World Economic Outlook. L’aggiornamento di giugno tra numeri e tendenze

Nell’update di giugno del World Economic Outlook a preoccupare, più dei numeri della crescita, sono le tendenze di medio termine che stanno emergendo.

Nell’atteso aggiornamento del World Economic Outlook l’FMI snocciola numeri da Grande Depressione, ma il confronto con la crisi del 1929 termina lì. Se le percentuali sulla crescita mondiale sono da record, appare molto più utile concentrarsi sulle conseguenze strutturali della crisi; ed il report del Fondo Monetario ne indica alcune di significative.

Ma partiamo dai numeri. La crescita mondiale per il 2020, stima l’FMI, sarà negativa per 4,9 punti percentuali. Nel 2021 è atteso un rimbalzo del 5,4%. La perdita cumulata in termini di ricchezza prodotta nel biennio 2020-2021 si aggirerebbe attorno ai 12 trilioni di dollari. Una recessione pandemica, visti i numeri negativi che accomunano sia le economie avanzate che quelle emergenti. Per il World Economic Outlook di giugno oltre 95 paesi segneranno nel 2020 una crescita negativa del PIL/pro-capite.

La crisi, che blocca la mobilità e deprime i consumi, sta colpendo soprattutto le economie orientate all’esportazione, ed in particolare quelle dei paesi emergenti. Guardando al PIL reale la perdita cumulata di ricchezza nel biennio 2021 sarà maggiore nelle economie emergenti (Cina esclusa) ed in fase di sviluppo rispetto alle economie avanzate. Questo significa che per molte economie emergenti l’aggancio al “gruppo di testa” subirà un notevole ritardo; per alcune di queste la prospettiva di trasformarsi in economia “avanzata” si fa quasi irrealizzabile.

Cina esclusa, si diceva. Si, perchè Pechino rimane al momento l’unico paese a mantenere una stima di crescita per 2020 in territorio positivo, un +1% circa che nel lungo periodo potrebbe significare molto. Stando sempre alle stime del Fondo Monetario, la Cina nel 2021 dovrebbe essere anche il paese con il rimbalzo, in termini di ricchezza prodotta, più pronunciato: +8.2%

Sul fronte del mercato del lavoro, l’outlook ci ricorda che il primo trimestre 2020 ha visto una riduzione del monte ore lavorate, rispetto all’ultimo trimestre 2019, equivalente a 130 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Il secondo trimestre aggraverà questo quadro, con un’ulteriore riduzione delle ore di lavoro equivalenti a 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. A soffrire maggiormente di tale situazione sono i lavoratori informali e a bassa specializzazione. Dei 2 miliardi di lavoratori informali stimati dall’International Labour Organization oltre l’80% sta subendo significative riduzioni di reddito a causa della pandemia. Il come ed il quando questi lavoratori torneranno alle proprie mansioni è una delle conseguenze di medio termine che erediteremo dalla pandemia. Un dato, inoltre, che ci introduce all’altro preoccupante trend di medio termine, anzi un’inversione di tendenza: il ritorno alla crescita della povertà.

Negli ultimi 10 anni, ricorda l’FMI, la percentuale della popolazione mondiale costretta a vivere con meno di 1,9 dollari al giorno era diminuita del 10%. Ora la pandemia di COVID-19 rischia di interrompere il trend e far risalire il numero di persone in condizioni di povertà estrema. Nel 90% dei paesi in via di sviluppo il 2020 si chiuderà con una crescita negativa del PIL/pro-capite. 1,2 miliardi di bambini sono stati costretti a non frequentare più la scuola, il 70% del totale mondiale dei ragazzi in età scolare. Un colpo durissimo per la loro educazione ed una minaccia seria sul loro futuro.

La risposta della politica fiscale alla crisi è stata possente ma tutto ciò porta con sé conseguenze di medio/lungo termine sui bilanci statali. Il rapporto tra debito e PIl è destinato nel 2020 a raggiungere il suo record storico, superando persino i livelli raggiunti nel corso della seconda guerra mondiale. Un fenomeno che interessa sia le economie avanzate che quelle emergenti e che dovrà essere affrontato non appena la fase di emergenza sarà conclusa.

Il vecchio adagio secondo il quale “non esistono pasti gratis” suggerisce un periodo post emergenza nel quale la politica fiscale dovrà progressivamente chiudere i rubinetti e recuperare risorse. Chi avrà potuto contare su più mezzi propri durante la pandemia potrà adottare misure meno stringenti. Le conseguenze in termini di prospettive di investimento e crescita sono facilmente intuibili.

Foto di Omni Matryx

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