Sfondo scuro Sfondo chiaro

Dazi, farà più male la certezza dell’incertezza?

L’accordo tra USA e Unione Europea sui dazi potrebbe non portare quella certezza che chi ha trattato auspicava, l’incertezza sugli effetti economici della nuova tassazione rimane elevata.

Mi sono tolto un peso! Quante volte abbiamo detto, o pensato, questa frase nel momento appena successivo all’aver affrontato una situazione complicata che ci stava rendendo la vita difficile. Per molti l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea è stato proprio come togliersi un peso, nella convinziona che eliminare quell’alone di incertezza che circondava la materia, sostituendolo con la certezza di una percentuale fissata sulla carta, fosse l’unica soluzione ragionevole.

Certo, si fa fatica a considerare l’accordo di due domeniche fa come un’opportunità per l’Europa, ma per onestà occorre anche tener presente quanto sarebbe potuto accadere se tale accordo non fosse stato raggiunto (chiedere a India o Svizzera). Cercando di non lasciarsi contaminare dalle polemiche nostrane, il tema fondamentale è capire innanzitutto se quanto ottenuto porterà ad una situazione di maggior certezza negli scambi commerciali e quali potranno essere le conseguenze di questo nuovo equilibrio.

Pubblicità

Il concetto fondamentale a cui aggrapparsi per provare ad affrontare le due questioni è proprio l’equilibrio. In economia, almeno nella visione più classica, ogni relazione tende ad un equilibrio, un punto nel quale tutti gli elementi in causa – che siano domanda e offerta di beni, di lavoro, di capitali – trovano conveniente fermarsi.

Il prezzo in termini di certezza/incertezza dipenderà dal tempo e dal costo necessari per trovare questo nuovo equilibrio. Ogni ulteriore piccolo spostamento dall’attuale punto di caduta – la rottura dell’accordo, l’introduzione di nuovi dazi, cambiamenti politici – comporterà a sua volta un ulteriore aggiustamento.

Il punto di partenza è piuttosto semplice da capire. Quando un paese impone un dazio sulle importazioni, il prezzo del bene importato aumenta nel mercato interno, perché il prezzo di frontiera (internazionale) viene maggiorato del dazio. Nel paese che ha imposto dazi l’aumento dei prezzi delle importazioni ha come effetti un calo della domanda di quel bene e lo spostamento della domanda verso i beni domestici sostituti.

Il meccanismo appena descritto, però, deve fare i conti con un altro concetto: l’elasticità della domanda del bene importato. La ripartizione del carico del dazio (tax incidence) tra esportatore e importatore dipende proprio da questo:

  • Se la domanda del bene importato è rigida (non cambia o cambia poco, ad esempio per assenza di beni sostituti), il paese importatore paga gran parte del dazio e quindi il prezzo interno aumenta molto.
  • Se invece la domanda è elastica, l’esportatore è costretto a ridurre i prezzi per restare competitivo, sostenendo così parte del peso del dazio.

Riassumendo in parole semplici, possiamo dire che l’imposizione dei dazi può generare inflazione nel paese che li impone e causare un rallentamento della crescita e dell’occupazione nel paese che li subisce. Ma l’intensità di questi effetti dipende dalla capacità del paese che impone dazi di incidere sull’elasticità della domanda del bene importato. Se, per fare un esempio, gli Stati Uniti riescono a produrre o a scovare in qualche altro mercato beni sostituti di quelli importati dall’Europa, allora il peso del dazio inizierà a spostarsi verso il Vecchio Continente, aumentando il rischio di rallentamento economico.

La conclusione? Non ci sono conclusioni. Quanto detto sopra ci suggerisce che una vera e propria conta degli effetti non è fattibile a priori, tante sono le variabili in campo. E questo, in altri termini, significa incertezza.

Foto di Gerd Altmann

Resta aggiornato

Gli ultimi articoli di Ekonomia.it direttamente nella tua casella mail. Iscriviti qui sotto.
I dati trasmessi attraverso questo modulo sono trattati secondo la nostra privacy policy, in linea con la normativa vigente. Per nessun motivo verranno ceduti a terze parti o utilizzati per l'invio di messaggi di natura commerciale.
Post precedente

Stati Uniti, occupazione cresce meno delle attese a luglio

Post successivo

Collusione algoritmica: quando l'intelligenza artificiale crea "cartelli" sui mercati finanziari

Pubblicità