Pandemia. Altri pesanti segnali sul fronte delle disuguaglianze sociali

Dagli USA e dal Regno Unito arrivano altri due segnali dell’eredità che la pandemia lascerà sul fronte delle disuguaglianze sociali; una sfida per i governi e per i loro recovery plan, ma soprattutto un’enorme zavorra per la crescita economica globale nei prossimi decenni.

Il rapporto della Federal Reserve sulla disuguaglianza finanziaria negli USA al termine del 2020 è piuttosto chiaro. A fronte di un anno nel quale l’economia reale ha subito pesanti conseguenze dalla crisi pandemica, i mercati finanziari, quello azionario in particolare, hanno visto un poderoso recupero a partire dalla primavera. Una crescita che la banca centrale statunitense quantifica in 2 trilioni di dollari.

Si parte da qui per capire come, nel corso del 2020, siano aumentate notevolmente le differenze fra la ricchezza posseduta dai cittadini americani di differenti etnie. Dover parlare di etnie e colore della pelle è alcquanto spiacevole, ma rende bene l’idea su cosa stia significando la crisi scatenata dal covid-19.

Ebbene, il 90% dei soldi statunitensi investiti in azioni appartiene a cittadini di razza bianca. Non sorprende perciò che la loro ricchezza sia cresciuta nel 2020, fino a raggiungere l’84.6% del totale; 84 trilioni di dollari e rotti.

Molto peggio è andata ai cittadini di altre origini. Gli afroamericani e gli ispanici, in larga parte sprovvisti di patrimoni mobiliari, hanno visto assottigliarsi la ricchezza posseduta rispettivamente al 3.8% (4.4% nel 2019) ed al 2.1% (3% nel 2019) del totale.

Chi dispone di redditi di capitale non solo è sopravvissuto alla crisi ma ha visto aumentare la propria ricchezza, chi dipende in larga parte dai redditi da lavoro ha subito un’ulteriore riduzione della propria disponibilità finanziaria. Un fenomeno oramai noto e studiato e che la crisi pandemica ha notevolmente accentuato.

Se a questo aggiungiamo che i cittadini americani di razza bianca, il 60% della popolazione statunitense, sono mediamente più anziani rispetto ad afroamericani ed ispanici, si intuisce come la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza rischi di avere forti conseguenze nel lungo periodo.

Non va diversamente al di qua dell’oceano. In Gran Bretagna spiccano i dati dell’IFS Deaton Review of Inequalities, un rapporto molto dettagliato sulle crescenti disuguaglianze sociali all’interno del paese. Si legge così che la mortalità da covid-19 è doppia nelle aree più povere del paese. Non solo, le morti per covid-19 sembrano insistere in maniera nettamente maggiore sulla popolazione di colore. Altro tema caldo: l’istruzione ed il lavoro. Dal report IFS emerge che gli studenti delle scuole private hanno potuto sfruttare meglio i canali di istruzione a distanza e che, sul fronte occupazionale, i lavoratori con un grado di istruzione superiore hanno salvaguardato in misura maggiore il loro posto di lavoro. Sullo sfondo, tema particolarmente sottolineato dal premio Nobel scozzere Augus Deaton, la crisi pandemica ha ampliato il solco tra la condizione economica dei giovani inglesi e le fasce di popolazione più anziana. Un gap che una politica monetaria ancora più espansiva potrebbe ulteriormente ingigantire nei mesi/anni a venire.

Una situazione complicata che, oltre ad avere effetti immediati, rischia di minare la potenzialità di crescita economica di lungo periodo. Compito dei governi è quello di disinnescare questo pericoloso fenomeno, convogliando risorse per ridurre il più possibile il gap tra chi possiede un ampio paracadute rappresentato dai redditi da capitale e chi dipende in misura quasi totalitaria dai redditi da lavoro.

Foto di Jon Pauling

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