Quanto è dura risvegliare un’economia

Una ripresa robusta ed inaspettatamente veloce della domanda internazionale sta paradossalmente mettendo in crisi la ripresa. Quattro esempi mostrano come sia difficile risvegliare un’economia dal torpore indotto per fermare i contagi.

“In questo momento sta emergendo che risvegliare un’economia è molto più difficile che indurla in coma.” Così si è espressa Diane Swonk, capo economista di Grant Thornton, intervistata dal NY Times a commento del report ufficiale sul mercato del lavoro statunitense nel mese di aprile. Una frase che riassume perfettamente il delicato momento che l’economia globale sta vivendo, vale a dire il risveglio dal coma indotto dai governi per limitare il contagio da covid-19.

Difficoltà che emergono un po’ in tutti i settori e che sono ben rappresentate da quattro esempi che riportiamo di seguito. Tutti sono accomunati da due caratteristiche che inducono all’ottimismo: sono di breve periodo e la loro causa scatenante è la robusta ripresa, oltre ogni attesa, della domanda. Parimenti tutti e quattro gli esempi pongono la stessa sfida ad operatori economici e governi: gestire la fase di transizione.

Il mercato delle materie prime vive un periodo di prezzi in salita causato da una ripresa della domanda post fase acuta della pandemia che ha sorpreso per la sua velocità. Come emerge anche dalle nostre analisi su KBMeter, in questo fase i prodotti agricoli sono tra i “campioni” dell’inflazione delle materie prime. Fre gli altri emerge per importanza il ruolo del mais che, unito alla difficoltà di reperire carta riciclata, sta mettendo in seria difficoltà l’industria del packaging alimentare. Come dicono i dati raccolti da Bloomberg Intelligence, il prezzo del cartone utilizzato per contenitori alimentari (come ad esempio quello della pizza) è aumentato del 17% dal novembre scorso ad oggi. Sempre Bloomberg cita l’esempio dell’azienda Egg Innovations, la maggiore produttrice di uova degli USA. I tempi medi di ricezione delle forniture di packaging sono passati dalle 6 settimane dei tempi “normali” alle 12/16 settimane attuali.

I due principali porti commerciali di attracco della costa occidentale degli USA, Los Angeles e Long Beach, hanno in questo periodo le sembianze di un parcheggio affollato di un centro commerciale nostrano. Hapag-Lloyd – società tedesca leader nel trasporto di container – registra ritardi nelle operazioni di scarico e carico nell’ordine di 12-13 giorni. Questo ingorgo sulla rotta Asia-USA, frutto della ripresa sostenuta dei commerci internazionali (i dati sulle esportazioni cinesi ne sono una prova), rischia di bloccare il traffico in molte altre direzioni rallentando ulteriormente la supply chain e ripercuotendosi sull’andamento dei prezzi.

Tutta l’industria dell’automotive è fortemente rallentata dalla scarsità di offerta di microchip. Non ci dilungheremo molto sull’argomento che abbiamo già trattato qui. Di nuovo c’è da registrare la mossa di molte case automobilistiche, che per non frenare ulteriormente la consegna dei veicoli stanno ridisegnando gli equipaggiamenti, riducendo per quanto possibile l’utilizzo dei semiconduttori.

Come raccontato nella nostra K Briefing di venerdì scorso, il mercato del lavoro statunitense ha prodotto soltanto 266 mila nuovi posti di lavoro nel mese di aprile, contro attese che sfioravano il milione. Un dato così deludente che la stessa Casa Bianca è stata chiamata in causa, con i Repubblicani a sostenere che gli assegni di sussidio assicurati dal mega stimolo Biden stanno disincentivando i cittadini a tornare al lavoro. In realtà le cose sono più complicate. Premesso che i dati diffusi dal dipartimento del lavoro si riferiscono alla prima metà di aprile, emergono – come descrive ottimamente il PIIE – una serie di problematiche che impediscono all’occupazione di accelerare come sarebbe auspicabile. Innanzitutto l’occupazione femminile non sta recuperando velocemente, con molte mamme costrette ancora a rinunciare all’impiego per badare ai figli. Molti lavoratori over-50 stanno volontariamente scegliendo di uscire dal mercato del lavoro. In molti casi è la paura per la propria salute a far tentennare di fronte ad una proposta di lavoro.

Molti altri esempi si potrebbero portare a dimostrazione di come una ripresa della domanda troppo veloce e sostenuta sia paradossalmente diventata il principale problema per la ripresa economica mondiale. Risvegliare l’economia si sta rivelando un compito complicatissimo nel quale la gestione della fase di transizione, evitando che i motori a mille della produzione fondano, sarà cruciale.

Foto di Rudy and Peter Skitterians

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