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Dazi Usa: 5 scenari e nessun vincitore

Mentre si avvia, forse, a conclusione la lunga stagione di trattative sui dazi USA, uno studio ci ricorda che le conseguenze economiche, anche nel migliore degli scenari, non saranno trascurabili.

Mentre si avvicina la scadenza per le trattative commerciali tra Stati Uniti e paesi partner, e i mercati festeggiano la scampata guerra commerciale con l’Unione Europea, ci sembra comunque opportuno raccontare i risultati di un recente studio del Peterson Institute. Un’analisi che ci ricorda come, anche nello scenario più ottimistico e quindi anche in presenza di accordi, l’economia mondiale subirà ricadute negative dall’applicazione dei dazi.

Il working paper, pubblicato a giugno 2025, analizza l’impatto di massicci aumenti generalizzati dei dazi negli Stati Uniti. Gli autori partono da una stima del tasso medio applicato di dazio USA, passato da circa il 3% a quasi il 30% in poche settimane e poi, con successivi aggiustamenti, riportato intorno al 15–16%. Si tratta del livello più alto osservato dal secondo dopoguerra, un balzo che rompe decenni di tendenza verso l’abbassamento delle barriere commerciali.

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L’analisi esplora cinque scenari alternativi. In ognuno emerge un risultato chiaro: crescita globale ridotta, inflazione più elevata nei primi anni, investimenti in contrazione, e salari reali in calo. Anche il miglior scenario—senza ritorsioni commerciali da parte di altri paesi—si traduce in peggioramenti economici rispetto a uno “status quo” basato su commercio libero.

La motivazione di questi risultati sta nella dinamica complessa degli effetti economici. La crescita rallenta, i prezzi aumentano, gli investimenti languono. E se le controparti internazionali reagiscono, anche il dazio stesso diventa controproducente, erodendo il valore delle entrate e danneggiando l’occupazione, soprattutto nelle regioni esportatrici.

Un altro punto interessante è il beneficio fiscale per gli Stati Uniti derivante dall’imposizione dei dazi. Un aumento fisso di 15 punti percentuali nei dazi (quello che sembra essere la tendenza delineata dagli ultimi accordi) genererebbe circa 3,9 trilioni di dollari di entrate federali nell’arco del decennio (2025–2034). Tuttavia, una volta contabilizzati gli effetti negativi sull’economia – vale a dire riduzione del PIL, calo dei redditi, minori imposte – il guadagno netto si riduce a circa 3,2 trilioni senza ritorsioni; e scende ulteriormente a 1,5 trilioni se gli altri paesi rispondono con dazi su beni americani.

Ora, mentre la data limite delle trattative si avvicina, è cruciale sottolineare che l’effetto economico dei dazi peggiora in ogni caso: non solo in presenza di ritorsioni, ma anche se venissero evitati interventi commerciali esterni. In altre parole, lo “scenario migliore” descritto dallo studio non è affatto benigno: è semplicemente il meno dannoso tra più opzioni sfavorevoli.

Ecco perchè, una volta finito di brindare allo scampato pericolo di guerra commerciale, i mercati cominceranno con tutta probabilità a domandarsi quali conseguenze potranno avere i nuovi balzelli imposti dagli USA.

Foto di Markus Winkler

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