È stata una settimana economica particolarmente frizzante quella appena conclusa. Dall’alt del Regno Unito agli aumenti fiscali alla nuova battaglia dell’Unione Europea contro Google, dalla fine dello shutdown negli Stati Uniti ai tagli dei dazi di Trump su alcuni prodotti alimentari.
Italia: settimana altalenante per Piazza Affari
La Borsa italiana ha chiuso la settimana con sentimenti contrastanti. Venerdì 14 novembre il FTSEMib ha perso l’1,7%, chiudendo a 43.995 punti, in una giornata pesante per tutti i mercati europei. Tuttavia, nell’intera settimana l’indice ha guadagnato il 2,51%, mostrando una certa resilienza nonostante le turbolenze globali.
Il settore bancario ha sofferto con vendite significative, mentre lo spread Btp-Bund si è mantenuto sotto i 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano che ha superato il 3,4%.
Protagoniste della settimana sono state le trimestrali. Generali ha presentato risultati positivi per i primi nove mesi del 2025, confermando gli obiettivi strategici per il triennio 2025-2027. Il titolo ha guadagnato l’1,42% mercoledì 13 novembre. Anche Poste Italiane, Enel e Terna hanno pubblicato i loro conti, mentre Esprinet ha deluso con un crollo del 7,63%. Al contrario, Carel Industries ha brillato con un +6,85%.
Il Ministero dell’Economia ha proseguito con l’attività di collocamento titoli, mentre giovedì è stato pubblicato l’aggiornamento sul debito pubblico italiano, che continua a destare preoccupazioni a Bruxelles per la sua traiettoria crescente.
Gran Bretagna: dietrofront di Rachel Reeves sulle tasse
La notizia più sorprendente dalla Gran Bretagna è arrivata giovedì 14 novembre: il Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves ha rinunciato al piano di aumentare le tasse sul reddito personale. La decisione segue previsioni fiscali migliori del previsto dall’Office for Budget Responsibility, che hanno ridotto il buco di bilancio da circa 35 miliardi di sterline a circa 20 miliardi.
Questo dietrofront è significativo perché Reeves aveva apertamente discusso della necessità di alzare le tasse per coprire il deficit pubblico, suscitando preoccupazioni tra investitori ed elettori. La cancelliera, però, dovrà comunque trovare circa 30 miliardi di sterline per rispettare le regole fiscali e aumentare il margine di manovra.
La notizia ha scosso i mercati obbligazionari: i Gilt britannici (titoli di stato) hanno subito forti vendite venerdì mattina, con i rendimenti a 10 anni saliti di 7 punti base al 4,50% e quelli a 30 anni schizzati di 12 punti base. Anche la sterlina ha ceduto terreno, scendendo dello 0,5% contro il dollaro e testando i minimi pluriennali contro l’euro.
Europa: nuova battaglia UE contro Google
L’Unione Europea non si ferma mai quando si tratta di big tech. Mercoledì 13 novembre la Commissione Europea ha avviato una nuova indagine contro Google, accusando il colosso di Mountain View di penalizzare i contenuti dei media nei risultati di ricerca.
Secondo Bruxelles, Google starebbe declassando i siti web degli editori che includono contenuti di partner commerciali, violando potenzialmente il Digital Markets Act (DMA). L’indagine si concentra sulla “site reputation abuse policy” introdotta da Google per contrastare lo spam, ma che la Commissione sospetta possa in realtà danneggiare ingiustamente gli editori.
Google il giorno dopo, giovedì 14 novembre, ha proposto modifiche ai suoi servizi pubblicitari per evitare il rischio di una scissione del business. La compagnia sostiene che le sue policy servono a proteggere la qualità dei risultati di ricerca e a impedire pratiche scorrette.
Se la Commissione dovesse accertare violazioni, Google rischia sanzioni fino al 10% del fatturato globale, che potrebbero raddoppiare in caso di recidiva. In casi estremi, potrebbero essere imposte misure strutturali come la vendita di parte del business pubblicitario.
L’Eurogruppo, intanto, si è riunito il 12 novembre per discutere dell’andamento economico della zona euro, concentrandosi su inflazione e politiche di bilancio. Tra i temi caldi anche l’euro digitale e la regolamentazione degli stablecoin.
Stati Uniti: finito lo shutdown. Trump riduce i dazi sul cibo
Due le notizie rilevanti dagli Stati Uniti a nostro parere. Partiamo dall’ultima in ordine di tempo. Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per ridurre i dazi su una serie di prodotti alimentari, tra cui carne bovina, pomodori, banane, caffè, noci, avocado e ananas.
L’obiettivo dichiarato è abbassare i prezzi per i consumatori americani, che stanno soffrendo per il carovita. L’ordine è retroattivo al 13 novembre e prevede esenzioni su prodotti che gli Stati Uniti non possono coltivare in quantità sufficienti per soddisfare la domanda interna.
La mossa ha suscitato critiche sui social media, dove molti hanno ironizzato con l’espressione “Taco Trump” (acronimo di “Trump always chickens out”, Trump si tira sempre indietro), accusando il presidente di fare marcia indietro rispetto alla sua politica protezionistica.
La seconda notizia importante della settimana è naturalmente la fine dello shutdown federale. Mercoledì 13 novembre si è chiuso il capitolo dello shutdown più lungo della storia degli Stati Uniti. Dopo 43 giorni di paralisi, il presidente Donald Trump ha firmato la legge approvata dal Congresso (con 222 voti favorevoli e 209 contrari alla Camera) che riapre il governo federale fino a fine gennaio 2026.
Ora, finito lo shutdown, si attende il nuovo calendario delle pubblicazioni statistiche. Secondo gli analisti, i dati su inflazione e occupazione hanno la priorità. David Pascucci di XTB prevede che “usciranno a breve i dati relativi al mese di settembre mentre potrebbero non uscire i dati di ottobre. I prossimi dati in uscita prima della decisione della Fed del 10 dicembre saranno i dati sulla disoccupazione di settembre e novembre”, fondamentali per decidere sugli eventuali ulteriori tagli dei tassi.
Il dipartimento del lavoro – secondo AP – rilascerà il report di ottobre il prossimo 20 novembre. Sarà però una statistica dimezzata. Non essendosi svolto il sondaggio mensile, infatti, non sarà possibile aggiornare il tasso di disoccupazione.
Sul fronte della politica mometaria il focus è sulla prossima riunione della Federal Reserve. La notizia è che i mercati hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori tagli a dicembre, vista la persistenza di pressioni inflazionistiche e l’incertezza creata dalle politiche di Trump sui dazi.
Nel frattempo, continua a Washington la battaglia sulla pasta italiana: il Dipartimento del Commercio sta valutando dazi del 91,74% per alcuni produttori italiani come Garofalo e La Molisana, anche se le aziende hanno tempo fino a gennaio per fornire la documentazione richiesta ed evitare la tariffa definitiva.
Resto del mondo: la Cina tra segnali deboli e aperture
Dalla Cina arrivano segnali contrastanti. Sabato 9 novembre è stato comunicato che i prezzi al consumo sono tornati a crescere a ottobre (+0,2% su base annua), il primo aumento da giugno. Un timido segnale di ripresa dopo mesi di pressioni deflazionistiche.
Tuttavia, i dati sulla produzione industriale restano deboli, con una crescita del 4,9% su base annua, il ritmo più lento degli ultimi 14 mesi. Le borse asiatiche hanno chiuso la settimana in calo: Shanghai -0,4%, Shenzhen -0,5%, Tokyo e Hong Kong -0,1%.
Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti restano un tema caldo. Circolano indiscrezioni secondo cui le terre rare cinesi potrebbero essere soggette a nuove restrizioni per le aziende legate all’esercito americano, mettendo potenzialmente a rischio le tregue commerciali recenti.
Sul fronte delle aperture, Pechino ha annunciato l’estensione della politica di ingresso senza visto per cittadini di 45 paesi fino al 31 dicembre 2026. Al China International Import Expo di Shanghai (5 novembre), il premier Li Qiang aveva ribadito l’impegno della Cina a sostenere la globalizzazione, criticando l’aumento dei dazi nel commercio internazionale.
Cosa guardare settimana prossima?
Terminato lo shutdown, la prossima settimana potrebbero finalmente essere rilasciati dati macro relativi agli Stati Uniti. In ballo ci sono i numeri sulla produzione industriale, sui prezzi delle importazioni e sull’andamento dei nuovi cantieri residenziali.
In settimana è attesa la pubblicazione dei verbali Fed relativi alla riunione di novembre. Un documento interessante per avere un’idea più chiara su quanto sia radicata tra i governatori l’idea di un approccio wait and see per dicembre.
In Europa occhio alle previsioni d’autunno della Commissione Europea e ai dati sull’inflazione in Gran Bretagna.
In Giappone sono attesi i dati della crescita economica nel terzo trimestre e sull’andamento dell’inflazione a ottobre. Numeri importanti anche per capire le potenziali, future, mosse della BoJ.
Sul finire di settimana verranno rilasciate le stime preliminari dei sondaggi PMI di novembre.







