Sondaggi PMI di novembre, fase peggiore è passata?

I dati flash del sondaggio PMI di novembre mostrano segnali di rimbalzo, quasi a voler segnalare che la fase peggiore della contrazione è passata. Negli USA primi dati interessanti sul fronte dei sussidi di disoccupazione, mentre reggono gli ordini di beni durevoli. Questo ed altro nella K Briefing di metà settimana.

Sondaggi PMI di novembre, fase peggiore è passata? La lettura flash dei sondaggi PMI del mese di novembre sembra indicare che il settore privato delle principali aree economiche mondiali abbia toccato il punto più basso della fase di contrazione e tenda ora a stabilizzarsi, specie il settore manifatturiero. Presto per dire se la fase peggiore è passata. Andiamo a vedere la situazione nel dettaglio.

Australia. Secondo mese in zona contrazione consecutivo per il settore privato australiano. Il PMI composite di novembre si ferma a quota 47.7, in peggioramento rispetto al mese precedente. Accelera il calo dei nuovi ordini ed i primi effetti si fanno sentire anche sul fronte dell’occupazione, soprattutto nel settore dei servizi. La domanda estera, però, presenta segnali di risveglio.

Eurozona. Dopo sei mesi di letture in calo consecutive, il PMI composite dell’Eurozona dà segnali di vita nel mese di novembre e passa dal 47.3 di ottobre a 47.8, otto decimi sopra le attese. Un leggero recupero della fiducia degli operatori, un rallentamento dei ritmi di calo della domanda e qualche ostacolo in meno alla supply chain sono gli ingredienti di questo risultato. Un risultato che non allevia la gravità del momento (zona contrazione sia per la manifattura che per i servizi, secondo maggior tasso di riduzione dell’output dal 2013) ma alimenta la speranza che il punto più basso di questa fase di contrazione sia stato toccato. La componente del sondaggio che misura l’inflazione alla produzione scende al valore minimo dal settembre del 2021, mentre quella relativa ai prezzi di vendita tocca i minimi a tre mesi. Il settore servizi tende ad accelerare la sua discesa sotto quota 50, mentre è la manifattura a dare segnali di ripresa.

Gran Bretagna. Quarto mese consecutivo in zona contrazione per il settore privato inglese, ma dopo quattro mesi di cali il sondaggio composite guadagna rispetto al riferimento precedente: 48.3 dal 48.2 di ottobre. La manifattura riduce il ritmo di calo delle componenti produttive, mentre è l’occupazione a calare in maniera consistente (il tasso di creazione di nuovi lavori scende ai minimi da 21 mesi). Sul fronte dei prezzi si intravedono segnali di raffreddamento: l’inflazione alla produzione scende in maniera minimale, mentre la pressione sui prezzi di vendita scende ai minimi dall’Agosto del 2021.

USA, mercato del lavoro. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono cresciute settimana scorsa di 240mila unità, il dato più alto da inizio agosto scorso, ottava settimana consecutiva sopra quota 200 mila. La media a 4 settimane sale di 5,5 mila unità a quota 226.7 mila. Sesta settimana di crescita consecutiva anche per i sussidi continuativi che salgono ai massimi dal marzo scorso, a quota 1.55 milioni. La crescita di questo dato indica un aumento del tempo medio di disoccupazione dei lavoratori statunitensi, possibile conseguenza di un mercato in raffreddamento.

USA, ordini di beni durevoli a ottobre. Terzo mese di crescita consecutivo per gli ordini di beni durevoli negli USA. Ad ottobre la variazione è stata dell’1%, miglior risultato dal giugno scorso, sei decimi sopra le attese. Il settore trasporti continua a trainare il dato. Senza, la variazione scende al +0.5%. Tornano a crescere anche gli investimenti aziendali, segnale di fiducia da parte delle imprese: nel mese di ottobre gli ordini esclusi difesa ed aerei sono saliti dello 0.7%.

USA, indice fiducia Michigan finale di novembre. L’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’università del Michigan è stato rivisto al rialzo nella lettura finale di novembre. L’indicatore sale a 56.8 dal 54.7 del preliminare. Sia la componente relativa alla condizione attuale, sia quella delle aspettative sono state ritoccate verso l’alto. Rispetto alla lettura flash le aspettative di inflazione a 12 mesi tornano sotto quota 5%, mentre quelle a lungo termine non salgono e rimangono invariate al 3%.

Foto di Peter H

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