japan ha mantenuto invariato il tasso di riferimento all’1,25% nella riunione di ottobre 2026, con una maggioranza di 8 voti a favore e uno contrario, in linea con le attese. La decisione segue i due rialzi consecutivi di giugno e settembre, portando il costo del denaro sui massimi da aprile 1995. La Banca centrale ha tuttavia confermato un orientamento restrittivo, lasciando aperta la possibilità di ulteriori aumenti, alla luce di un’inflazione sottostante ormai allineata al target del 2%, pressioni salariali persistenti e aspettative sui prezzi stabili. Sul fronte macroeconomico, per l’anno fiscale 2026 la previsione di crescita è stata rivista al rialzo allo 0,7%, mentre quella d’inflazione resta al 2,5%. Per il 2027, l’inflazione è vista al 2,6%, mentre la crescita dovrebbe confermarsi allo 0,7%.
Mercato del lavoro
Il mercato del lavoro giapponese ha mostrato ulteriori segnali di rafforzamento a settembre 2026, con il tasso di disoccupazione in calo al 2,4%, dal 2,5% di agosto e al di sotto delle attese. Il numero di occupati è aumentato di 340 mila unità, raggiungendo 68,68 milioni, mentre i disoccupati sono diminuiti di 100 mila. Parallelamente, la partecipazione al mercato del lavoro è salita al 64,5%, evidenziando un maggiore coinvolgimento della popolazione attiva. Anche il rapporto tra offerte di lavoro e candidati è migliorato a 1,19, confermando un quadro occupazionale solido e una domanda di lavoro ancora sostenuta.
Produzione industriale
La produzione industriale giapponese ha registrato una significativa ripresa a settembre 2026, crescendo del 2,2% su base mensile dopo la contrazione del 2,4% di agosto e superando le aspettative del mercato (+1,3%). Si tratta dell’incremento più marcato da gennaio, sostenuto soprattutto dal recupero del comparto automobilistico (+5,5%) e della produzione di macchinari generali e industriali. Il miglioramento riflette una graduale ripresa della domanda estera e un rafforzamento dell’attività manifatturiera. Su base annua, tuttavia, la crescita ha rallentato all’1,9% dal 2,7% precedente, segnalando un’espansione ancora positiva, ma meno dinamica.
Vendite al dettaglio
I consumi giapponesi hanno evidenziato un rallentamento a settembre 2026, con le vendite al dettaglio in aumento del 2,3% su base annua, rispetto al 2,9% di agosto e al di sotto del consenso (+3,3%). Nonostante il settimo mese consecutivo di crescita, il ritmo di espansione è risultato il più contenuto degli ultimi tre mesi. A sostenere il dato sono state soprattutto le vendite di autoveicoli (+15,6%), insieme ai comparti dei grandi magazzini e dei beni alimentari. Più debole, invece, la dinamica mensile: le vendite sono diminuite dello 0,7%, segnando la seconda flessione consecutiva e suggerendo una domanda interna ancora fragile.
Stati Uniti, crescita costo del lavoro conferma rallentamento nel terzo trimestre 2026.
Il costo del lavoro negli Stati Uniti si conferma in graduale rallentamento nel terzo trimestre 2026. La retribuzione complessiva dei lavoratori civili è aumentata dello 0,8% su base trimestrale, rispetto al +0,9% precedente, in linea con le attese. In decelerazione la componente salari che cresce complessivamente dello +0,7% su base trimestrale, con quella del settore settore privato che registra un +0,8%. Più moderata la crescita degli stipendi nel comparto pubblico (+0,6%). I benefit segnano invece un incremento dello 0,9%. Su base annua, la crescita dei costi occupazionali resta stabile al 3,4%.
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