L’ultimo sondaggio condotto dalla Bank of England (BoE) tra i responsabili decisionali delle imprese britanniche offre spunti interessanti sul futuro dell’economia del Regno Unito, con particolare attenzione alle dinamiche relative alla crescita dei salari e alle prospettive inflazionistiche. L’aggiornamento di novembre del Decision Maker Panel, che ha coinvolto oltre duemila aziende tra il 7 e il 21 del mese, disegna un quadro in cui le pressioni sui prezzi restano elevate mentre il mercato del lavoro mostra segnali contrastanti.
I dati più recenti confermano che la crescita dei prezzi rimane significativa, con le imprese che hanno registrato un aumento annuale del 3,8% dei propri listini nei tre mesi fino a novembre, dato invariato rispetto al periodo precedente. Le aspettative per il prossimo anno si attestano al 3,7%, suggerendo una modesta decelerazione dell’inflazione dei prezzi alla produzione. Sul fronte dell’inflazione al consumo, le aspettative rimangono ancorate al 3,4% per l’anno a venire, mentre su un orizzonte triennale le imprese prevedono un’inflazione del 3,0%. Questi livelli, sebbene in calo rispetto ai picchi degli ultimi anni, restano sensibilmente superiori all’obiettivo del 2% perseguito dalla banca centrale.
Il dato che merita maggiore attenzione riguarda la dinamica salariale. Le imprese hanno riportato una crescita annuale dei salari del 4,5% nei tre mesi fino a novembre, confermando il dato del periodo precedente. Più significativo ancora è il fatto che le aspettative per la crescita salariale del prossimo anno sono salite leggermente al 3,8%, con un incremento di 0,1 punti percentuali. Questo significa che le retribuzioni continueranno ad aumentare a un ritmo sostenuto, ben al di sopra della crescita della produttività tipica dell’economia britannica.
Questa persistenza nella crescita salariale rappresenta un potenziale rischio per il processo di disinflazione. Salari in crescita sostenuta tendono infatti a tradursi in maggiori costi di produzione per le imprese, che potrebbero essere costrette a trasferire questi aumenti sui prezzi finali, innescando una spirale prezzi-salari difficile da interrompere. La situazione appare ancora più delicata considerando che quasi la metà delle imprese intervistate ha visto ridursi i propri margini di profitto nell’ultimo anno, il che limita la loro capacità di assorbire aumenti di costo senza ritoccare i listini.
Sul fronte occupazionale, il quadro è meno incoraggiante. La crescita dell’occupazione è risultata negativa, con una contrazione dello 0,7% nei tre mesi fino a novembre, in peggioramento rispetto al -0,3% del periodo precedente. Anche le prospettive future restano deboli, con le imprese che prevedono una riduzione dello 0,2% dell’occupazione nel prossimo anno. Questa dinamica suggerisce che le aziende stanno reagendo all’aumento dei costi del lavoro contenendo l’organico piuttosto che attraverso una crescita della produttività.
In sintesi, il sondaggio Decision Maker Panel della Bank of England (BoE) evidenzia una situazione in cui le aspettative di crescita salariale rimangono robuste nonostante un mercato del lavoro che si raffredda, creando un dilemma per la politica monetaria e mantenendo vivi i rischi sul fronte inflazionistico.
Foto di Mathew Browne







