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Midterm Usa, i mercati finanziari hanno già scontato la vittoria dei Democratici?

Midterm Usa, i mercati finanziari hanno già scontato la vittoria dei Democratici?

Sui mercati finanziari l’esito delle elezioni di midterm USA potrebbe non essere del tutto scontato, dipenderà da cosa succede al Senato e dai tempi dello spoglio. Ma l’effetto potrebbe essere di breve durata.

A poche ore dall’appuntamento con le midterm USA i sondaggi raccontano una storia insolitamente concorde. Le intenzioni di voto per il Congresso vedono i Democratici avanti di circa nove punti nella media di Silver Bulletin e di oltre otto in quella di RealClearPolling. Un vantaggio ampio che i modelli traducono in una Camera quasi certamente a tinte blu. Il modello di Silver Bulletin assegna ai Democratici il 95% di probabilità di riconquistarla, mentre Decision Desk HQ si ferma all’84% con una proiezione di 241 seggi su 435. I mercati di previsione sono sulla stessa linea, con Polymarket e Kalshi che danno la vittoria democratica alla Camera tra il 93 e il 94%.

La vera partita si gioca sul Senato. I Repubblicani hanno oggi 53 seggi su 100 e ai Democratici ne servono quattro in più per ribaltare la maggioranza. Gli ultimi sondaggi del New York Times e dell’università Siena li vedono in vantaggio di cinque-sette punti in Kansas, Ohio, Maine e Texas. In Alaska la sfida è stretta e in Iowa i candidati sono praticamente pari. I modelli statistici danno ai Democratici tra il 64% e il 78% di probabilità di conquistare la camera alta. Più prudenti sono Fox News, che definisce la corsa un testa a testa, e Wolfe Research, che secondo la CNBC stima il 49%.

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È su questo quadro che Wall Street ragiona da settimane. La lettura più comune distingue due casi. Con una Camera democratica e un Senato repubblicano nascerebbe un Congresso diviso, e il mercato lo apprezza perché rende più difficili le grandi riforme. Secondo un’analisi di Morgan Stanley riportata dalla CNBC, con un presidente repubblicano l’S&P 500 ha guadagnato in media il 23% nell’anno successivo al voto quando il Congresso era diviso, contro il 16% quando i Democratici controllavano entrambe le camere.

Una vittoria democratica in entrambe le camere preoccupa di più. Bloomberg riferisce che gli investitori temono controlli più severi sull’intelligenza artificiale, il settore che da anni traina i listini. Man Group prevede pressioni sulle banche d’affari e sugli intermediari finanziari, un effetto minore su difesa e aerospazio e un vantaggio per sanità e commercio al dettaglio.

Quanto durerebbe il contraccolpo? Su questo gli strategisti sono abbastanza concordi. Mike Wilson di Morgan Stanley considera il voto un evento di chiarimento e giudica breve un eventuale ribasso, tanto da confermare a 8.000 punti l’obiettivo di fine anno per l’S&P 500. Ryan Detrick di Carson Investment Research ricorda che l’indice è salito tra novembre e aprile dopo tutte le 19 elezioni di metà mandato dal 1950. Per J.P. Morgan Asset Management è salito anche nei dodici mesi successivi a ciascuna di esse. Le opzioni segnalano per mercoledì 4 novembre un movimento solo di un quinto superiore al normale, la metà di quello atteso per un’elezione presidenziale.

Resta da capire quanto di tutto questo sia già nei prezzi. Per la Camera quasi tutti rispondono che lo è. Wolfe Research parla di scenario base ovvio e secondo Bloomberg un paniere UBS di titoli legati ai Repubblicani ha perso molto terreno dal picco di agosto. Citi considera già pienamente scontato il passaggio della Camera ai Democratici e vede incorporata in buona parte anche una vittoria in entrambe le camere.

Ed Yardeni, un’istituzione a Wall Street, non è particolarmente convinto. Intervistato oggi da Bloomberg Television, sostiene che il mercato non ha prezzato per intero un’ondata blu e che lo stallo legislativo potrebbe rivelarsi una doccia fredda per le borse. Il suo timore riguarda soprattutto il dopo voto. Una maggiore polarizzazione renderebbe più difficili le trattative sul debito e aumenterebbe il rischio di nuovi blocchi dell’amministrazione federale, con effetti fino al 2027. Per questo il suo istituto consiglia prudenza dal 15 settembre e suggerisce di tenere liquidità da impiegare dopo le elezioni, pur mantenendo a 7.900 punti l’obiettivo per l’S&P 500. Il rischio principale resta per lui un’escalation della guerra in Medio Oriente.

Quali sorprese possono muovere i mercati? Secondo Citi gli scenari estremi sono due. Il primo è un Senato che resta ai Repubblicani, ipotesi non remota perché in diversi stati i sondaggi sono entro il margine d’errore e il partito conta sul ritorno degli elettori di Trump del 2024. In questo caso Citi vede un sostegno ai listini fino a fine anno. Il secondo è una vittoria democratica più larga del previsto, con più di 53 seggi al Senato e più di 235 alla Camera. Il mercato dovrebbe allora prendere sul serio l’ipotesi di un aumento delle imposte sulle società nel 2028 e le valutazioni ne risentirebbero.

C’è poi un rischio legato ai tempi. Man Group osserva che il mercato tratta il voto come un evento ordinario nell’ipotesi che il risultato sia noto già il 4 novembre. Uno spoglio lungo o contestato spiazzerebbe le posizioni costruite su un esito netto. Se l’esito sarà quello previsto, la reazione dei listini potrebbe dunque dipendere meno dal voto che da ciò che lo circonda, a partire dalla guerra in Medio Oriente, dall’inflazione e dal futuro dell’intelligenza artificiale.

Foto di Samuel Schroth su Unsplash

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