La previdenza integrativa degli altri. I SIPP inglesi

A fine settimana scorsa Vanguard, colosso del risparmio gestito, ha lanciato il suo nuovo servizio di pensione fai da te in Gran Bretagna. I SIPP, acronimo di self-invested personal pension, potrebbero essere un valido strumento anche da noi nel futuro?

I SIPP in Gran Bretagna esistono da oltre 20 anni. Si tratta sostanzialmente di contenitori nei quali far confluire risparmi a scopo pensionistico. La differenza con i fondi pensione o le assicurazioni a fine previdenziale sta nel fatto che con i SIPP è il risparmiatore a decidere in cosa investire, scegliendo in un carnet di attività finanziarie proposte dall’istitutore del SIPP (azioni, etf, obbligazioni, liquidità e non solo).

Nello schema pensionistico britannico, chi deposita fondi in questi piani autogestiti gode di un’esenzione fiscale sulle somme conferite e potrà iniziare a ricevere una rendita dal compimento del 55° compleanno (l’attuale limite anagrafico inglese per andare in pensione). Non solo, il risparmiatore potrà anche richiedere un anticipo del 25% del capitale versato.

L’evoluzione telematica del mondo della finanza, unita al forte sviluppo del settore degli ETFs, ha fatto spiccare il volo a questa particolare forma di previdenza integrativa. Così, al fianco dei Full SIPP sono nate soluzioni low cost, accessibili e gestibili direttamente online.

Il 19 febbraio scorso un colosso come Vanguard ha fatto debuttare il proprio self-invested personal pension, con 77 attività finanziarie tra le quali scegliere. La soluzione studiata da Vangard per i risparmiatori britannici non prevede commissioni di entrata od uscita ed ha una commissione di gestione annua dello 0,15% (massimo a 375 sterline). Le commissioni degli strumenti finanziari acquistabili variano dallo 0,06% allo 0.8%. L’investimento minimo necessario per attivare questo strumento è di 100 sterline al mese.

Dal punto di vista dei costi la soluzione appare sicuramente vantaggiosa, ma esiste l’altra faccia della medaglia. Le scelte di investimento, infatti, sono prese direttamente dal risparmiatore. Questo implica la necessità di avere una buona conoscenza della materia finanziaria e della propria situazione previdenziale.

Ricordando ancora una volta che si tratta di uno strumento disponibile solo in Gran Bretagna, ci si può però chiedere se non potrebbe essere qualcosa di utile anche per il nostro sistema di previdenza integrativa.Lo strumento presenta alcuni indubbi vantaggi. Abbiamo detto del profilo dei costi, decisamente meno impattanti rispetto ai nostrani fondi pensione. C’è un altro punto interessante, e cioè il fatto che, al contrario dei fondi pensione, nel caso dei SIPP i soldi depositati rimangono divisi da quelli di altri aderenti, non essendoci un unico grande patrimonio, suddiviso in quote, dal quale, come fanno invece i fondi pensione, vengono prelevati gli assegni integrativi da elargire.

Resta un problema di fondo e cioè l’indiscutibile livello di conoscenze finanziarie che tale strumento richiederebbe al risparmiatore che ne voglia far uso. Uno scoglio invalicabile a guardare le ultime statistiche italiane in merito.

Foto di Mabel Amber, still incognito…

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